Dopo la chiusura di Storia patria rischia l'istituzione di Cefalù Soldi pubblici addio, ora serve una ricetta per resistere Angelo Piscitello, presidente della Fondazione che custodisce opere d'eccezione della cultura siciliana e non solo la preziosa tavoletta di Antonello, ma anche una importante raccolta archeologica che ha la sua punta di diamante nel cratere del "Venditore di tonno" racconta la sofferta decisione: «La liquidazione della Fondazione è emblematica: i nove lavoratori del museo sono senza stipendio da giugno, e non possono più lavorare gratuitamente, e il disavanzo che abbiamo cercato di recuperare in vari modi, anche ponendo in vendita dei terreni legati alla Fondazione, adesso non è più appianabile. A un certo punto abbiamo anche pensato alla vendita all'asta, da Christie's o Sotheby's, dell'opera di Antonello, per far capire quanto grave è la situazione in cui ci troviamo». Insomma, dopo la chiusura del Museo del Risorgimento della Società di Storia patria, è allarme rosso per i musei siciliani. La Fondazione Mandralisca, ente privato munito di personalità giuridica e quindi soggetto a norma di legge alla vigilanza della Regione Siciliana, è tra l'altro una tipologia particolare, quella della casa-museo. Questo impone che il patrimonio non sia alienabile in maniera frammentata, né slegato dal luogo, ovvero la casa del barone Mandralisca, fondatore della collezione e della biblioteca, che tra l'altro, è l'unica di Cefalù, visto che il Comune non ne possiede una. Per la verità, il barone era stato attento a dotare il suo lascito anche della maniera per gestirlo, ovvero l'affitto dei fondi rustici assegnati con testamento: ma i tempi sono cambiati, le rendite sono ormai azzerate: gli ultimi beni sono stati alienati per adeguare l'impianto elettrico alle normative vigenti, e per realizzare il nuovo impianto antifurto, lavori ormai indifferibili. L'ultimo contributo regionale, ancora da riscuotere è stato iscritto nel bilancio 2012 per 142 mila euro: con questo la Fondazione risulta oggi debitrice nei confronti del personale degli stipendi maturati da giugno scorso ad oggi, per un totale di 116 mila euro per il 2012 e 34 mila euro per questi mesi del 2013. Mentre per quanto riguarda le entrate proprie, per il 2012 ammontano a 111 mila euro, di cui 70mila derivano dallo sbigliettamento. Per il funzionamento della struttura, oltre alle spese di ordinaria amministrazione, luce elettrica e utenze, occorre far fronte all'obbligo per legge della guardiania ventiquattr'ore su ventiquattro per tutto l'anno. Dice Piscitello: «La Fondazione in liquidazione è una perdita per tutti e un gravissimo danno di immagine per l'intera Sicilia». Il caso del Mandralisca è emblematico di un momento di crisi generale dopo il taglio dei contributi della "tabella H", che pone il problema se i musei privati riescono a sopravvivere senza soldi pubblici. O se queste stesse strutture sono ormai fuori mercato. Sergio Gelardi dirigente generale dell'assessorato ai Beni culturali anticipa: «Abbiamo erogato i pagamenti per il 2012, ma nella bozza del prossimo bilancio al momento non sono previsti finanziamenti per le realtà che fanno riferimento all'ex-tabella H. In questi giorni si discute della creazione di una commissione che possa valutare le attività svolte nel 2012 per pensare a una politica per il futuro». E così enti e fondazioni piombano in uno stato di sconforto, ancora prive di strategie certe per affrontare un futuro senza rete di protezione. Ha già chiuso a metà gennaio il Museo di Storia patria, con il licenziamento dei quattro dipendenti che lavoravano da oltre 15 anni e ha chiuso per alcuni mesi il Museo delle Trame Mediterranee della Fondazione Orestiadi di Gibellina, che ha riaperto da due settimane giusto per dimostrare la volontà di sopravvivenza. Il Museo delle marionette di Palermo, stando alla tabella H del 2012, aspetta una sovvenzione pari a 103 mila euro. Si tratta di un settimo del bilancio annuale che serve a tenere aperto il museo che ospita una collezione di marionette di un valore stimato intorno ai 10 milioni di euro e che svolge attività teatrali, fra cui lo storico Festival di Morgana. «Chiuderemo ad aprile se la Regione non ci fa sapere quale sarà il nostro futuro», dice provocatoriamente Rosario Perricone direttore del Museo. Con questi centomila euro si riescono a mala pena a pagare le bollette e l'affitto, i visitatori nell'ultimo anno sono stati 23.270 per un totale di 32 mila euro di incasso. Il personale annovera due dipendenti stabili, fra cui un custode a mezzo servizio e quattro collaboratori. «Il 70 per cento degli introiti che derivano dalle attività li reinvestiamo - continua Perricone - Abbiamo gli stessi obblighi per legge di un museo regionale, fra cui quello della sicurezza. Dobbiamo spendere per garantire la manutenzione della collezione dei pupi che, essendo di materiale deperibile, è costante. Io sarei felice di potermi affrancare da un sistema aleatorio come quello della tabella H che ogni anno ci costringe a dire chi siamo. Il finanziamento pubblico serve per presentarci alle banche e potere dimostrare un minimo di certezza economica ». Quando si parla di innovare, Perricone è perplesso: per lui il museo una realtà viva che non può essere snaturata con tecniche di marketing da cassetta. Una delle attività per far fronte alla crisi è la campagna "Adotta un pupo", che consente ai privati di contribuire alla manutenzione della collezione. Lamenta una situazione di sofferenza finanziaria anche la Fondazione Piccolo di Capo d'Orlando. Dal 2007 a oggi i contributi sono scesi progressivamente: dai 70 mila euro previsti nel 2010 si arriva ai 32 mila del 2012, a oggi ancora non pagati. La Fondazione gestisce la casamuseo e l'orto botanico del parco con il cimitero dei cani. I visitatori riescono a fare incassare appena 6mila euro l'anno. A oggi, per ridurre al minimo le spese, ci sono solo due dipendenti della Fondazione, il resto si regge sul volontariato. «Abbiamo anche una convenzione con l'Università di Messina, cediamo i locali in cambio di servizi. Bisogna sopravvivere alla crisi - dice Carmelo Romeo presidente della Fondazione - Si potrebbero fare tante cose, abbiamo pensato a mettere a frutto il parco, stiamo istituendo l'associazione Amici di Villa Piccolo per chiedere un aiuto economico a gente del mondo della cultura. Si potrebbe pensare di aumentare l'attività del Caffè e magari affittare i locali per fare cassa, ma non possiamo pensare ad attività che snaturino l'essenza della Fondazione». Emerge, insomma, l'esigenza di conciliare la conservazione dei patrimoni artistici con il potenziamento dell'impatto economico della produzione culturale. Antonio Gerbino, responsabile della comunicazione per la Sicilia di Civita, società che si occupa di gestione e valorizzazione dei beni culturali, avverte che non è un'equazione semplice. «La verità è che la tabella H mette sullo stesso piano realtà troppo diverse, tra cui alcune scadenti. Prima di parlare di marketing, merchandising, book-shop e servizi di caffetteria, attività pur necessarie per il sostentamento dei musei, si dovrebbe parlare di qualificazione e professionalizzazione di quello che esiste già. È innegabile una resistenza dei musei siciliani a semplici innovazioni: puntare sulla comunicazione, curare la formazione del personale, aggiornare i siti internet sono operazioni che garantirebbero, senza investimenti eccessivi, un'immediata ricaduta sull'aumento dei fruitori e dunque dell'economia generale del museo».