Perché continuano a costruire le case e non lasciano l'erba?" si chiedeva il ragazzo della via Gluck. Erano gli anni '60 e proprio in quel periodo Dodi e Piccinato elaboravano il piano regolatore di Pisa, che sarebbe però entrato in azione solo nei primi anni '70. Il piano, come noto, prevedeva uno sviluppo della città verso oriente, risparmiando Pisa da una crescita verso il mare, prescrizione della quale, agli inizi del III millennio, avrebbero fatto giustizia i colossali interventi nell'area Saint Gobain e dintorni. Avvertiva già, il piano Dodi-Piccinato, la necessità di dotare Pisa di altri polmoni verdi che bilanciassero il costruito. Sappiamo com'è andata a finire: il passaggio diretto dalla scala urbanistica a quella edilizia ha prodotto il caos urbano delle zone della città ad est del centro, affette dalla cronica mancanza di spazi pubblici. Una delle poche aree rimaste escluse da questo sviluppo disordinato, anche a causa di un antico assetto proprietario assai chiacchierato è, o era, quella per la quale gli abitanti di Cisanello richiedono a gran voce la promozione a parco pubblico. Si apprende che la destinazione edilizia di una parte di quest'area, pur con volumetrie graziosamente ridotte da cinque ad un piano fuori terra, consentirebbe di raggiungere più facilmente lo scopo desiderato. In realtà lo scambio tra intervento privato e destinazione di aree ad uso pubblico Pisa l'ha già abbondantemente conosciuto nel suo passato remoto e recente, da Largo Ciro Menotti all'affare Sintergres, alla piazza Vittorio Emanuele, grazie alla quale Pisa può vantarsi di possedere la piazza più brutta del mondo, oltre alla più bella. Nemmeno quando lo speculatore assume l'identità pubblica la cosa funziona come dimostrano i preoccupanti risvolti - peraltro abbondantemente annunciati - che sta presentando l'operazione Sesta Porta ove il previsto parco delle Mura, che ne doveva rappresentarne la parte di offerta sociale, non vedrà la luce per chissà quanto tempo. Gli esiti di questo modo di concepire ciò che resta dell'urbanistica sono sotto gli occhi di tutti: scambiare gli oneri di urbanizzazione (che consentono - indebitamente - ai Comuni di usare il denaro versato loro da chi costruisce per tappare le falle dei propri bilanci) con il consumo del territorio ci ha portato alla devastazione. Occorre smontare la logica secondo la quale una dotazione di servizi pubblici è possibile solo se arriva al traino di un consistente intervento privato, come è accaduto a Calambrone dove una volta che ci si è accorti che in quell'enorme sviluppo edilizio si era trascurato completamente di creare spazi di relazione, non si è trovato di meglio che realizzarli, sì, ma a corredo di un altro intervento edilizio in un circolo vizioso che minaccia di non avere fine. Bene fanno quindi gli abitanti di Cisanello a chiedere la realizzazione del parco senza scambi con l'insediamento di un nuovo centro per la grande distribuzione di cui si sente davvero un gran bisogno, visto che nel raggio di nemmeno un chilometro se ne possono contare almeno tre. Il parco di Cisanello, su cui incombono gli inquietanti ecomostri di cemento delle torri mai completate (della cui ultimazione in tempi rapidissimi si era fatto garante addirittura l'assessore all'urbanistica) può comunque iniziare a risarcire la città. Risarcirla dal danno procuratole da uno sviluppo edilizio dissennato e risarcire la ferita esistente tra centro e zone di nuova costruzione. Non è ancora troppo tardi per evitare che la periferia di una piccola città come Pisa si sostanzi definitivamente in un Bronx: realizzare il parco senza aggiungere altro cemento è il modo di affermare che gli interessi dei cittadini vengono prima di quelli dei singoli e che l'urbanistica può tornare ad esser uno strumento di programmazione e non un campo di trattativa. Alessandro Baldassari architetto direttore del Centro Studi "Gilberto Guidi" per l'architettura e l'urbanistica.
PISA - urbanistica e pèroposte. Un parco per risarcire la città
Riassunto in 200 parole:
Il piano regolatore di Pisa, elaborato da Dodi e Piccinato negli anni '60, prevedeva uno sviluppo della città verso oriente e la prescrizione della crescita verso il mare. Tuttavia, il passaggio dalla scala urbanistica a quella edilizia ha prodotto il caos urbano delle zone ad est del centro. Una delle aree escluse da questo sviluppo è quella di Cisanello, dove gli abitanti richiedono la promozione a parco pubblico. Una parte di questa area potrebbe essere destinata a parco pubblico, consentendo di raggiungere lo scopo desiderato.
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