Palazzo Muratori a Romano di Lombardia Dubbi in maggioranza: «A fine mandato non ha senso». Il sindaco: abbatterlo o riqualificarlo. E scoppia la polemica Palazzo Muratori a Romano di Lombardia C'è chi lo considera una bruttura e chi, invece, lo difende a spada tratta: è Palazzo Muratori, a Romano, che da quando fu realizzato nel 1995 non smette di far discutere gli abitanti. Nel 2009 il sindaco Michele Lamera vinse le elezioni anche grazie alla promessa di dare la parola ai cittadini sul futuro dell'edificio. A quattro anni di distanza e a poco più di uno dalla fine del mandato, il primo cittadino non ha rinunciato a quell'impegno. «Stiamo analizzando che cosa fare - assicura -. Più che a un referendum secco, pensiamo a una consultazione popolare proponendo una scelta tra abbatterlo e allargare la piazza, o riqualificare l'immobile». Un restyling energetico piuttosto che estetico. Il problema, infatti, è anche funzionale: il piano terra è tutto aperto, di fatto un porticato, e l'edificio dispone solo di due sale. «Nel caso, sarebbe una revisione degli impianti per contenere i consumi molto alti - chiarisce Lamera -. Non avrebbe senso intervenire architettonicamente, perché i costi esploderebbero. Allora tanto vale demolirlo». Al solo accostare il nome di palazzo Muratori alla parola demolizione, però, l'ex sindaco Emilio Tognoli si inalbera. «E' un errore - sbotta -, chi pensa a questa possibilità non conosce la storia di Romano: quell'edificio è un tributo a un lavoro umile ma fondamentale per la nostra città». Tognoli respinge anche l'opinione che sia brutto: «E' un dato estetico opinabile. E' invece incontrovertibile il valore dell'operazione che portò alla sua costruzione. Prima c'era la sede della Cariplo di proprietà della parrocchia che, cedendola al Comune, ottenne i soldi per il nuovo oratorio». Sullo stile moderno Tognoli, che ai tempi era già in amministrazione - sindaco Giuseppe Longhi- ricorda: «Fu un percorso lungo e tormentato. Vista l'eterogeneità di stili della piazza la Soprintendenza consigliò di inserirvi un edificio moderno». Secondo chi contesta il palazzo, proprio il fatto che l'edificio rappresenti in qualche modo l'eredità del sindaco Longhi porterebbe il centrosinistra a difenderlo a priori. «Sono convinto che su una questione centrale come questa occorra consultare i cittadini - chiarisce Lamera-. Non c'è nulla di politico a sentire cosa ne pensano di un'opera tanto discussa. Non faccio certo una questione pro o contro Longhi». «La questione è stata cavalcata dal centrodestra a fini elettorali - obbietta il consigliere d'opposizione Diego Finazzi -. Bello o brutto, è una proprietà del Comune e ha un valore. Prima rinunciarvi bisognerebbe provare a valorizzarlo. E questo non è mai stato fatto». Dubbi sul referendum arrivano anche dalla maggioranza: «Parlo a titolo personale - chiarisce il capogruppo del Pdl Pietro Bisighini -, ma considero il referendum fuori tempo massimo. Aveva senso a inizio mandato, ora non so. Soprattutto manca un progetto alternativo da proporre». Pensa che sia una mossa elettorale anche il consigliere del Pd Simone Sferch: «I tempi per un referendum sono strettissimi, nell'ultimo anno di mandato non si può fare. A Romano ci sono altri problemi. Se fosse stata priorità lo avrebbero già fatto e non avrebbero aspettato ultimo anno». Pietro Tosca
Romano Referendum su Palazzo Muratori. L'ex primo cittadino: Un errore demolirlo.
Il Palazzo Muratori a Romano di Lombardia è un edificio che da quando fu realizzato nel 1995 non smette di far discutere gli abitanti. Il sindaco Michele Lamera ha promesso di dare la parola ai cittadini sul futuro dell'edificio e ha proposto una consultazione popolare tra abbatterlo, allargare la piazza o riqualificare l'immobile. Il problema è che il piano terra è tutto aperto e l'edificio dispone solo di due sale, quindi un restyling energetico sarebbe necessario. L'ex sindaco Emilio Tognoli difende l'edificio, che considera un tributo a un lavoro umile e fondamentale per la città, mentre il consigliere d'opposizione Diego Finazzi lo considera brutto.
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