Lungo le strade che entrano in città, solo i ruderi e le macerie di ciò che l'uomo ha costruito e non ha finito di distruggere. È la sensazione che si prova entrando a Trento da diverse direzioni. I ruderi e le macerie come nuove, orrende, porte. Da Nord ci accoglie la semidemolizione dell'area ex Frizzera in via Brennero che, incompleta e precaria, ormai da un anno lascia pendere dai controsoffitti squallidi pezzi d'isolamento. Da Sud ci delizia ormai da tempo il parziale sventramento dell'area ex Enderle con il suo inquietante scheletro abbandonato. Da Est lo squallore dell'area dell'ex Sporting di Villazzano con le strutture sportive dismesse che disegnano un quadro di abbandono incontrollato da lustri. Magari ci fosse il vuoto, il Dio del Niente, piuttosto che l'incuria, la Dea del Brutto. Per non parlare delle decine di edifici con le finestre «mattonate» che da Nord a Sud sottolineano ancor di più il quadro di squallore. Perché si consentono tali sfregi a una minima dignità del paesaggio urbano? Le motivazioni sono evidenti, tutte inseribili nella solita ottica della ricerca del massimo vantaggio privato a discapito della pubblica decenza. Si sventrano parzialmente gli edifici per non farli occupare dai disperati della terra, ma non si demoliscono del tutto per non perdere la capacità edificatoria che comunque esprimono finché stanno in piedi. Naturalmente c'è modo e modo di demolire, ma quello scelto nei casi citati è proprio il peggiore. Perché quello squallore è voluto, ricercato, quasi una forma di pressione indebita su chi deve scegliere. La mancanza di cura del territorio, lo squallore dello spazio urbano, la mancanza di vitalità aumentano la sensazione di insicurezza, generano ansia, rendono la città brutta e triste. L'insicurezza non è solo relativa ai comportamenti criminali, ma a un'ampia gamma di condizioni che fanno percepire l'ambiente urbano come insicuro. Le aree e gli edifici degradati e abbandonati così come i luoghi squallidi suscitano insicurezza soggettiva e attirano i comportamenti criminali. Non è assolutamente detto che per trasformare la città si debba passare per forza attraverso la bruttezza, il degrado, la tristezza e l'abbandono. Di sicuro simili modalità di demolizione mai finita portano anche a Trento le immagini dei ghetti e degli slum d'oltreoceano. Naturalmente anche in questo caso ciò che manca è la volontà politica. Si potrebbero certamente prendere provvedimenti contro l'evidente lesione del decoro urbano. Ci sono gli strumenti e le premesse. Il regolamento edilizio comunale prevede espressamente all'articolo 69 che, se gli edifici non sono mantenuti in condizioni di pubblico decoro, il sindaco può ordinare gli interventi necessari fissando un termine per la loro esecuzione. Certe ordinanze, tuttavia, non vengono mai fatte: anche di questo ci si dovrebbe chiedere il perché.