Affreschi attribuibili ad Aspertini e a Michele di Matteo. Sono le sorprese emerse in seguito ai restauri dell'ex Convento delle acque dei frati Gesuati. Il complesso appena fuori porta San Mamolo è stato acquistato da una cordata di privati che vi costruirà appartamenti di lusso. Le opere sono state ritrovate sotto strati di tinte in un contesto completamente degradato. Celato allo sguardo e alla memoria dei bolognesi per lungo tempo, ha subito il sedimentarsi di vicende che ne hanno modificato la struttura, senza però cancellare i segni di una storia fatta di devozione e arte, oblio e degrado. Una storia singolare, quella del Convento delle Acque dei frati Gesuati, complesso architettonico appena fuori porta San Mamolo lungo l'omonima via, che di recente ha portato al ritrovamento di preziose e inattese testimonianze: un grande affresco raffigurante la crocifissione, attribuito certamente a Michele di Matteo risalente al 1420 e parti di un affresco in cui è chiaro lo stile di Amico Aspertini, dei primi del '500. Per arrivare alle opere dei due pittori però, bisogna cominciare dall'acquisto dell'intero complesso da anni lasciato in uno stato di incuria ed abbandono e suddiviso in cinquantaquattro piccole abitazioni da parte di una società, Convento delle Acque srl, che ha avviato dei lavori per la realizzazione di 22 appartamenti di diverse dimensioni, riportando alla luce le caratteristiche strutturali del convento: dall'antica sala capitolare, al chiostro con il pozzo, fino alla parte superiore dell'edificio, dove era l'appartamento del priore. Il restauro, secondo i vincoli posti dalle soprintendenze per i Beni storici e artistici, architettonici e paesaggistici, è stato un lavoro articolato e 'rispettoso' della storia del convento: «La struttura era in uno stato di evidente degrado ci spiega il geometra Marco Poluzzi (collaboratore dell'architetto Leonardo Marinelli della soprintendenza dei beni architettonici) che ha seguito i lavori , pareti e soffitti soffocati da strati di tinta, alcuni ambienti adibiti a piccoli laboratori o abitazioni, quello che era il giardino-orto dei frati, ridotto ad un cortile malmesso». La storia del convento, il cui nucleo originario risale ai primi del 1300, è strettamente intrecciata a quella dei frati Gesuati, inizialmente non un vero e proprio ordine ma una compagnia di laici dedita alla cura dei mendicanti e degli appestati, fondata dal senese Giovanni Colombini; erano detti anche frati «delle acque» perché noti per la preparazione di acquavite, allora ritenuta una cura contro la peste; proprio per questo motivo venne a loro affidato il convento con il chiostro di Sant'Eustachio, nel 1390. Gli affreschi di Michele di Matteo, erano nascosti, nella parte di un muro tra il soffitto dell'antica sala capitolare e il pavimento del piano superiore. Ora staccati per il restauro probabilmente verranno posti in quella che fu la sala: «Un ritrovamento straordinario sostiene la storica dell'arte Manuela Rubbini che, per conto della proprietà, ha curato una dettagliata ricerca storica sul complesso perché di questi affreschi non vi sono tracce documentarie in quanto i testi, anche i più noti, risalgono al 1550 quando vi era già stato l'ampliamento del convento». La costruzione del piano superiore infatti portò alla «sepoltura» degli affreschi: «Lo stile, i colori mi hanno fatto subito pensare a Michele di Matteo, di cui abbiamo un affresco in Santo Stefano e alla Pinacoteca; mentre queste ultime sono opere della maturità però l'affresco che rappresenta la crocifissione, la prima raffigurazione della passione narrata dai profeti Elia e Davide è stato realizzato da di Matteo in giovane età. Genero di Jacopo di Paolo, ebbe uno stretto legame con il convento, a cui lasciò tutti i suoi beni, successivamente suo figlio ne divenne priore». Non meno interessanti, per la studiosa, le parti di un affresco posto lungo il chiostro: «Lo stile di Amico Aspertini è inconfondibile, impossibile sbagliarsi: le forme delle figure, delle teste del frammento posto su una parete del chiostro sono dell'artista bolognese. A supporto, vi sono documenti storiografici; anche su un altro frammento raffigurante delle teste vedo la mano di Aspertini, lo stile è quello». Queste ultime però furono, se non proprio cancellate, rimaneggiate successivamente quando i Gesuati si piegarono a Giulio II e Aspertini, che fece le barricate con i Bentivoglio a difesa della città, fu costretto a scappare. «Su tutti i muri del chiostro vennero dipinte da Benedetto da Marone e da Lattanzio Gambara, scene della vita del fondatore dell'ordine» Parte di questi affreschi sono sono ancora visibili; ne cura il restauro Umberto Vanzo, così come per il recupero degli affreschi del piano superiore,attribuiti agli allievi del Baglioni.