Ulivieri: «Abbiamo meno risorse ma c'è voglia di rilanciarlo» Per farlo servirebbe però una modifica della legge 394 Pena di un anno per 21 piante di cannabis e armi Ventuno piante di cannabis ma anche 300 grammi tra hashish e marijuana nonché l'illecita detenzione di munizioni, tre machete, un pugnale, vari coltelli, una katana, un dissuasore elettrico e un silenziatore di arma da sparo hanno messo nei guai con la giustizia Carlo Murgioni, 51 anni, abitante a Scansano, che nel settembre 2011 era stato arrestato, per tornare libero un paio di mesi più tardi. All'udienza preliminare con il giudice Bilisari, Murgioni ha patteggiato 1 anno e 3.000 euro, più le spese di detenzione in carcere. La pena è stata sospesa. I carabinieri erano intervenuti nella zona dei Salaioli, dopo una serie di appostamenti. In quella circostanza era stata arrestata anche la moglie, Guergana Radeva Sacheva, 44 anni (fu messa ai domiciliari), la cui posizione è stata però stralciata (per lei udienza con il rito abbreviato condizionato il 5 aprile). Le piante erano alte dai 35 centimetri ai 2,45 metri. La droga trovata nella disponibilità dei coniugi era hashish (36 grammi) e marijuana (278 grammi). Tra le munizioni detenute senza aver fatto denuncia all'autorità c'erano anche 100 cartucce a palla singola. di Fiora Bonelli wMONTE AMIATA Il parco museo delle miniere amiatine c'è e ha voglia di rilanciarsi. Magari come parco nazionale. Alla "Primavera per la vita" che sarà in Piazza Duomo a Grosseto, oggi e domani, organizzata dal Comitato per la vita, e il cui ricavato sarà devoluto all'ospedale di Grosseto, partecipa anche il Parco delle miniere del Monte Amiata, poiché quest'anno il tema portante della manifestazione grossetana è la tradizione mineraria della Maremma. E di questa fetta di storia, l'Amiata con le sue miniere di mercurio, è fra le protagoniste. Un'occasione, questa, anche per rilanciare quel grande patrimonio storico materiale che sono le miniere chiuse alcuni decenni or sono e che costituirono la principale fonte di sostentamento del popolo della montagna. Dallo scorso 1 gennaio, il Parco Museo amiatino guidato da Luigi Vagaggini, ha rinnovato il consiglio: la regione Toscana ha sostituito il rappresentante, nominando Marco Pacini di Santa Fiora e la Provincia di Grosseto ha mandato in consiglio a rappresentarla, il presidente dell'Unione dei comuni Franco Ulivieri. «Bisogna rilanciare il nostro parco - dice Ulivieri - e renderlo più visibile e fruibile. In questi anni molte cose sono state fatte, con i 500.000 euro che ogni anno arrivavano dalla Stato nelle casse del parco. Sono stati eseguiti interventi importanti ad Abbadia, alle miniere del Siele, del Morone, del Cornacchino, di Santa Fiora. Abbiamo cercato di recuperare tutto il possibile. Purtroppo da quest'anno i contributi sono ridimensionati di netto ed arriveranno nelle casse solo 80.000 euro all'anno. La crisi si mangia le risorse, ma noi intendiamo fare anche con poco e andiamo avanti. La nostra idea è di mostrare lo stretto connubio che c'è in Amiata fra l'ambiente e il filone industriale, e di inserire il parco minerario dentro il circuito delle Riserve amiatine». Una buona occasione, questa, per fare spazio anche ai giovani e soprattutto spingere affinchè la Regione Toscana e la provincia stiano dentro davvero e credano a un suo rilancio. «Finora - afferma il neoconsigliere del parco - né Regione né provincia hanno mai contribuito con risorse economiche per il parco minerario. Vorremmo, invece, dare il via a un nuovo e più attivo e convinto percorso. Vorrei sottolineare che il parco è patrimonio di tutta l'Amiata e non solo di 3 o 4 realtà. E dunque potremmo poterlo inserire dentro il circuito del sistema museale Amiata, in modo da renderlo più spendibile sia in termini economici che di immagine. E per fare questo stiamo valutando se sarà il caso di farlo diventare parco nazionale, se la legge 394 che disciplina i parchi sarà, come pare, rivista e corretta». Infatti alcuni anni or sono, quando la questione si presentò per la prima volta, fu data una risposta negativa sia da parte istituzionale che dei cittadini. Troppe le limitazioni per i territori inseriti nei parchi nazionali sia per l'agricoltura che per la forestazione che per la caccia e altre attività. «Se la legge 394 fosse rivista - chiosa Ulivieri - sarebbe il caso di farlo diventare parco nazionale. Maggiori garanzie anche in termini economici. Bisogna aprire una riflessione su questo, anche per concertare una linea di condotta per i futuri amministratori. D'altra parte, continua, già la faggeta amiatina è Sic e Sir e dunque già fortemente indirizzata verso i parchi da salvaguardare. Si potrebbe insomma pensare a un vasto territorio, con aspetti ambientali di eccellenza (faggeta) e archeologia industriale mineraria (parco museo) con tutte le carte in regola per diventare parco». Dunque, c'è da aspettare le correzioni della legge 394, perché anni fa l'operazione non ebbe buon esito per i forti vincoli che l'apparato legislativo imponeva e contro i quali molte categorie e istituzioni alzarono gli scudi.