«La primavera del Rinascimento» fa tappa in Italia Il meglio della scultura da 140 città del mondo La «Primavera» di Sandro Botticelli, databile al 1482, è l'incarnazione della bellezza rinascimentale. Siamo di fronte ad una stagione matura, piena, ricca di idee, di forme, di colori che è la massima espressione di una «paganitas» ritrovata nel culto della bellezza. E all'insegna di una visione sincretistica che, pur attraversata da inquietudini è ancora lontana dallo «strappo» riformatore. Se il Botticelli, con i suoi corpi plasmati da una sublime armonia, ci offre le immagini del più compiuto Rinascimento, non dobbiamo dimenticare che le prime, feconde «aure» cominciano a spirare tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, quando la cultura italiana, con l'Umanesimo, si impegna in una intensa attività di ricerca e di riflessione sui modelli della cultura classica. Firenze, luogo eletto a questa riscoperta, appare come la «nuova Roma» e si propone di «imitare» l'antico splendore. In termini ideali, ma anche concreti, tangibili, plastici. Così come ce li presenta la grande mostra che si apre oggi nelle sale di Palazzo Strozzi («La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460», a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi e Marc Bonnard, Catalogo Mandragora, pp. 550, euro 39). E che, evocando quei primi decenni della Firenze quattrocentesca in cui l'«innamoramento» per la classicità diventa «amore», con tutti i suoi frutti, ci racconta una «primavera fiorentina» che fu «primavera romana». Un tratto opportunamente colto dai curatori che hanno affiancato opere dell'ingegno toscano e modelli classici ispiratori, consentendo al visitatore confronti e verifiche. Si pensi, ad esempio, alla stretta affinità tra il Torso di Centauro in marmo rosso antico di probabile datazione I secolo d.C., custodito al Metropolitan Museum of Art, e il celebre Torso Gaddi di Lorenzo Ghiberti, conservato presso la Galleria degli Uffizi. La linea di continuità espressiva è evidente. Una rassegna del genere ha comportato quattro anni di impegno organizzativo e ha visto impegnate in modo sinergico le istituzioni museali fiorentine e quelle del Louvre: un lavoro proficuo per una duplice esposizione dal respiro europeo. E infatti la Mostra sarà ospitata da Palazzo Strozzi fino al 18 agosto e poi nel celebre Museo parigino dal 26 settembre al 6 gennaio 2014. Per tornare alle «immagini» iniziali, diciamo subito che c'è da riempirsi gli occhi: centoquaranta opere, provenienti dai musei di tutto il mondo, sono qui ad illuminarci con questo «battesimo» rinascimentale. Un aprirsi alla vita che trova il suo lessico augurale soprattutto nella scultura: da essa tutte le altre arti sono precedute e influenzate come attestano, lungo il percorso di dieci sezioni tematiche, opere scolpite da Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco, Luca della Robbia, Nanni di Bartolo, Agostino di Duccio, Michelozzo, Desiderio da Settignano, Mino da Fiesole, ma anche dipinti di artisti come Masaccio, Filippo Lippi, Andrea del Castagno, Paolo Uccello. «Nuova Roma» e «nuova Atene», ma anche «nuova Gerusalemme» quella Firenze dove istituzioni e società civile trovarono il loro accordo non soltanto nella ri-creazione della bellezza classica, ma nell'intento di costruire un modello politico di solidarietà e di collaborazione fondato sui valori cristiani. Si parte dunque dalla riscoperta dell'Antico, attraverso esempi illustri della «rinascita» tra Due e Trecento, con opere di Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio, Giotto ecc. per assistere, di sezione in sezione, al manifestarsi rigoglioso della «Primavera» fiorentina: dalle formelle del Brunelleschi e del Ghiberti per la Porta del Battistero ai ritratti di Leon Battista Alberti, dal San Matteo del Ghiberti agli «spiritelli» reggicero di Donatello (adornavano la Cantoria realizzata dallo scultore per Santa Maria del Fiore), dagli affreschi dedicati agli Uomini e alle Donne Illustri da Andrea del Castagno alle Madonne di Luca della Robbia. E Roma «torna», costantemente. Consideriamo il ritratto in terracotta dipinta eseguito nel 1433 da Desiderio da Settignano e che raffigura Niccolò da Uzzano, politico, umanista, gonfaloniere di giustizia, mecenate, dunque una di quelle figure «complete» tanto care ai «rinascimentali». Ebbene, se confrontiamo l'immagine di Niccolò col «Ritratto virile» in marmo, databile al I secolo d.C., conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna e ora in Mostra - calvizie, naso pronunciato, labbra serrate, fronte aggrottata, aria severa e solenne, faccia volta vigorosamente alla propia sinistra - si colgono somiglianze straordinarie. Mario Bernardi Guardi
I tesori del Louvre tornano a casa
La mostra "La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460" si apre oggi alle sale di Palazzo Strozzi a Firenze. La mostra raccoglie centoquaranta opere provenienti dai musei di tutto il mondo, tra cui sculture e dipinti di artisti rinascimentali come Ghiberti, Donatello, Masaccio e Filippo Lippi. La mostra esplora la primavera fiorentina del Quattrocento, un periodo di grande creatività e innovazione artistica. La mostra è curata da Beatrice Paolozzi Strozzi e Marc Bonnard e sarà aperta fino al 18 agosto a Palazzo Strozzi e poi dal 26 settembre al 6 gennaio 2014 al Museo del Louvre.
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