LA STORIA Due chiese romane del Cinquecento, dedicate a santa Maria Maddalena (1581), e al santo Sacramento e santa Chiara (1574), erano sulla via Pia, accanto al Quirinale, che oggi si intitola come il palazzo, tra le vie della Consulta e Ferrara. La prima, all'angolo dell'attuale Corte costituzionale: voluta da un'omonima Orsini, aveva a fianco un monastero; modesta, l'hanno ritratta Achille Pinelli, in un acquerello del 1834, e Giovan Battista Piranesi, in una incisione. La seconda, nasce dal dono del proprio palazzo, compiuto da Giovanna d'Aragona Colonna, la duchessa di Tagliacozzo, che lo fa trasformare in convento; vantava sul portale un affresco di Cristoforo Roncalli, più noto come Pomarancio (l'Adorazione del Sacramento) e due sue lunette, con San Francesco e Santa Chiara, protettori delle suore cappuccine, cui era affidato l'attiguo monastero. Conteneva tre altari, con dipinti cinquecenteschi da non buttar via (di Marcello Venusti e Jacopino del Conte: uno è ora nella moderna Corpus Christi dell'Eur). La vediamo ancora nelle piante di Tempesta (1593), Falda (1676), Nolli (1748) e Lanciani (fine Ottocento). Tuttavia, non cercatele: perché non esistono più, e sono defunte insieme. IL KAISER Sacrificate nel 1888, si dice in una sola notte ma è davvero troppo, perché nell'Urbe arrivava Guglielmo II: il Kaiser, l'ultimo re prussiano. L'alloggio era previsto al Quirinale: nella parte di palazzo, guardando dalla piazza, sulla destra. Proprio di fronte alle due chiese. La visita era importante per la nuova Italia unificata: secondo il presidente del Consiglio, Francesco Crispi, avrebbe dovuto consacrare la Triplica Alleanza. Vedere dalle finestre due chiese, non stava bene: l'augusto ospite aveva diritto a un panorama migliore. Così, nasce un giardino effimero, che diverrà poi quello attuale: chiamato del Quirinale, anche se non fa parte del palazzo. L'anno dopo, è progettato un giardino pubblico a gradoni, che però non nasce; segue, nel 1893, una convenzione con Guglielmo Hüffer, che aveva donato i giardini di piazza Cairoli e possedeva una villa, ancora esistente, su via Nazionale: chiama da Parigi il paesaggista André; immagina un laghetto rustico e due aree private; ma, in cambio, allarga i giardini della propria villa. Progettati anche gli arredi, le panchine, i cancelli dello spazio pubblico. Nel 1894 l'inaugurazione; seguono varie trasformazioni, tra cui, nel 1900, la collocazione della statua di Carlo Alberto a cavallo, di Romanelli. CINESERIE I papi avevano lasciato il Quirinale spoglio. Appena poche «consolles» e un po' di «cassebanchi di legno ordinario, verniciati con spalliera», e «sgabelli squadrati». Dalle residenze di tutt'Italia, vengono fatti affluire arredi: la regina Margherita vuole il fasto a corte. Il caso forse più clamoroso è quello della biblioteca di Pietro Piffetti: un capolavoro che era a Villa della Regina, a Torino. Il trono arriva da Parma. Per la visita del Kaiser, si inaugura però anche il Salotto giapponese, che ancora c'è; si acquistano perfino vasi e statuine, sia cinesi, sia nipponiche: perché non si faceva troppa differenza. Ma i mobili sono quelli di quattro «Gabinetti alla China», allestiti dal 1753 al '55 negli appartamenti dei duchi di Savoia, alla Venaria Reale, fuori Torino: pannelli laccati, alternati a specchiere. A Roma, per accrescere l'effetto e destare più sensazione, si provvede anche a un soffitto a specchio con cui esaltare le «cineserie», frattanto divenute (chissà se anche per motivi politici) delle «giapponeserie». Alla Venaria, queste sale esotiche sono apprezzate nel 1764 da Edward Gibbon, e l'anno dopo dal celebre astronomo e viaggiatore Joseph-Jérôme Lefrançois de Lalande: «Curiosità in lacca antica, bel Gabinetto nel suo genere», quantunque i pannelli siano settecenteschi. La Venaria decade; il tutto è riutilizzato all'inizio nel Castello di Moncalieri: una galleria con «14 arazzi di Fiandra che rappresentano le quattro parti del mondo», e sono alla Pinacoteca Sabauda. Poi, le «cineserie» vengono smontate e portate nella nuova capitale, riallestite per il Kaiser. I pannelli, a Torino, erano 72: ci sono le ricevute di pagamenti per verniciarli; al Quirinale, ne restano parecchi di meno. E forse mai, una visita di Stato ebbe l'onore di tanti rifacimenti, e di due chiese abbattute solo per migliorare il panorama offerto all'ospite. Fabio Isman
ROMA - Le chiese abbattute in onore del Kaiser
Due chiese romane, dedicate a santa Maria Maddalena e al santo Sacramento e santa Chiara, erano situate sulla via Pia, accanto al Quirinale. La prima, voluta da un'omonima Orsini, aveva un monastero a fianco. La seconda, donata dalla duchessa di Tagliacozzo, era un convento con un affresco di Cristoforo Roncalli. Entrambe le chiese furono demolite nel 1888 per fare spazio a un giardino effimero e successivamente a un giardino pubblico. Il giardino fu progettato da Guglielmo Hüffer e André, con l'aiuto di mobili provenienti da altre residenze.
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