SUL LUNGOTEVERE ALL'ALTEZZA DI PONTE SISTO UNA COPPIA DI PALAZZI CON UNA BELLA STORIA ALLE SPALLE LA STORIA Quasi uno di fronte all'altro, ai Lungoteveri Sanzio e dei Vallati, all'altezza di Ponte Sisto, vi sono due palazzi orfani, e con un'interessante storia alle spalle. Uno, tra l'altro, ospita anche l'Unione delle Comunità ebraiche; e l'altro si chiama «dei centopreti»: a fine Cinquecento era parte dell'Ospedale dei Mendicanti (duemila letti: voluto da Sisto V), ma la sua facciata è ormai dell'Ottocento, e ospita anche un negozio di mobili cinesi; sul retro c'è la Caritas; l'edificio è del Vicariato. Entrambi i palazzi hanno dei portici sulla facciata, l'ingresso è arretrato, e questo li rende, appunto orfani: orfani di un'idea, presto dismessa. POVERI Quando arrivano i Piemontesi, trovano una città in piena débâcle: ha fame di palazzi per i ministeri e di case, il Tevere periodicamente la sommerge. Dal 1876, si edificano i «muraglioni», dopo che il 26 marzo 1875, in Parlamento, Garibaldi aveva perfino proposto di deviare il fiume fuori città. E subito all'inizio, perché i «travet» arrivati in massa dal Piemonte (dopo aver fatto tappa a Firenze) non si sentano troppo a disagio, Roma pensa di costruire palazzi con dei portici. Come a casa loro; anche se nel Lazio, non piove quanto sotto le Alpi. Si comincia con alcuni «fuochi» come le piazze Vittorio e dell'Esedra, ora Repubblica: la porta d'accesso alla Capitale della «terza Italia», grazie alla stazione Termini (non ancora l'attuale) che è vicina. Nascono i primi nuovi quartieri: nel 1871, quello di via Nazionale e, in pochissimi mesi, Celio, Castro Pretorio e l'Esquilino; l'anno successivo, Prati e Viminale; quello dopo ancora, Testaccio e gli Orti Sallustiani. Infinite le aspettative: «Ardite, ridenti e giuste sono le speranze e previsioni per l'avvenire di Roma». Il traffico era già un problema: se ne parla nel piano regolatore del 1883 (di Alessandro Viviani, che crea il Traforo sotto il Quirinale) e lo si lamenta in quello di Edmondo Sanjust di Teulada, 1909: «Non fare alcuna strada con larghezza inferiore ai 16 metri», e per le maggiori, fino a 60. I poveri abbondano: nel Novecento, 176 Opere di beneficenza, 136 Società di mutuo soccorso, ben 93.536 gli iscritti nell'apposito elenco. GIALLO OCRA Fino alla terribile crisi del 1889 (in sei mesi, chiudono 250 cantieri; 29 mila lavoratori sono rispediti ai paesi di origine), è il «boom» e la speculazione fa da padrona: nel decennio dal 1873, i terreni a Prato di Castello passano da 3 a 75 lire al metro; all'Esquilino, dal 1877 al 1887, da 9 a 125, e così via. Le azioni della Generale immobiliare da 1.260 scendono a 11 lire. Intanto, è sparita gran parte di un patrimonio formidabile, per cui Roma era celebrata nel mondo: se ne vanno decine di ville, con il loro verde. E dopo i «fuochi», l'idea dei portici ha scarse applicazioni: i due edifici sul Lungotevere, poi basta. Il Comune è in dissesto, lo Stato lo aiuta poco; la Giunta decide così di rinunciare al lusso dei portici, e fa dipingere la città di quel giallo-ocra che ancora tanto vediamo, solo perché è il colore più a buon mercato. Mario Collalti, l'inquilino più anziano del palazzo di Lungotevere Raffaello Sanzio, dice: «È del 1883; il progetto prevedeva quasi un chilometro di portici, fino a Ponte Garibaldi; una fiancata è priva di decorazioni: mostra che i lavori sono stati interrotti». Nella «terza Roma», i 163 mila ambienti del 1870 non sono sufficienti: trent'anni dopo, saranno 300 mila. Dal 1880 al 1887, edificati un milione di metri cubi; nella Capitale di 226.022 abitanti (la metà di Napoli; ma 450 mila nel 1900), con 50mila accattoni, 82 palazzi di nobili, 800 edifici religiosi, 146 vigne e 68 orti, gli edifici con i portici hanno un effimero successo. E lo Stato non vedeva di buon occhio l'amministrazione locale: già il 2 ottobre 1870, un rapporto racconta di una Giunta composta «da parassiti e intriganti, il cui studio sarà di rendersi sotto il nome d'altri appaltatori, speculeranno in ogni modo per fare quattrini». Così, saranno «edifici a dispetto del bello e del buon senso»: monotoni, e senza i portici. Dalle 151 anime per metro quadrato del 1871, in dieci anni si cresce a 187 abitanti: nel 1883, lo Stato garantisce un prestito comunale di 150 milioni per lo sviluppo edilizio; nel 1892, arriva l'elettricità. Ma i due palazzi sul Tevere restano orfani di un'idea troppo cara per essere realizzata.