L'asta dei dipinti della Tirrenia, sospesa dal soprintendente di Napoli, riporta alla ribalta l'età dell'oro delle grandi navi realizzate come regge da architetti come Coppedé, Basile o Brasini. E con quadri da Artemisia Gentileschi a Warhol, da Sironi a Guttus DALLA LIBERTY ALLA SATURNIA ALLESTIRE I GIGANTI DEL MARE ERA UNA PREROGATIVA TUTTA ITALIANA RISCOPERTE Sospesa, a Napoli, l'asta della collezione di dipinti della Tirrenia: «Devo sapere se è stata formata quando la società di navigazione era dell'Iri, cioè dello Stato, o già privata, una Spa; nel primo caso, non si può vendere», spiega Fabrizio Vona, soprintendente a Napoli. Tra i 120 quadri, c'è un immenso Sironi, la Grande composizione, due metri e mezzo per tre e mezzo, piena di allusioni alla vita sul mare. Voluto dal progettista, il triestino Gustavo Pulitzer, proviene dalla nave Esperia, varata nel 1949 per la linea Grande Espresso con l'Egitto: 159 passeggeri in prima, 81 in seconda e 264 in terza classe, 198 marinai d'equipaggio, in disarmo nel 1974. Il quadro è stimato sui 150mila euro. Sempre di Sironi, nove Composizioni: tempere del 1949. Dello stesso anno, dieci Alberto Savinio, spesso paesaggi romani (100mila euro l'uno); mentre quasi tutti gli altri, da Antonio Corpora a Mino Maccari, Emilio Greco, Cassinari, Gentilini, Guttuso, Ontani, Fiume, litografie di Warhol e altro, hanno soggetti ispirati al mare. Ma, sempre suggeriti dai flutti, vi sono anche tele del Seicento, come la Burrasca in mare di Marco Ricci e perfino una grande Pietà di Artemisia Gentileschi. IL LUSSO Non tutte queste opere, s'intende, hanno traversato i mari; alcune, non si sono nemmeno mai imbarcate: sempre rimaste negli uffici della Compagnia, da tempo ridotta soltanto ai traghetti e da poco comperata da Vincenzo Onorato. La loro vendita, però, ci riporta all'età d'oro dei transatlantici: quando erano bipartiti (l'ha cantato De Gregori, no?), e se in terza classe si emigrava, nei saloni di prima era solo lo sfarzo, l'impero del lusso globale. È durato da inizio Novecento fino agli Anni Settanta: al pensionamento dei transatlantici Michelangelo, Leonardo e Raffaello. L'Italia di Navigazione ne vendette i servizi di bordo: ricordo di aver comperato, da un argentiere in via Larga a Milano, due secchielli da ghiaccio e curiose vaschette per il caviale ben gelato. Erano arredati come case di lusso: tanta arte. Sconfitti per sempre dai costi, e dalla velocità aerea. I CAPOLAVORI Allestirne gli interni è stata una prerogativa italiana. All'inizio del secolo scorso, erano rivali Ernesto Basile, di Palermo (sua l'aula a Montecitorio), e Gino Coppedé, tra i fratelli cui Roma deve l'omonimo quartiere. Inventano gli arredi di navi tra le più famose: Saturnia, Giulio Cesare, Vulcania, la serie dei Conti (Biancamano, Verde, Bianco, di Savoia). Di Basile invece, secondo Paolo Portoghesi «il più creativo degli architetti del Liberty», Ausonia e Esperia. La prima nave con questo nome, varata nel 1919, era la più chic: 179 posti in prima classe, 59 in cabine di lusso sul totale di 353, e solo 56 persone in terza; ad agosto 1941, diretta da Napoli a Tripoli con militari a bordo, vicino alle coste africane è silurata da un sommergibile inglese. Di Basile anche il celebre yacht dei Florio; Maria Paola Maino dice: «Progettava i mobili più originali in Italia». Per gli architetti famosi, gli interni delle navi erano una parentesi nell'attività edilizia: Basile progetta il primo villino liberty a Roma (per lo scultore Ettore Ximenes, nel 1902: ha ancora tutti gli arredi); gareggia al concorso per il Vittoriano; vince quello per Palazzo di Giustizia, che non realizza (lo firmerà Guglielmo Calderini). A Palermo, trasforma Villa Igiea. I suoi mobili li costruiva in città Vittorio Ducrot (della ditta anche gli apparati per Duilio e Giulio Cesare; e la Roma e l'Augustus, opera di Galileo Chini): il Transatlantico di Montecitorio deve il nome alla sua perizia nell'arredare grandi navi. A Palermo, suoi tantissimi villini e residenze; anche la propria casa, ora sede della soprintendenza, a via Siracusa: vi abita finché non muore, vent'anni dal 1903. Le stanze da letto, hanno il nome di chi le vive; ma il suo studio solo la B maiuscola. ATMOSFERE DA FAVOLA Per carità: c'erano anche la Mauretania, la Lusitania, la Queen Mary e tante altre: il mito si basa anche su di loro. Ma quello nostrano, scrive L'Illustrazione italiana, «è il primato del lusso vero; non la sola ricchezza, che è spesso grossolana vanità». I Coppedé regalano atmosfere da favola: soffitti cassettonati, lampadari, capitelli egizi. Erano le regole della magnificenza degli Anni Trenta, quando il Rex vinceva il Nastro azzurro per la traversata atlantica più rapida, quattro giorni e mezzo: motori analoghi sono alla Centrale Montemartini. Nel 1838 servivano oltre 18 giorni. Talora, sembrava di essere all'Alcazar di Siviglia. Alcuni interni del Conte Grande erano anche di Armando Brasini, il progettista di Ponte Flaminio, soprannominato «Signor archi e colonne»: immaginava di unire con propilei piazza Colonna e Pantheon. L'architetto delle navi si sfrenava nei fumoir, le piscine coperte in stile pompeiano, gli scaloni, le sale delle feste; era sempre la sovrabbondanza. Più modesti gli interni di altre navi, come la California, la Timavo e la Duchessa d'Aosta, creati nel 1930 da Anselmo Bucci, pittore troppo dimenticato. Ojetti amava la Normandie, la Bremen e l'Île de France (in mare, maschili solo le navi da guerra); ma parlava del lusso «elefantastico» di quelle italiane: un'industria manifatturiera scomparsa, ma non dimenticata. Perché davvero indimenticabile.
L'arte dei transatlantici
L'asta dei dipinti della Tirrenia, sospesa dal soprintendente di Napoli, riporta l'età d'oro delle grandi navi realizzate come regge da architetti come Coppedé, Basile o Brasini. La collezione di dipinti della Tirrenia è stata formata da una società di navigazione, ma non si può vendere. Tra i 120 quadri, c'è un immenso Sironi, la Grande composizione, due metri e mezzo per tre e mezzo, piena di allusioni alla vita sul mare. Altri artisti presenti nella collezione sono Alberto Savinio, Antonio Corpora, Mino Maccari, Emilio Greco, Cassinari, Gentilini, Guttuso, Ontani, Fiume e litografie di Warhol.
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