Cattedrale di San Niccolò. Corsa contro il tempo per terminare il restauro entro marzo 2006. Il progettista: «Occorre la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti». I Ds: la fretta di qualcuno nasconde interessi elettorali. «Ritardi? La pioggia sta creando problemi» NOTO. Un terribile boato ruppe il silenzio della notte: erano passale da poco le 23,15 quando la Cattedrale di san Niccolò venne giù. Era il 13 marzo del 1996. Oggi si compiono nove anni dal crollo del massimo edificio religioso della città e, messi da parte i ricordi legati agli iniziali ritardi, ai veleni per i mancati finanziamenti, ai processi, ai ricorsi che bloccarono per qualche mese l'inizio dei lavori, alle polemiche, si pensa alla ricostruzione. Anzi, alla fine dei lavori. Che in tanti, a cominciare dal sottosegretario ai Beni e alle Attività culturali, Nicola Bono, vorrebbero completati entro il marzo del 2006. "Per quella data i lavori dovranno essere completati, e il duomo di san Niccolò riaperto e restituito ai fedeli", ha detto Bono non più tardi di un mese fa durante l'incontro convocato dal prefetto di Siracusa Elio Priore, per verifi-care e monitorare lo stato dell'arte dei lavori di ricostruzione e restauro della Cattedrale. Una affermazione, quella del sottosegretario Bono, che ha suscitato la reazione dei Democratici di sinistra di Noto i quali hanno parlato di "pericolosa accelerazione". "Non vorremmo che il monumento, simbolo della ricostruzione non solo di Noto ma dell'intera Sicilia - hanno scritto i Ds -, per la fretta di essere inaugurato entro una scadenza elettorale possa essere completato sulla base della fretta e non su quella della qualità". Una dichiarazione forte quella dei Democratici di sinistra che senza dubbio non cadrà nel vuoto; anzi è certo che aprirà un sereno dibattito. Intanto quei possenti bracci delle due gru posizionate sul grande cantiere continuano a muoversi. Per la ricostruzione dell'edificio simbolo della rinascita della città. "Oggi siamo nella fase più difficile e delicata dei lavori per la complessità degli interventi", ha commentato l'architetto Salvatore Tringali, progettista e direttore dei lavori insieme all'ingegnere Roberto De Benedictis. "Siamo nella fase calda dei lavori, per questo è necessaria una maggiore sintonia tra tutti gli attori (che oggi sono tanti) che si adoperano per la ricostruzione del tempio. Siamo tutti chiamati a remare nella stessa direzione - ha detto l'architetto Tringali - ponendo le necessarie condizioni per sburocratizzare alcuni passaggi". Un'ammissione che potrebbe far pensare ad un ottimismo senz'altro più velato rispetto al passato quella del progettista e direttore dei lavori; una dichiarazione peraltro già nota, e resa manifesta proprio durante l'ultimo vertice per monitorare i lavori in Cattedrale. La ricostruzione della Chiesa è quasi compiuta, e si avvicinano altri necessari interventi: il completamento degli interni, le decorazioni, gli affreschi e gli arredi. "Il tempo, con questo duro inverno di pioggia, ha finito per condizionare il prosieguo dei lavori. Specie quelli estemi. Ma ha creato problemi anche nell'approvvigionamento dei materiali", ha detto il capocantiere geometra Gioacchino D'Amò. Oggi stiamo sistemando i capitelli del tamburo che, se non ci fosse stata questa continua pioggia, sarebbe già in fase di completamento".