Così Napoli riparte sia dall'arte che dall'artigianato Far rinascere la bellezza in una città che, troppo spesso, della sua bellezza fa scempio: è questa la sfida che «Restituzioni 2013» lancia a Napoli, scelta come sede della sedicesima edizione di una rassegna, unica nel suo genere, fondata sul restauro di alcuni fra i tesori (celebri e sconosciuti) del nostro immenso patrimonio artistico. A finanziare ancora una volta l'iniziativa è Intesa Sanpaolo che, dal 1989 a oggi, ha regalato nuovo splendore a oltre mille gemme della cultura italiana, scegliendo non soltanto capolavori famosi in tutto il mondo ma anche testimonianze minute (eppure di enorme pregio) dell'artigianato locale, raccontando così l'evoluzione del gusto e dell'abilità manifatturiera nelle varie regioni. Un'orchestrazione in crescendo quella che ha segnato lo spartito di un'iniziativa che, di anno in anno, ha visto aumentare il volume dei finanziamenti e, di conseguenza, il numero dei restauri: rispetto all'ultimo appuntamento, svoltosi a Firenze nel 2011, Intesa Sanpaolo ha incrementato del 50 per cento i fondi a essa destinati, raggiungendo la quota di un milione di euro. In più, stavolta, le opere esposte da oggi fino al 9 luglio tra il Museo di Capodimonte e Palazzo Zevallos Stigliano (dove l'istituto di credito può già contare sullo straordinario «Martirio di Sant'Orsola» dipinto da Caravaggio) saranno oltre 250, suddivise in 45 lotti. «Non facciamo tagli lineari agli investimenti culturali. Anzi, proprio in un momento di crisi, vogliamo ribadire che la nostra è una banca per il Paese, capace di fondere il suo carattere imprenditoriale con il rispetto dei valori sociali ha spiegato Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo . Abbiamo scelto Napoli per rendere omaggio a una capitale della cultura europea tanto meravigliosa quanto tormentata. È il suggello di un rapporto cominciato vent'anni fa, quando contribuimmo al restauro della cappella che ospita il tesoro di san Gennaro. Ma siamo intenzionati a spingerci oltre. Possiamo già annunciare, infatti, che nelle sale di Palazzo Zevallos Stigliano nascerà un museo nel quale verrà ospitata la collezione delle opere d'arte del Banco di Napoli, una raccolta che spazia dal Seicento al Novecento e che attualmente è sparsa nelle varie sedi del Mezzogiorno. La mostra entrerà a far parte delle nostre "Gallerie d'Italia", un progetto mirato ad attrarre turisti ma soprattutto a realizzare una casa per tutti i napoletani che amano la loro città». L'importanza di questa iniziativa è stata sottolineata anche da Maurizio Barracco, presidente del Banco di Napoli: «Fin dagli albori, il nostro istituto di credito ha puntato sulle esigenze economiche del territorio e sulla promozione della cultura meridionale. Nel Cinquecento fu costruito il Monte di Pietà per combattere l'usura e celebrare la bellezza con la meravigliosa cappella costruita nel cortile. Su questa strada intendiamo proseguire con impegno sempre maggiore». Le opere esposte in «Restituzioni 2013» abbracciano un ampio periodo storico che va dall'ottavo secolo a.C., con il sarcofago antropoide di Mes-Isis, al Neoclassico, con una rara fusione in rame sbalzato di Antonio Canova raffigurante la testa di Medusa. Ma ci sono anche la stele daunia maschile con armi (della metà del settimo-sesto secolo a.C.), la celebre «Stele Borgia» (480-470 a.C.), il «San Francesco in meditazione» di Jusepe de Ribera e tanti altri capolavori cui si affiancano molti manufatti artigianali di eccellente fattura. «Sono tesori provenienti da ogni parte del Paese ha raccontato Giorgio Bonsanti che, con Carlo Bertelli, ha curato la mostra e si tratta di un'occasione unica per vedere come, attraverso il restauro, possano marciare di pari passo arte, tradizione e scienza. A tutto ciò si aggiungono le iniziative collaterali mirate a coinvolgere la scuola, l'università e le altre istituzioni culturali del territorio». Un ruolo da protagonista se l'è ritagliato Fabrizio Vosa, sovrintendente del polo museale di Napoli, che si è battuto a lungo per ospitare quest'edizione. «Non è l'esposizione blockbuster basata sul nome del grande artista, ma una mostra vera ha detto . E può offrire uno spiraglio di speranza a una città dove, nell'indifferenza generale, 200 delle 900 chiese esistenti sono chiuse o in stato di rovina».