"Ruberie con i fondi del premio letterario e molestie sessuali". Soria: è solo invidia Pena di 7 anni per il fratello, ex funzionario della Regione Piemonte Al maggiordomo vittima di angherie e insulti razzisti un risarcimento di 55mila euro TORINO - «In questo momento mi viene alla memoria una massima di Seneca: "Non ti preoccupare dellamore che passa, non ti preoccupare della gelosia che passa con lamore, preoccupati dellinvidia"» dice Giuliano Soria. È il primo pomeriggio di ieri e lex patron del Grinzane Cavour ha appena saputo dal suo avvocato di essere stato condannato a quattordici anni e sei mesi di reclusione. I giudici hanno aumentato la richiesta di una condanna a 12 anni dei pm Gabriella Viglione, Valerio Longi e Stefano De Montis sommando i sei anni e sei mesi per i maltrattamenti e le violenze sessuali agli otto per i reati di peculato, malversazione, truffa aggravata «per conseguimento di erogazioni pubbliche». Anche Angelo Soria, il fratello maggiore, ex funzionario della Regione Piemonte, è riconosciuto colpevole di falso e peculato e condannato a sette anni. Lunico che si vede riconoscere le attenuanti generiche è lo chef Bruno Libralon, direttore dellIcif, la scuola internazionale per cuochi, che se la cava con due anni e 10 mesi. Nessuno dei tre imputati era in aula ad ascoltare la lettura della sentenza. «Il mio errore è stato quello di non guardarmi le spalle» dice ora Giuliano Soria. Linchiesta che lo ha scaraventato dalla ribalta culturale internazionale (la sua «creatura», Il premio Grinzane Cavour, ereditato nell82 dal sacerdote che lo aveva fondato lo aveva messo contatto con i più grandi artisti del mondo) in carcere e poi davanti ai giudici è nata dalla denuncia del suo maggiordomo, Nitish a cui è stato riconosciuto oggi un risarcimento di 55mila euro. Il ragazzo arrivato dalle Mauritius a fine 2009 si era presentato dal pm Stefano De Montis: «Mi chiama bestia selvaggia, sporco negro, schiavo» aveva raccontato. Poi, con imbarazzo aveva aggiunto: «Entrava in camera mia mentre dormivo...». Quella che pareva uninchiesta per molestie sessuali e maltrattamenti però dopo la deposizione di Flavia Gaidano, una dipendente di Soria, aveva imboccato una direzione diversa. La donna, interrogata due volte, aveva svelato uno scenario sorprendente: Soria utilizzava i contributi della Regione e del ministero dei Beni Culturali per scopi privati tra cui i lavori di ristrutturazione delle sue case a Torino, Ospedaletti e Parigi. I conti del Premio, passati al setaccio dalla Guardia di Finanza, rivelarono il resto. Ad esempio che era il fratello Angelo in qualità di dirigente della Regione a firmare i finanziamenti a Giuliano Soria che servivano solo in parte ad alimentare la gigantesca macchina del Grinzane Cavour e che spesso finivano nelle tasche del patron. E nel frattempo altri dipendenti avevano denunciato le prepotenze di Giuliano Soria, trasformandosi da «schiavi» in parti lese: un altro ragazzo delle Mauritius, Ahad Saidemeerrash e Laura Giudici, la segretaria dellassociazione culturale, costretta sedere immobile su una sedia e fuori dalla porta dellufficio in caso di qualsiasi mancanza, anche la più lieve. I pm a capo dellinchiesta erano quindi diventati tre data la mole delle indagini e ben presto lo scandalo era culminato nellarresto di Giuliano Soria (che rimase per mesi in carcere) e nella chiusura del Premio Grinzane, i cui beni successivamente furono acquisiti dalla fondazione Bottari Lattes. Sotto inchiesta finirono anche una decina di altri personaggi coinvolti a vario titolo e che nei mesi scorsi hanno patteggiato condanne più o meno severe. Ma ad essere spazzato via dallinchiesta fu il «mondo» di Soria, una corte di giornalisti, politici, imprenditori che animavano convegni, rassegne, eventi che precedevano la sontuosa cerimonia di consegna del Premio nel suggestivo castello di Grinzane Cavour, circondato dalle colline e dai vigneti del cuneese. «Secondo i giudici cera un meccanismo e ci sono tre colpevoli responsabili di tutto - dice ora Giuliano Soria - io, mio fratello e Libralon. Non è così».