II recupero a Caltagirone di tre vasi attici a figure rosse per opera delle forze dell'ordine ha riproposto, come un atavico tormentone, il problema dei poli museali della città di Catania. Dove esporre questi ultimi vasi? L'assessore regionale Pagano sembra non avere dubbi, affermando che presto saranno collocati nel nuovo allestimento del museo di Castello Ursino. Una dichiarazione che sembra perdere di vista il vero problema e cioè la mancanza a Catania di un polo museale della Regione. Perché mai i tre vasi devono essere esposti a fianco degli oggetti delle collezioni civiche? Che legame hanno con il resto dei reperti già appartenuti al Biscari e ai Padri benedettini? Ogni volta che si interpella un amministratore regionale sull'assenza di un Museo regionale a Catania, la naturale risposta viene sempre incentrata sul Castello Ursino, come se questo fosse il polo museale di pertinenza regionale. La collezione conservata al Castello Ursino - com'è noto - è di proprietà comunale (quella Biscari acquisita fra il 1927 e 1929). Non ha pertanto sulla carta alcun legame con il resto delle acquisizioni di competenza regionale, che attendono da anni di uscire dai depositi della Soprintendenza catanese. E' proprio con questi altri reperti che i tre vasi "calatini", se mai si volessero esporre, dovrebbero fare bella mostra; e non con la collezione comunale del Castello federiciano. Si tratta di una considerazione scontata, ben nota agli operatori del settore, che però in assenza di meglio convergono sempre su un altro discorso, richiamando in causa il Museo comunale. Facendo in tal modo sembrare la sua riapertura l'unico impegno che l'assessorato regionale ai Beni culturali debba assolvere per la città di Catania. Per certi versi, le collezioni settecentesche, nonostante la secolare esistenza e il loro prestigio nella storia della città, dovrebbero essere considerate come "un'esposizione secondaria", da affiancare al principale Museo archeologico regionale (che ancora tutti attendano), come peraltro avviene in molte altre città italiane che hanno la fortuna di ospitare, oltre ai musei statali, anche collezioni private. Le collezioni del Castello Ursino sono sempre state trattate malamente. Guido Libertini - lavorando per conto del Comune - riuscì a improntare un primo e vero percorso museale, inaugurato nel 1934. Dopo di lui è cominciato il periodo più nero. Del Castello, i catanesi avevano pure dimenticato l'esistenza, e i reperti contenuti al suo interno sono divenuti col tempo di "proprietà" - tanto esclusiva, quanto illegittima - di pochi professori che, a seconda delle proprie esigenze, li davano in studio ad alunni prediletti. Negli ultimi anni qualcosa si è mosso ed è stato possibile presentare la collezione dei vasi attici. Le vicende più recenti - che hanno visto la presenza di tanto illustri quanto assenti professionisti nel campo museale - confermano lo stato di totale immobilismo. Oggi possiamo essere soltanto contenti che l'assessore Pagano tenga fra le mani il "nuovo" catalogo delle opere contenute nel Castello catanese, anche se forse di inventari dei reperti ne esistono anche troppi (Benedettini, Biscari, Libertini, Maganuco). Sarebbe però corretto che prima dell'assessore regionale fosse il sindaco di Catania ad avere quest'ultima catalogazione. E' vero, la sistemazione negli ultimi mesi è stata portata avanti dai funzionari della Soprintendenza catanese, però non bisogna dimenticare che hanno sempre operato su una collezione di proprietà comunale e non regionale. Se mai il Museo di Castello Ursino dovesse riaprire i battenti, la città potrà essere grata principalmente alla lungimiranza settecentesca e alla cultura collezionista del Biscari e dei Padri benedettini. Ma il tanto desiderato evento non dovrà far dimenticare che Catania ha il diritto di ospitare il suo Museo archeologico regionale. Ricordiamo peraltro che proprio la Regione ha creato esclusivamente per la provincia di Catania la figura di un coordinatore per i Poli museali etnei. Catania ha tutte le carte in regola per un suo Museo e la Regione siciliana - mettendo da parte per un attimo l'art decò o il liberty - ha il dovere di rispondere.