Pronti i ricorsi al Tar delle aziende escluse dagli appalti. «Stop alle gare» Non aprite quelle buste. La maxi campagna di restauro dei monumenti pubblici passerà dal tribunale prima d'essere ingabbiata nei cantieri. Il Comune aggiudicherà a giorni il bando rivolto agli sponsor privati per il recupero di 12 pezzi di storia della città; due cordate sulle tre in gara sono state escluse dalla fase finale per alcuni «vizi formali» nella presentazione delle offerte; le documentazioni contestate sono state stralciate e messe in cassaforte; è rimasta in corsa solo l'associazione capitanata dalla Tmc Pubblicità, società «storica» del settore (ultimo restyling eseguito: l'Ago e Filo a Cadorna) e vincitrice annunciata dell'appalto per difetto di concorrenza. Fin qui: la cronaca. Il fatto nuovo è l'imminente battaglia legale. Le imprese estromesse contestano l'iter e l'esito del concorso e presenteranno al Tar una doppia richiesta di sospensiva. L'operazione «Arte pulita» potrebbe fermarsi prima ancora del debutto e condannare alla paralisi burocratica un gesto d'attenzione alla cultura che Milano aspetta da almeno otto anni. «Carenze documentali» o «trappola interpretativa»? Per ricostruire la vicenda bisogna tornare al 6 marzo, il giorno in cui si riunisce la commissione di gara. È un passaggio cruciale. All'esame di sbarramento che introduce la fase di valutazione dei progetti si presentano tre associazioni temporanee d'impresa (per un totale di 12 aziende). Supera la prova solo il raggruppamento guidato da Tmc Pubblicità con Acone associati ed Externa: ha le carte in regola. Il collegio dei tecnici comunali solleva invece obiezioni formali sulle offerte delle cordate Arp (con Bs Urban, Neopolis, Mcs e Quadro Advertising) e Urban Vision (con Vg, One e Vat). Mancano le certificazioni di alcuni soci nei ruoli amministrativi. Questione di trasparenza. La squalifica è immediata. Gli avvocati delle società respinte contestano l'interpretazione della legge sugli appalti (ex articolo 38) e avanzano un'istanza di autotutela. Che non viene accolta. Ora si andrà ai tempi supplementari. Prima al Tar e, in seconda istanza, Consiglio di Stato: «Una decisione del genere, per quanto presa in buona fede dal Comune sostengono gli avvocati si traduce in un vulnus per la concorrenza di mercato e in un gravissimo danno economico per le aziende escluse». Netta la replica del neoassessore pd ai Lavori pubblici, Carmela Rozza: «Non ho alcun dubbio che le procedure siano state seguite rigorosamente e correttamente». E lancia, l'assessore, un messaggio chiaro alle aziende milanesi: «I ricorsi, se pretestuosi e immotivati, danneggiano l'economia della città, paralizzano le opere e impediscono l'immissione di risorse per creare lavoro». Porta Nuova e piazza Vetra, piazza Missori e Porta Ticinese, l'imperatore Costantino in San Lorenzo e San Giovanni Nepomuceno al Castello, via Marina, la Crocetta e Leonardo da Vinci in piazza della Scala. Per capire i motivi dello scontro bisogna guardare gli indirizzi, soffermarsi sui numeri e inquadrarli nell'attuale cornice di crisi economica. Il Comune non ha le risorse per restaurare le statue e sceglie di affidarsi al mercato pubblicitario. Il valore dell'operazione è di un milione e 850 mila euro: mica poco, di questi tempi. La formula, già sperimentata dalle Mura Spagnole all'Arengario, prevede una sorta di «sponsorizzazione» artistica: i privati sostituiscono il pubblico nella responsabilità della riqualificazione del patrimonio artistico e finanziano l'intervento con l'affissione dei manifesti sui cantieri. Così si spiega l'interesse delle concessionarie. L'appalto fa gola a molti. Lucio Bergamaschi è il presidente dell'Associazione pubblicità esterna e uno degli imprenditori estromessi: «Nessuno vuole vincere a tutti i costi. Se la partita fosse state aggiudicata "ai punti", non ci sarebbe nulla da dire. Ma la squalifica preventiva non è accettabile». Il bando prevede 400 giorni di restauri e 330 giorni di pubblicità sui ponteggi. Nel caso i ricorsi venissero respinti, i primi cantieri aprirebbero a settembre.