La Nazionale alla Cittadella della cultura e Santa Teresa dei Maschi a Bari Vecchia sono due realtà in crisi, a cui ridare un'anima Fra gli ipotetici cantieri destinati allo spettacolo, alla musica, alla drammaturgia e all'arte contemporanea di cui a Bari si discute da quasi venti anni, come scriveva Fabrizio Versienti sul Corriere del Mezzogiorno del 2 marzo, qualcosa è stata nel frattempo realizzata. Fra le mura dell'ex macello comunale che ha preso il nome di Cittadella della Cultura, vive oggi la Biblioteca Nazionale «Sagarriga Visconti Volpi». Appartata dal centro urbano, lungo un asse viario di fuga dalla città, senza un'adeguata segnaletica né veloci mezzi di collegamento, qui sembrano materializzarsi le parole di Borges: «la Biblioteca perdurerà, illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta». Dall'altro capo del mondo barese, nel pieno centro antico di largo San Sabino, appena al di là di strabordanti cumuli di immondizie, la Biblioteca provinciale di Santa Teresa dei Maschi rinata come biblioteca per le arti e la cultura, sfiorisce sotto la cupola dei carmelitani, proprio lì dove libri, musica, teatro, cinema, si erano riempiti delle voci di artisti, scrittori, attori, musicisti, e il garrire delle rondini. Bari è anche questa, una città smarrita fra continue improvvisazioni «culturali», anche quando i granai del mondo - le biblioteche per Marguerite Yourcenar - potrebbero diventare campi rigogliosi, dalla semina al raccolto. Magazzini sono definiti infatti i locali adibiti a deposito dei libri, simili ai silos destinati in agricoltura alla conservazione dei cereali. Si tratta di locali non accessibili al pubblico, adibiti alle raccolte bibliografiche, dove ogni singolo documento diventa oggetto di catalogazione informatica per entrare a far parte di una rete virtuale che raggiunge ogni angolo del mondo. In Puglia, come altrove, si chiamano poli informatici, sui quali la Regione ha investito molte risorse proprio per rendere visibile alla conoscenza globale il patrimonio di scritture accumulate nel tempo sugli scaffali di grandi e piccoli Comuni. Basterà a riportare i beni librari al centro della modernità o, come spesso si annuncia, alla crescita culturale delle comunità contemporanee? La sfida corre il rischio di trasformare le biblioteche da luoghi corali, zeppi di cervelli, cuori, mani, odori, sapori, in simulacri, resi afoni dall'assenza di mediazioni, dal silenzio del racconto, grande vena nella quale il filosofo Paul Ricoeur fa scorrere il tempo e la storia. Il tempo della rete in realtà è un eterno presente, che sterilizzando le connessioni fra il prima e il dopo, appiattisce i rapporti in un'unica dimensione, quella dell'orizzontalità. E se il modello della sfida fosse quello della Biblioteca di Baggio, quartiere periferico di Milano? Qui si lavora con Animateca, progetto affascinante già dal nome, una sperimentazione rivolta ai ragazzi con l'obiettivo di modificare lo stereotipo della biblioteca come rifugio di «topi» e aumentarne l'appeal verso gli adolescenti offrendo attività innovative che ne stimolino il bisogno di protagonismo, l'immaginazione e la creatività. Si tratta insomma di offrire agli adolescenti, attraverso un uso consapevole delle raccolte e dei servizi bibliotecari, attività di produzione culturale che prevedano l'uso dei libri e dei media come strumenti espressivi e di comunicazione, per realizzare e gestire rassegne e kermesse finali. Nei granai delle nostre biblioteche spesso si trovano dei nidi, ha scritto Robert Louis Stevenson nei racconti per bambini: «c'era una volta c'era un libro, e il libro era un nido, e nel nido era un uovo, e l'uovo era un drago, e il drago era una storia». A me è successo di trovare un libro a Santa Teresa dei Maschi e il libro era un piatto di maccheroni e i maccheroni erano una storia da mangiare. Dentro quelle pagine ci hanno lavorato studiosi, studenti cuochi e studenti scientifici. Sui tavoli di lettura libri e manicaretti si sono insaporiti di storia, arte e musica da tavola di Rossini e Telemann. Può dunque accadere ancora di entrare nelle nostre biblioteche come per un invito ai piaceri della cultura? Sembrano le linee sulle quali si indirizzano i progetti dei Sac regionali lungo le vie delle biblioteche del nord-barese e dell'area salentina di Lecce, dove una delle principali caratteristiche di innovatività è affidata all'offerta di nuovi servizi, grazie alla co-gestione pubblico-privato, con la finalità di aumentare gli spazi di socialità e il livello di divulgazione culturale delle biblioteche comunali di Novoli, Cavallino, Melendugno con il Centro Rina Durante. A goderne saranno studiosi e ricercatori, ma soprattutto bambini, ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne ai quali offrire, oltre la rete, i versi di Roberto Piumini: «Sai leggere com'è: fastoso amore fra l'occhio e la parola fra la parola e la mente fra la mente e il ricordo fra il ricordo e l'immagine fra l'immagine e, semplicemente, essere, sé, la dolce compagnia dell'infanzia splendente e generosa».