Anticipiamo un brano dal saggio introduttivo di Carlo Bertelli al catalogo della mostra delle opere d'arte restaurate nel biennio trascorso. La mostra, da oggi al 9 luglio, sarà al Museo di Capodimonte e alle Gallerie d'Italia - Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli. Credo che la nascita di «Restituzioni» sia avvenuta proprio con una nuova presa di coscienza dei legami delle opere con il territorio (...), con la chiara percezione dei tesori bisognosi di restauro nascosti all'ombra dei mille campanili e conservati nonostante la minaccia della trasformazione sociale in corso, che tendeva a frammentare il patrimonio e a disperderlo nel mercato antiquario. (...) Credo che sia evidente, anche in questa mostra, la preoccupazione dominante di ricucire e restituire i contesti. (...) Una mostra di opere restaurate, come questa, ha un'attrattiva tutta sua. Ci fa entrare nel laboratorio del restauro con una scelta di casi particolari, documenta le ricerche compiute, gli atti che si sono resi necessari, le scelte strategiche. Il restauro è operazione prudente e prolungata, ma richiede decisioni su cui spesso non si può tornare. È del tutto naturale che il restauro appassioni specialmente i giovani. Stimola la loro curiosità, rende attuali le cose del passato, richiede cultura e manualità. Rompe gli steccati che dividono le scienze umanistiche dalle altre scienze. Purtroppo i programmi di restauro si trovano oggi di fronte a un problema molto serio. La forte diminuzione del personale delle Soprintendenze e le limitazioni dei nuovi ingressi hanno la conseguenza di interrompere la trasmissione di esperienze che solo nella pratica quotidiana possono essere apprese. A questo problema si connette quello della scuola. L'edizione napoletana di «Restituzioni» non si limita a presentare i risultati, ma ha incontrato la collaborazione delle università e degli istituti per approfondire insieme problemi e metodi, teorie e pratiche del restauro, per pensare insieme al futuro.