Il porticato a vetrate, 27 sale e il «cubo» per l'Andromeda di Pietro Bernini Di qui la barchessa di destra, ancora «sgarrupata» che ricorda il tempo che fu, di là quella di sinistra, restaurata e affacciata sul futuro. In mezzo un tappeto rosso riservato agli ospiti e all'ingresso, dove la nicchia e le solenni parole latine aspettano di accogliere il ritorno del busto del padrone di casa, il conte Giacomo, l'impianto di filodiffusione, che manda un valzer di Strauss. Benvenuti, nella nuova Carrara. Il senso di 5 anni di patemi progettuali ed operativi del più complicato cantiere che la storia di Bergamo ricordi, su un palazzo ottocentesco rivelatosi senza fondamenta, sembra dissolversi di colpo, come il finale di certe favole, dove «tutto è bene quel che finisce bene». Storia edile di un parto travagliatissimo. Quando ti portano il bambino appena scodellato, però, ti dimentichi di aver patito tanto e così l'assessore alla Cultura Claudia Sartirani, sublima il ricordo delle 50 e passa riunioni delle commissioni, pensatoi laboriosi alla ricerca di problematiche soluzioni interdisciplinari. Flash dei fotografi, belle parole, tanti ringraziamenti e prego, accomodatevi. Per l'assessore ai Lavori pubblici Alessio Saltarelli, i costi del restyling, quegli «Otto milioni e 300 mila euro» sono ormai diventati un mantra anche se la riga sui conti non è ancora stata tirata. Per gli allestimenti la Fondazione Credito Bergamasco ha messo sul piatto un milione 250 mila euro e una convezione che attende di essere siglata. Per il consolidamento, il restauro della facciata, la copertura e gli interni a rustico della barchessa «cenerentola», invece, le asfittiche casse comunali hanno stanziato altri 650 mila euro e altrettanti ne serviranno per conferirle uguale dignità architettonica della «gemella». Intervento comunque necessario, anche in tempi di magra, perché a fronte di un impegno del genere, non si potevano lasciare «ü spel e öna scarpa». «Tante grazie, allora, se qualcuno vorrà farsi avanti», auspica Saltarelli, invocando un novello mecenate che possa mettere la ciliegina sulla torta, e dare una mano (economica). Per fare «31» occorrerà sistemare la piazzetta esterna e ridare grazia al giardino interno della pinacoteca che, risalendo verso Città Alta, sembra ricordare come arte e natura concorrano insieme alla bellezza del luogo. Il sole si espande, in molte delle 27 sale distribuite sui 2650 mq complessivi sembra addirittura traboccare, mentre nei sotterranei già pulsano le «Uta», le unità trattamento aria, mostri di tubi e acciaio che avranno il compito di mantenere costante la temperatura interna, 22 gradi e la percentuale di umidità idonea, perché anche i vaporosi respiri dei visitatori, (l'effetto «stallatico») vanno tenuti sotto controllo. Si comincia dal porticato, uno spazio recuperato dalle vetrate, si sale al primo piano (560 metri quadrati) dove il primo folgorante impatto, sarà quello del ritratto di Lionello d'Este del Pisanello e della Madonna del Mantegna, gli highlight delle altre 568 opere che i visitatori potranno conoscere (contro le 420 precedenti). Poi, una rampa e si sale ancora, per attraversare i 1200 metri quadrati del secondo piano e finire, prima di concludere il tour, dentro al «cubo trasparente». È una controversa appendice di vetro e acciaio che ospiterà l'Andromeda di Pietro Bernini e si affaccia sul cantiere interno dove le ruspe stanno interrando un gigantesco serbatoio per l'acqua. Qui il movimento terra non genera una sensazione rassicurante come le ariose stanze. C'è e ci sarà ancora molto da fare da qui a maggio del 2014, una molteplicità di azioni e promozioni per non parlare del busillis più impegnativo, quello della gestione, una joint pubblico-privata dalla difficile quadratura su cui pende come una spada di Damocle, un business plan da capogiro, che ipotizza 3 milioni di euro per far funzionare la macchina. Sarebbe un dramma se, dopo aver comprato la Ferrari, non si avessero i soldi per la benzina e idea di dove andare.