Via Rampinelli fiancheggia sul lato destro l'antica Pieve di Mompiano, il quartiere antico della città, che mantiene una marcata identità di paese cerniera tra con la Valle Trompia, sotto le pendici della Maddalena. Sulla strada, un tempo arteria principale di Mompiano, al numero 12, un vecchio cancello primi novecento si apre sul brolo della casa-studio di Vittorio Trainini. La casa da qualche anno è abbandonata, ma di quando in quando gli amici del pittore e di una associazione voluta dal figlio Gigi, ne usano qualche spazio per una lettura, per un concerto, per uno sguardo degli affreschi, per piccole mostre di quadri. La casa è esattamente come Trainini l'aveva lasciata il giorno della morte, il 19 agosto del 1969. L'ho visitata in compagnia del figlio e di Marisa Veroni. Davanti all'ingresso una pergola e un antico melograno. Da fuori appare una casa avita, come uscita dalle memorie del Canossi o progettata secondo le ambizioni delle dimore altoatesine. La struttura architettonica del piano terreno e del primo piano è di origine secentesca. Poi, su progetto dello stesso Trainini, negli anni Trenta vi è stato aggiunto un secondo piano ed una torre studio che si raggiunge attraverso strette scale, un poco ripide, come per conquistare un rifugio riservato. L'intera casa, una quindicina di vani, porta la firma di Trainini. Affreschi, quadri, mobili, pareti, armadi, graffiti, dipinti murali, decorazioni su legno, pavimenti, sottotetti, balconi, vetrate sono tutte opere del pittore bresciano, che qui ha depositato la sua memoria e il suo talento. Il talento di un affreschista fra i più noti della Lombardia dagli anni Trenta agli anni Sessanta. Molte chiese, bresciane e non, sono state quasi interamente decorate dalla sua mano. Nello studio di via Rampinelli qua e là, appese al soffitto, appaiono calchi in gesso delle cupole dipinte. Sono i modelli perfetti dei più importanti lavori di Trainini, dalla cattedrale di Lugano, al giudizio universale di Cristo Re in città. Amava definirsi un decoratore, cresciuto nella bottega dello zio Giuseppe, artista poliedrico. Vittorio, nato nel 1888, ne continuò la pratica, ebbe committenti decine di parrocchie, si dilettò di moltissima pittura, di grandi disegni e di un'appassionata sperimentazione nelle arti applicate. La casa di via Rampinelli, tutelata dal Ministero dei beni culturali, è un esempio singolare, poetico e storico, di casa-bottega di un artista. È un percorso museale di arti decorative, di cultura manuale, dai disegni dei pavimenti alle allegre brigate dei putti che giocano nelle lunette e nei soffitti, dai palchi lignei ai decori medioevali, fino ai disegni che incrostano le pareti patinate ad arte. Nello studio, in cima a quella sorte di torre colombara che è un cannocchiale su Mompiano, sono conservati i rotoli dei grandi disegni a carbone sulla carta da spolvero e le centinaia di studi, schizzi, abbozzi, disegni compiuti a penna. L'ambizione e l'intenzione del figlio Gigi e degli amici è di cedere la casa ad una fondazione, ad una istituzione culturale affinché diventi patrimonio pubblico, uno dei luoghi che salvano la memoria e la storia della città e diventano un piccolo museo come ve ne sono tanti sparsi in Europa, case d'artista oggetto di visite a pagamento e cenacoli di cultura, luogo di incontro e di identità. Anche per la collocazione a Mompiano «la casa-bottega Vittorio Trainini» sarebbe un indirizzo vivo, curioso, originale nel panorama della cultura bresciana. L'idea è stata presentata a molti, ma le risposte, finora, sono tutte a tono unico: non ci sono fondi, non si può fare. «Desistere dunque?» si chiede il figlio. Cedere l'immobile al mercato? Trasformare un'opera d'arte in un condominio di periferia? Si può, prima che così finisca, lanciare un allarme, sollecitare un mecenate, sollevare un coscienza collettiva?
Brescia. La casa-bottega di Trainini: gioiello a rischio
La casa di Vittorio Trainini, pittore bresciano, è stata visitata dal giornalista. La casa, situata in via Rampinelli a Mompiano, è stata lasciata intatta dal giorno della morte del pittore nel 1969. La casa è stata progettata e realizzata da Trainini, che ha depositato la sua memoria e il suo talento in ogni angolo della casa. La casa è un esempio unico di casa-bottega di un artista, con affreschi, quadri, mobili e decorazioni di Trainini. La casa è stata tutelata dal Ministero dei beni culturali e il figlio di Trainini, Gigi, e un'associazione voluta da lui, intendono cederla ad una fondazione per renderla patrimonio pubblico.
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