«A Napoli, città meravigliosa e tormentata, accanto ad aspetti di degrado, c'è un'aristocrazia culturale ed intellettuale che ha pochi paragoni». Lo ha detto ieri il presidente del consiglio di sorveglianza Intesa Sanpaolo, che ha presentato con Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli, l'edizione 2013 della mostra «Restituzioni». Palazzo Zevallos di Stigliano sarà un grande museo, dove allestire e aprire alla città l'immensa collezione del Banco di Napoli, una «casa» per un patrimonio inestimabile, che va dal '600 al '900. Le collezioni del Banco di Napoli hanno ora una «casa» definitiva «Entro due anni Palazzo Zevallos di Stigliano diventerà un grande museo, dove allestire e aprire alla città l'immensa collezione del Banco di Napoli. Un patrimonio che va dal '600 al '900 e che metterà insieme opere provenienti da tutto il Mezzogiorno d'Italia». L'annuncio di ieri, nel corso della presentazione della mostra «Restituzioni», è di Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli, un progetto che si colloca nel più ampio disegno delle «Gallerie d'Italia» lanciato da Giovanni Bazoli, il presidente del consiglio di sorveglianza Intesa Sanpaolo, che prevede l'apertura al pubblico di importanti edifici storici appartenenti al suo gruppo con tanto di collezioni di arte antica e moderna, fra cui Palazzo Leoni Montanari a Vicenza e il Palazzo di piazza della Scala nel centro storico milanese. Iniziative strutturali che si affiancano a questa sedicesima edizione di «Restituzioni», un appuntamento avviato venti anni fa grazie all'impegno della Banca Cattolica del Veneto, poi Antonveneta e oggi parte del gruppo Intesa Sanpaolo. «Da allora - ha continuato Bazoli - abbiamo restaurato e poi restituito alle rispettive sedi originarie oltre mille opere, prima con cadenza annuale e poi biennale. E vista la crescente mole di manufatti provenienti da ogni parte d'Italia da mostrare al pubblico, essendo diventata la sede di Vicenza troppo piccola, abbiamo deciso di renderla itinerante, portandola prima a Firenze e quest'anno a Napoli, una città meravigliosa e tormentata che ci sta molto a cuore, e in cui vogliamo riportare l'ottimismo della risorsa cultura, dopo la recente sciagura dell'incendio che ha bruciato la Città della Scienza. Un evento che ha colpito e scosso il mondo intero. Provo sempre uno sconforto quando gli amici napoletani mi parlano delle situazioni difficili che ci sono e quest'iniziativa è sia un omaggio che un motivo di incoraggiamento, un segno di grande attenzione e solidarietà. A Napoli, accanto ad aspetti di degrado, c'è un'aristocrazia culturale ed intellettuale che ha pochi paragoni». D oggi, così, fino al 9 luglio, la città ospiterà la grande mostra curata da Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti, con le opere d'arte restaurate nel biennio trascorso, per un impegno economico di un milione di euro, ovvero ben 45 nuclei con un totale di oltre duecento oggetti, fra dipinti, sculture, vasellame, oreficerie e così via, che vanno dall'VIII secolo a. C. al primo Ottocento, provenienti da siti archeologici, musei e chiese del Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Calabria e Puglia, dai Musei Vaticani, e dai poli museali delle città di Venezia, Firenze e Napoli. Che fa ovviamente la parte del leone. «Sarà una mostra - commenta il Sovrintendente Fabrizio Vona -, che va esattamente in controtendenza rispetto alle esposizioni "Blockbuster", con un nome grosso a fare da richiamo solo con un'opera e tanta roba minore a lui contemporanea. Qui invece tutte opere, anche non famosissime, ma preziose, nella logica a noi cara del recupero anche strutturale di un patrimonio enorme e spesso degradato come quello napoletano». Il ciclo attuale sarà diviso fra la Sala Causa del Museo di Capodimonte, Palazzo Zevallos di Stigliano, e altri luoghi d'arte della città come il Museo Diocesano, la Cappella del Tesoro di San Gennaro e la Chiesa dei Santi Apostoli. In ciascuna sede capolavori da riammirare in tutto il loro splendore. A partire dal Busto-reliquiario di San Gennaro, restaurato nelle scorse edizioni del progetto, ma qui presentato per la prima volta nella Cappella del Tesoro senza paramenti sacri, con tutti gli splendidi dettagli dell'oreficeria francese di inizio Trecento. O per la parte archeologica presente a Palazzo Zevallos Stigliano, con reperti provenienti dall'antica Daunia e pezzi del museo archeologico di Napoli, fra cui la stele Borgia di manifattura greca risalente al V secolo a. C. e gli affreschi di armi gladiatorie di Pompei. A fare da trait-d'union tra antico e moderno, la fusione in rame e bronzo di Antonio Canova raffigurante una Testa di Medusa, proveniente dal Museo Civico di Bassano del Grappa. A Capodimonte invece è protagonista il «Trittico in alabastro con le Storie della Passione», detto di Nottingham vista la sua provenienza inglese, restaurato all'interno del laboratorio dello stesso museo, e ancora capolavori di arte antica e moderna, fra cui il sarcofago egizio detto «del figlio di Iside», proveniente da Bologna, il mosaico dell'emblema del leopardo proveniente da Faenza e il dipinto di Dosso Dossi, «Madonna col Bambino e Santi Sebastiano e Giorgio» di Modena. Infine tornando alle opere napoletane, notevoli i quattro dipinti su rame con le «Virtù» di Francesco Solimena che ornano l'altare Pignatelli, speculare all'altare «gemello» del Borromini, nella chiesa dei Santi Apostoli, dove saranno esposti nella loro ubicazione originaria, oppure gli affreschi della cupola della Cappella del Tesoro di San Gennaro con la rappresentazione del Paradiso, dipinti da Lanfranco e restaurati nel 1996 grazie all'allora Banco Ambrosiano Veneto (oggi confluito in Intesa Sanpaolo). «Una conferma dell'impegno in tutti questi anni per la cultura - conclude Bazoli - avendo aumentato le nostre risorse a dispetto della crisi economica, e nella città di Napoli, a conferma della visione "federale" della nostra banca, presente in tutte le aree del paese». Da segnalare infine che per tutta la durata della mostra è previsto un servizio navetta gratuito offerta da Intesa Sanpaolo e dal Banco di Napoli, che parte da piazza Trieste e Trento, ferma in via Duomo al Museo di San Gennaro, poi al Museo Nazionale, poi all'entrata delle Catacombe di San Gennaro e fa capolinea all'interno del parco di Capodimonte in prossimità dell'ingresso di via Miano a Porta Piccola. Sabato e domenica partenze alle 9, 11, 13, 15 e 17 e dal lunedì al venerdì (escluso il mercoledì) alle 11, 15 e 17.