Il conservatore: troppe incertezze. E chiede il trasferimento È allarme rosso all'Accademia Carrara, dove i restauri ultimati lasciano il posto all'impostazione della governance e ai lavori per gli allestimenti. A poco più di un anno dalla riapertura, in una fase delicatissima, il conservatore Giovanni Valagussa ha chiesto il trasferimento. «Troppe incertezze nella programmazione», chiosa. Nella lettera protocollata ieri parla di contrasti con la direzione. Se fosse un dipinto sarebbe «La Tempesta», il capolavoro del Giorgione esposto al Louvre, ma senza andare troppo lontano potremmo chiamarlo «Un fulmine a cielo (quasi) sereno». È questo il quadro, comunque a tinte fosche, che si tratteggia sull'Accademia Carrara, dopo che colui che si occupa della gestione delle collezioni del museo, il conservatore Giovanni Valagussa, ha protocollato ieri a Palafrizzoni una lettera ufficiale chiedendo di essere trasferito altrove. Nel linguaggio burocratico-amministrativo si chiama «richiesta di comando», un atto con il quale un pubblico impiegato, titolare di un posto di ruolo presso una pubblica amministrazione, va a prestare temporaneamente o (nel caso sia riconosciuto l'interesse concordatario delle parti coinvolte) in via definitiva, servizio sotto un altro ente pubblico. In termini meno tecnici e più chiari si traduce così: il conservatore se ne vuole andare. Il motivo, anche questo, è chiarissimo ed è nero su bianco nella lettera protocollata: «Divergenze di vedute nella gestione della pinacoteca con il direttore Maria Cristina Rodeschini». Ferri corti, dunque, anzi cortissimi tra i due massimi funzionari dell'Accademia Carrara, con una richiesta di trasferimento che giunge in un momento cruciale della vicenda, quando alla riapertura del massimo cittadino manca poco più di un anno. La scorsa settimana, nei due open day riservati alle commissioni comunali e alla stampa, sembrava che sulla Carrara fosse tornato a splendere alto il sole: cantiere quasi finito e avanti tutta. Tre giorni dopo, ecco addensarsi grossi nuvoloni, non senza il preavviso, l'avvisaglia del «maltempo», con i malumori espressi dall'Associazione Guide Giacomo Carrara che, responsabile per anni della didattica all'interno del museo, lamentando da tempo una situazione difficile dovuta all'incertezza della programmazione, ha minacciato lo scioglimento. Del resto, nel suo breve intervento di fronte alle commissioni consiliari riunite, dopo il sopralluogo di giovedì, era stato lo stesso Valagussa a sottolineare come, conclusasi la prima fase dei lavori di recupero edilizio, adesso si aprisse una partita non meno fondamentale, una delicatissima «fase due» che presuppone idee, obiettivi e contenuti con cui riempire il palazzo (oltre ai capolavori). «Il messaggio che avevo lanciato in quella sede mi sembrava abbastanza chiaro spiega ora lui . I problemi per il cantiere sono quasi risolti, ma per la riapertura cominciano adesso». Si apre la partita per l'allestimento, per la governance, per la gestione. Anche per questo, così come per i lavori edilizi, la corsa è contro il tempo e per Valagussa c'è un impasse operativo non più sopportabile: «Sono molti gli aspetti che andrebbero spiegati rimarca . Tutti importantissimi, perché la riapertura dell'Accademia deve costituire davvero una risorsa fondamentale per la città di Bergamo. Penso alla comunicazione, alla didattica, alla preparazione scientifica, all'immagine, in una parola a tutti quei dispositivi di promozione, di comunicazione e di preparazione alla riapertura assolutamente necessari. Abbiamo un sito internet non all'altezza, un catalogo on line che non è visibile, tanto per citare due esempi banali. Penso anche alla necessità di un'immagine coordinata da mettere e diffondere su tutti i dispositivi di comunicazione. Sono tutte cose che avrebbero dovuto essere già impostate da mesi e di cui non si è visto ancora nulla». Nel caso contrario, e cioè se queste cose dovessero essere già state predisposte, Valagussa ne sarebbe all'oscuro. «Non sono stato coinvolto in nessuna iniziativa programmatica conclude il conservatore : penso invece che la condivisione degli obiettivi e dell'operatività sia il presupposto fondamentale perché si giunga, ciascuno attraverso le proprie competenze, al miglior risultato». La richiesta di spostamento del conservatore è giunta dopo una sofferta riflessione, anche se il disagio palesato affonda le sue radici nel tempo. Già nell'agosto di due anni fa, con il placet del ministero dei Beni Culturali in tasca sul suo trasferimento a Brera, era arrivato il «no» del Comune di Bergamo.