Da ormai più di dieci anni, a Milano nessun assessore alla Cultura riesce a finire il proprio mandato. Nella seconda giunta Albertini, Salvatore Carrubba si dimise a seguito delle polemiche sulla Scala; il sodalizio tra Letizia Moratti e Vittorio Sgarbi durò ben poco. Con la rottura che si è consumata nel fine settimana, tocca oggi a Giuliano Pisapia e Stefano Boeri mantenere questa tradizione di difficile convivenza. La notizia della crisi ha colto di sorpresa anche i più attenti osservatori delle vicende culturali milanesi. La ruggine tra sindaco e assessore era nota fin dall'inizio. Già dopo pochi mesi dall'insediamento della giunta c'era stato un redde rationem che aveva portato al ritiro delle deleghe sull'Expo, inizialmente in capo alla Cultura. Ma negli ultimi tempi, complici anche alcuni indiscutibili successi di Boeri, come Bookcity o la mostra di Picasso, ottenuti con l'impegno di risorse pubbliche davvero limitate, la convivenza pareva più pacifica. E, dopo qualche iniziale incomprensione, anche l'apprezzamento pubblico generale per l'operato dell'assessore era piuttosto diffuso; per questo a molti, compreso chi scrive, l'allontanamento è parso incomprensibile. Giusta o sbagliata che fosse la sostituzione di un assessore come Boeri era comunque un compito impervio. La scelta di Filippo Del Corno pare senza dubbio adeguata. Presentato un po' impropriamente come un «esterno» (lo è stricto sensu, in quanto non fa parte del consiglio comunale; ma è un esponente del Pd, all'interno del quale ha fatto una convinta campagna elettorale a favore del segretario Bersani), Del Corno è personaggio di qualità del mondo culturale milanese, dove si distingue per serietà, positività e competenza. Relativamente giovane ha 43 anni di professione fa il musicista classico, mestiere che ha sempre affrontato con una passione e un impegno totali, fondando appena venticinquenne «Sentieri Selvaggi». In questo ruolo, Del Corno ha sempre espresso idee più che interessanti sullo svecchiamento della cultura. Forse proprio perché lavora in un mondo molto tradizionale e conservatore come quello della musica classica, si è sempre battuto per una cultura più facilmente comprensibile per tutti. Coerentemente con questa visione, ha scritto opere musicali magari non facili, ma con un forte legame con la realtà e la storia. Del Corno è certamente meno preparato per quello che concerne l'organizzazione culturale. Ha però alle spalle poco più di un anno di presidenza della Fondazione Milano, che raggruppa le scuole civiche comunali, dove auspicabilmente si è fatto le ossa. Certo, dovrà orientarsi in fretta: già in condizioni normali la direzione dell'assessorato alla Cultura è un mestiere di grande difficoltà; in questo periodo di vacche magrissime, lo è ancor di più. Ma ci sono ottime iniziative già in cantiere, e gran voglia di collaborazione da parte di tutti.