LIrpinia sta per diventare il nuovo Texas, una terra ricca di petrolio. Una mappa estrattiva disegna un territorio di 700 kmq con 46 comuni interessati tra la provincia di Avellino e quella di Benevento, nel cui perimetro ricade il giacimento più grande dItalia. Un incommensurabile serbatoio doro nero che fa gola ai petrolieri e provoca invece la reazione convinta e ostinata dei comitati civici, che continuano a manifestare un aperto dissenso contro le estrazioni. La loro protesta è sostenuta tiepidamente dalle forze politiche e spalleggiata da alcuni sindaci, soprattutto quelli in cui cade la zona dintervento. La giunta regionale della Campania per il momento si limita a registrare lostilità che proviene dai territori interessati e nello stesso tempo a considerare il rifiuto allestrazione compreso nellordine del giorno, presentata in aula dallesponente dellopposizione Rosetta DAmelio e votato allunanimità dal consiglio regionale. Lostinato rifiuto contro le estrazioni non è dettato da un khomeinismo ambientale ma da unoggettiva valutazione dei rischi derivanti dallestrazione, come il possibile inquinamento delle falde acquifere, insieme al pericolo sismico, in una terra ballerina e di antica instabilità. A queste minacce si aggiunge il danno dimmagine che lestrazione di petrolio arrecherebbe alla provincia di Avellino, vanificando lo sforzo compiuto nellultimo decennio per una crescita turistica del suo territorio, attraverso la valorizzazione del notevole patrimonio artistico e quello paesaggistico, a cui la verde Irpinia lega la sua fortuna e la sua notorietà. Ma procediamo con ordine. La provincia di Avellino e soprattutto la sua parte più interna è stata per secoli interessata da fenomeni tellurici, alcuni di portata catastrofica come il terremoto del 1980, altri meno intensi ma con scosse lievi e continue che favoriscono un continuo e a volte impercettibile sciame sismico. Una terra ballerina che le mappe definiscono come una delle zone più esposte a fenomeni tellurici dellintero arco appenninico. Le trivellazioni a grande profondità potrebbero danneggiare o smuovere faglie favorendo e provocando sommovimenti tellurici. Ma non è il solo pericolo che lIrpinia corre con lestrazione del petrolio. Accanto allallarme sismico cè anche quello dellinquinamento delle falde acquifere, in una provincia considerata per le sue enormi risorse, il serbatoio idrico più importante e generoso del Mezzogiorno, che disseta da oltre un secolo la sitibonda Puglia. La regione levantina riceve lacqua dalle inesauribili fonti di Caposele e di Cassano e, ultimamente, anche dallacqua della diga di Conza, depurata da un impianto di potabilizzazione, opera faraonica interamente realizzata dalla Regione Puglia. Da anni lIrpinia persegue, insistentemente, una politica di sviluppo turistico, attraverso la valorizzazione di un ingente patrimonio artistico, sottratto allincuria e allabbandono, prima utilizzando i finanziamenti della legge sul terremoto del 1980, poi impiegando le risorse dei fondi comunitari. Interventi che hanno consentito il restauro degli ottanta castelli, di moltissime chiese e monasteri, dei siti archeologici di Eclanum municipio romano e Conza della Campania ed hanno incentivato lenogastronomia attraverso la produzione di vini di eccellenza come il Taurasi, il Greco di Tufo, i cui territori sono interessati da una crescita dellenoturismo. Limpulso allo sviluppo turistico non solo è venuto dalla valorizzazione delle strade del vino, ma anche dal recupero degli antichi tratturi, le millenarie vie della transumanza, solcate dai pastori che hanno reso lIrpinia terra di passaggio tra il mare Adriatico e il Tirreno. Tutto questo potrebbe essere distrutto per assecondare gli interessi economici delle lobby delloro nero a danno del territorio e del suo sviluppo. E così si rischia un altro sacco simile a quello che è avvenuto nella vicina Basilicata, dove è stato rinvenuto e attualmente sfruttato un enorme giacimento petrolifero con riserve accertate, pari a 450 milioni al barile per un valore di 50 milioni. Da tutto questo la Basilicata ottiene royalties basse, un misero 7 per cento che diventa 10 per un bonus benzina di 100 euro annuo ad ogni abitante. Una cifra risibile che non giustifica il danno ambientale che in Irpinia sarebbe ancora più rilevante per il pericolo che corrono le sue risorse naturali.