In Fiera ieri mattina è stato aperto il Salone del Restauro che in questa edizione è dedicato alle imprese e alla filosofia del recupero dopo il terremoto del maggio 2012. Tra i relatori anche Salvatore Settis che ha insistito sul forte bisogno di legalità nella ricostruzione e sul rispetto dei principi della Costituzione "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". E' quanto recita l'articolo nove della Costituzione, la legge fondamentale dello Stato. Ed è la norma richiamata ieri con profonda convinzione da Salvatore Settis, nell'atteso intervento d'apertura per l'inaugurazione del XX Salone del restauro, al via ieri mattina tra i padiglioni di Ferrara Fiere. A fare gli onori di casa, il presidente dell'ente fieristico, Nicola Zanardi, in una cerimonia alla quale hanno partecipato il capo di Progetto Restauro, Carlo Amadori, la vicepresidente della Provincia, Carlotta Gaiani, l'assessore regionale alla Programmazione territoriale, Alfredo Peri, la direttrice del MiBac, Anna Maria Buzzi e il sindaco Tiziano Tagliani. Proprio Tagliani ha ricordato il ruolo fondamentale del patrimonio artistico-culturale all'interno delle strategie comunali, strette nella morsa di un patto di stabilità che comunque non impedisce di progettare cantieri per il futuro: «Sono cantieri di restauro ricorda Tagliani Penso alle grandi chiese, alla Certosa, al grande lavoro su palazzo Massari, a Schifanoia. Ma penso anche a quella catena di trasmissione che c'è tra le amministrazioni locali e nazionali. E quindi mi riferisco al Meis, a Casa Minerbi e a iniziative straordinarie per la futura collocazione di Ferrara nel sistema culturale del nostro Paese». Edifici da restituire a nuova vita, al pari dei migliaia di manufatti storici distrutti dal terremoto del 20 e 29 maggio: chiese, palazzi e monumenti al centro di un accesa disputa tra coloro che auspicano un restauro "filologico" e coloro, invece, che aprono verso un restauro "sostitutivo" degli edifici danneggiati, all'insegna del "Dov'era, ma non com'era", slogan della manifestazione. Una disputa che scava fin dentro le fondamenta della ricostruzione, sulla quale si giocherà il futuro assetto dei centri storici distrutti dal sisma, e in cui ieri si è aggiunta l'autorevole voce di Salvatore Settis: «Le linee da adottare devono essere dettate dalla legge - afferma lo storico dell'arte - questo è un Paese che ha un disperato bisogno di legalità in tutti i settori, anche in quello del restauro. La tutela non è una prassi in cui bisogna inventarsi tutto da zero, ma ci sono delle buone pratiche fissate dalle normative». Per Settis, «l'Italia ha le leggi più antiche del mondo in questo ambito: rispettiamo la legge. E la legge, a cominciare dall'articolo nove della Costituzione, vuole che si dia priorità al contesto e che qualsiasi restauro ne sia rispettoso. E' questa l'unica ricostruzione possibile». Nessuna sostituzione dunque per i monumenti crollati, nonostante le indicazioni della soprintendenza regionale siano favorevoli a questa ipotesi: «Ogni restauro che non sia rispettoso del contesto va condannato - aggiunge Settis Qualsiasi intervento rappresenta comunque una sostituzione. Ma bisogna prestare molta attenzione al manufatto con cui si sostituisce: se una persona, in un incidente d'auto o in un incendio, si brucia il volto, che volto gli vogliamo restituire? Il volto di un altro,magari più bello, o il suo? Io credo che si debba ridare a chi resta traumatizzato il proprio volto, così come ai centri storici traumatizzati si devono restituire i propri monumenti. Le eventuali sostituzioni devono essere una soluzione rarissima. Invece vedo con grande preoccupazione che si dà all'idea della sostituzione una sorta di priorità di principio che rappresenta il contrario di ciò che prescrivonole leggi e la Costituzione»