A Palazzo Strozzi i capolavori dei maestri che segnarono la nascita di uno dei più alti vertici della cultura e dell'arte da Ghiberti a Brunelleschi, da Della Robbia a Donatello. Un'antologica con 140 opere da ogni parte del mondo Straordinaria e irripetibile epoca, che in realtà dura un secolo e mezzo: da metà del Trecento a tutto il Cinque. E da Firenze, si irradia in tutt'Europa: cioè nell'intero mondo allora conosciuto. E costituisce uno dei più alti vertici della cultura e dell'arte in ogni tempo: al Rinascimento e alla sua «primavera», la città che gli fu culla dedica una grande mostra, 140 oggetti dai maggiori musei, prodotta da Palazzo Strozzi dove s'apre, e dal Louvre che la ospiterà. Il Rinascimento recupera e rivaluta la classicità, discute la visione religiosa del Medioevo, supera il precedente Umanesimo perché non si limita a studiare, riguarda tutte le arti: costituisce un movimento e rinnovamento globali, diffonde la bellezza ad ogni latitudine. Lo si vede nella mostra, dedicata soprattutto alla scultura, con prestiti e restauri davvero eccezionali, e un incredibile impatto fin dalle prime due tra le dieci sale in cui si svolge. I PADRI FONDATORI L'eredità dei padri è quella del Due e Trecento: Nicola e Giovanni Pisano, Tino di Camaino, Arnolfo di Cambio, Jacopo della Quercia. Dopo, arrivano Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi; quindi, Donatello, Paolo Uccello e Masaccio, Bernardo Gozzoli e Filarete, Filippo Lippi, Andrea del Castagno, Desiderio da Settignano, Luca della Robbia. Ma bellezza è anche Gentile da Fabriano, Mino da Fiesole, o Agostino di Duccio. Chi sono i fondatori lo dice già Leon Battista Alberti nel suo De Pictura (1436): Brunelleschi, Donatello, Ghiberti e Della Robbia; le formelle del concorso per una porta del «bel San Giovanni» (1401), in cui il Sacrificio di Isacco dell'esordiente Ghiberti surclassa Brunelleschi, sono una buona introduzione. Il modello ligneo della Cupola del Duomo fiorentino dello sconfitto riporta all'antica ma non dimenticata mostra su «Rinascimento e architettura», con i modelli sopravvissuti di una prassi per valutare le opere, di 20 anni fa a Palazzo Grassi. L'arte a cui quest'alba si ispira è, ad esempio, lo Spinario del I sec. a.C.. E di Donatello, arriva subito l'immenso bronzo dorato (alto due metri) di San Ludovico di Tolosa, per il tabernacolo di Orsanmichele, autentica «Sistina della scultura»: dieci parti separate, paramenti sontuosi (così Vasari lo trova «goffo»), per alcuni ancora gotico. Non come la Madonna Pazzi, icona del Bode Museum di Berlino; dorata pure una sua Madonna in terracotta del Louvre, che presta perfino Gentile da Fabriano, la Presentazione al Tempio. Invece il Victoria Albert manda la Madonna di Donatello che porta il nome di Giovanni Chellini, con il suo busto, di Antonio Rossellino. Affiancano i Ritratti di Andrea del Castagno e Paolo Uccello; le preziose opere degli orafi; i busti di Mino da Fiesole e Desiderio; la stessa Marietta Strozzi, per restare in tema con il sito dell'esposizione; e del palazzo di famiglia, si vede il modello del Sangallo. SCULTURA E PITTURA GLOBALI A Firenze, l'edificio ospita la mostra "La primavera del Rinascimento, la scultura e le arti a Firenze 1400 - 1460" (a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, che dirige il museo del Bargello, e Marc Bormand del Louvre) fino ad agosto; poi, sarà a Parigi; la coproduzione, ovvio, ha facilitato i prestiti. Il catalogo è in tre lingue; quello italiano, di Mandragora. Non mancano nemmeno gli scritti dei grandi umanisti, Leonardo Bruni o Coluccio Salutati, che fondano il mito di Firenze come una nuova Roma, o una nuova Atene. L'ombra della grande arte: l'unico resto del monumento di Alfonso V di Aragona, di Donatello, o il Marc'Aurelio riproposto da Filarete, che a Roma stava pensando a una porta di San Pietro. E anche quella di Masaccio e Andrea del Castagno è scultura: ma eseguita usando l'arte della pittura. Sono tornate opere fondamentali: il Gentile del Louvre era a Santa Trinita; due spiritelli di Donatello, lodati da Vasari nel Duomo, ora allo Jacquemart-André. Una mostra divisa in dieci sezioni, che spazia dal 1401 e dal suo celebre concorso, all'affermazione completa della nuova svolta, nella grande sintonia tra i generi (scritti, dipinti, sculture). Nel 1492, Marsilio Ficino poteva ben scrivere che «questo secolo, come aureo, le discipline liberali quasi estinte in luce ha ridutte»; e le elencava tutte: sette, dalla Grammatica fino alla Musica: «l'antico modo di cantare i versi, come già fece Orfeo, questo si fu in Firenze». Dalla sua arditissima cupola, l'arte nuova inizia il giro del mondo. Il busto marmoreo di Piero di Cosimo de' Medici, di Mino da Fiesole, è considerato il primo vero «ritratto scolpito» del Quattrocento: s'avanza un genere nuovo, che si irradia dalla città al palazzo, come s'intitola l'ultima parte dell'esposizione: si riduce la pubblica committenza, sostituita da quella delle grandi famiglie. I caratteri dei personaggi assurgono quasi a tipologie. La svolta s'è compiuta; sui passi dell'antico, il moderno può adesso avanzare. Fabio Isman
L'ora del Rinascimento a Palazzo Strozzi
Il Palazzo Strozzi ospita una mostra straordinaria con 140 opere d'arte provenienti da tutto il mondo, che copre un periodo di 150 anni, dal Trecento al Cinquecento. La mostra è dedicata alla nascita del Rinascimento e alla sua diffusione in Europa. I capolavori dei maestri del Rinascimento, come Ghiberti, Brunelleschi, Della Robbia e Donatello, sono esposti insieme a opere di artisti del Due e Trecento, come Nicola e Giovanni Pisano, Tino di Camaino e Arnolfo di Cambio. La mostra include sculture, pitture e opere d'arte in terracotta e marmo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo