Un coro di critiche: «E il federalismo?». Perplessità anche tra gli urbanisti I Comuni non hanno gradito. La presentazione della bozza di legge sul governo del territorio, arrivata nei loro uffici, ha scatenato una reazione pesantissima da parte dell'associazione che li rappresenta, l'Anci Toscana. Un comunicato in cui si dichiara inaccettabile il potere di veto introdotto dalla Regione, ma anche un documento tecnico di 14 pagine in cui, punto per punto, articolo per articolo, si controbatte a gran parte delle scelte dell'assessore regionale Anna Marson. L'unico altro soggetto, più dialogante, che è intervenuto è stato l'Inu, l'istituto nazionale di urbanistica, che ha realizzato un confronto pubblico con la stessa Marson. «La legge ha il merito di individuare i due principali problemi odierni del governo del territorio spiega Enrico Amante, presidente dell'Inu Toscana cioè limitare il consumo di suolo e aumentare il livello di partecipazione alle scelte urbanistiche». Ma le risposte date non piacciono neanche all'Inu, che pure si è detta favorevole al confronto. «Si introduce perentoriamente per legge una distinzione tra aree urbane e rurali, una distinzione secca che può essere modificata in alcuni casi con il parere obbligatorio della Regione, ma in altri non è praticamente possibile modificare» attacca Amante che vorrebbe invece una possibile modifica «d'intesa tra Regione, Province e Comuni». Ancora: «Per come è scritta, più che una legge sul governo del territorio, sembra un Pit, un piano: non si può, per legge, definire il perimetro delle aree urbane e rurali». Certo, esiste il problema della «sprawling», dell'espansione massiccia e incontrollata dell'urbanizzazione «come è successo nella Piana fiorentina», ma non certo ai livelli «della periferia londinese». Ci sono poi altri aspetti, molto tecnici ma secondo Amante fondamentali, che nella legge non vanno: «I Comuni vengono lasciati soli, proprio nel momento in cui avrebbero bisogno di supporto per la pianificazione». In una situazione in cui già adesso la Regione viene sentita lontana «si radicalizza questa separazione». E infine, il rapporto pubblico-privato: perché «finora si è pensato di realizzare interventi pubblici prendendo margini di profitti agli interventi privati autorizzati». Ma, secondo il presidente dell'Inu, questa strategia rischia di essere inefficace «soprattutto ora che anche i privati fermano gli investimenti». Resta però un dubbio: i vari scandali urbanistici che si sono visti negli ultimi decenni in Toscana, da quello «storico» di Monticchiello, ora non sarebbero più possibili, grazie a questa legge. Non è un bene? «Attenzione ribatte Amante ricordate che tutti i casi finiti sulla stampa, i peggiori ecomostri, sono nati con il bollino delle sovrintendenze e grazie a Piani strutturali e regolamenti urbanisti che avevano il sì anche della Regione». Insomma, «nessuna legge assicura un buon piano. La legge deve creare le condizioni per fare scelte di qualità, invece io qui vedo ancora procedimenti farraginosi». E ancora: «Ricordo l'intervista del procuratore di Firenze Quattrocchi: secondo lui l'urbanistica contrattata non esiste, mentre nel mondo il coinvolgimento dei privati, in modo trasparente, esiste eccome. I piani non si fanno in segreto negli uffici del Comune: ma perché sia possibili farli coinvolgendo anche i privati, oltre che i cittadini, occorre una nuova disciplina urbanistica». Alcune delle critiche dell'Inu sono simili a quelle dell'Anci. Ma i Comuni toscani contestano l'impianto della legge, il ruolo «sovraordinato, come non ci fosse stata la riforma federalista del Titolo V della Costituzione» che la Regione si riserva, come sfugge ad uno dei sindaci presenti all'infuocata assemblea di qualche giorno fa. La «maestrina dalla penna rossa» (citazione di Simone Gheri, sindaco di Scandicci), così viene vissuto dai Comuni il ruolo di Palazzo Sacrati Strozzi che emerge da quella bozza di testo, che ora loro vogliono ridiscutere. Compresi i tempi che impone: per i piani strutturali e i piani operativi, i termini per essere presentati sono «al di fuori della capacità dei grandi Comuni, figuriamoci dei piccoli», commentano i sindaci. Ma, raccontano dall'Anci, dopo l'alzata di scudi, complice anche la complicata situazione politica regionale e nazionale, il processo della nuova legge si sarebbe quasi interrotto. Più ottimista è invece l'Inu. «Occorre non alzare i toni ma trovare una sintesi politica e tecnica che tenga conto di tutte le istanze della comunità toscana e che sia soprattutto in grado di offrire risposte concrete ai temi che investono oggi il governo del territorio» commenta Amante.
Toscana, governo del territorio. I sindaci: Svolta inaccettabile
La bozza di legge sul governo del territorio ha scatenato una reazione pesantissima da parte dell'Anci Toscana, che ha dichiarato inaccettabile il potere di veto introdotto dalla Regione. L'Inu ha realizzato un confronto pubblico con l'assessore regionale Anna Marson, che ha individuato i due principali problemi del governo del territorio: limitare il consumo di suolo e aumentare il livello di partecipazione alle scelte urbanistiche. Tuttavia, la legge ha introdotto una distinzione tra aree urbane e rurali, che può essere modificata solo con il parere obbligatorio della Regione.
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