Era un'ambizione che prospettava un futuro improntato alla cura del territorio, dei valori del paesaggio e dell'ambiente come prospettiva economica e di sviluppo, oltre che culturale. La forza della Città della Scienza è stata quella di proporre un modello di ricerca e di formazione profondamente innovativo, sviluppato sulla base di un'iniziativa dal basso, in forza dell'intelligenza e della creatività di un gruppo di intellettuali che anteponeva un'idea di respiro internazionale alle beghe della politica locale. Un'idea lungimirante che aveva attratto finanziamenti dall'Europa e aveva convinto un pragmatico Bassolino a cambiare, seppure puntualmente, la rigida e confece servativa impostazione del Piano De Lucia, mirato alla rinaturazione dell'area di Coroglio. Bagnoli negli anni Novanta era il simbolo di una città capace di recuperare "archeologicamente" i valori della sua identità paesaggistica, e di focalizzare l'attenzione del pubblico sull'importanza degli spazi collettivi, il parco, la spiaggia, le grandi attrezzature per il loisir. Città della Scienza era il simbolo della primazia di una creatività e di una intraprendenza tutta partenopea, in grado anche di rimodulare le regole e di affermarsi come straordinario evento collettivo. La Metropolitana ha proiettato le nostre politiche urbane sullo scenario internazionale, come modello di buone pratiche: nel 2002, il Times pubblicò l'articolo "Naples takes the tube". L'intera comunità scientifica internazionale (fino alla Cina) si interessava profondamente del modo in cui, in una città considerata obsoleta e arretrata, si costruiva uno straordinario sistema di trasporti mettendo insieme innovazione tecnologica, competenza pianificatoria, valori archeologici di una città porosa, e si utilizzava sapientemente la grande architettura con un uso mirato delle archistar. La costruzione del metrò è stata in questi anni uno straordinario volano economico per la città, ma anche di sviluppo urbanistico: i nuovi tracciati, le stazioni e i loro raccordi alla città, hanno innovato l'idea dello spazio pubblico e hanno contraddetto lo storico immobilismo nella trasformazione urbana della città. Inoltre, alla scala della conurbazione e delle relazioni regionali, la metropolitana intesa appunto come rete regionale ha mostrato le potenzialità di ridisegnare le geografie relazionali del territorio, nonché di costruire un virtuoso policentrismo. La catastrofe del 4 marzo ha prodotto la deflagrazione di una situazione già compromessa. Crolli e incendi conferiscono valore emblematico a una crisi in atto: Bagnoli è ferma in uno stallo gestionale incapace finanche di trovare spunto dalle risorse del mercato, come dimostrano le aste sempre disertate per la vendita dei suoli per il nuovo housing. Dentro Bagnoli, la Città della Scienza soffriva di una profonda crisi di creatività oltre che, come ben noto, di risorse. La metropolitana negli ultimi anni non è più stata un obiettivo prioritario delle politiche regionali; i cantieri di molte delle linee di progetto sono fermi da tempo, le imprese costruttrici falliscono, in un quadro dei trasporti alla scala comunale e regionale sempre più critico. Tuttavia il 4 marzo questi simboli sono stati travolti non da una crisi istituzionale, programmatoria o politica ma da eventi materiali, drammatici, catastrofici che hanno una carica simbolica molto più pervasiva della crisi finanziaria. La città e la sua amministrazione si trovano davanti alla improrogabile necessità di rilanciare azioni strategiche e di lungo periodo per riportare la nostra società su un percorso di sviluppo e di crescita. Le accademiche e forbite discussioni sulla ricostruzione dei padiglioni distrutti della Città della Scienza 50 metri più in qua o più in là, occupano un livello di interesse assai lontano dalle esigenze di una società che chiede di concentrare le sue risorse e le sue competenze in un nuovo disegno di futuro. Al contempo, la prospettiva strategica di una città che punta su pedonalizzazioni più o meno estese, e sull'urgenza di ospitare eventi e Coppe America di qualsiasi genere (tentando di dimenticare il Forum delle culture), appare irrimediabilmente asfittica e incapace di scalfire minimamente la superficie dell'emergenza generazionale di fronte a cui ci troviamo. In che modo la città saprà utilizzare l'innovazione tecnologica in una logica di smart city, come potrà rigenerare le aree in declino che vanno riciclate? Sarà in grado di utilizzare un approccio ecological sensitive alla trasformazione urbana, lavorando sulle risorse suolo, acqua, energia come forme del progetto? Come saprà rinnovare un'offerta abitativa per i cittadini più deboli, come rilanciare il trasporto pubblico, come rendere operative e pragmatiche le scelte del piano? Queste domande chiedono, in tempi brevi, nuovi paradigmi di una politica per la città e molte buone idee per una nuova, ma diversa crescita, ad esempio per quello che gli economisti della sostenibilità definiscono un green new deal. Appare oggi necessario affermare nuove idee guida di rinnovamento capaci di creare consenso e fiducia, di mostrare forza gestionale e amministrativa, di coinvolgere competenze e creatività intorno a un progetto su cui concentrare le risorse di una città che può (e vuole) cambiare: il crollo materiale dei simboli di una stagione che si è chiusa reclama l'irrimediabile urgenza di una loro rigenerazione.
NAPOLI - I SIMBOLI DA RIGENERARE
La Città della Scienza a Bagnoli è stata un simbolo di una città che si è concentrata sull'innovazione e sulla creatività. La metropolitana è stata un modello di buone pratiche per le città del mondo, ma oggi la città si trova di fronte a una crisi di creatività e di risorse. La catastrofe del 4 marzo ha prodotto la deflagrazione di una situazione già compromessa. La città deve rilanciare azioni strategiche e di lungo periodo per riportare la società su un percorso di sviluppo e di crescita. La città deve utilizzare l'innovazione tecnologica in una logica di smart city, rigenerare le aree in declino e rinnovare l'offerta abitativa per i cittadini più deboli.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo