VENEZIA «Dobbiamo costantemente chiedere sovvenzioni e aiuti, le bellezze di Venezia costano e tutti coloro che ne beneficiano economicamente, dovrebbero contribuire a conservarle». È chiaro il messaggio che lancia agli operatori del turismo e del commercio del territorio, Mario Vianello, vicario della Scuola Grande dei Carmini di Venezia, che non nasconde la difficoltà, anche per la Scuola, di far fronte alle spese, al fine di tutelare il patrimonio artistico e la sua quotidiana funzionalità. «Qui avremmo bisogno di continui restauri e di contributi per le spese ordinarie - aggiunge Bernardo Centanni, il Guardian Grande della Scuola - Ogni anno siamo in disavanzo fisso di circa 20 mila euro e, in più, quest'anno, c'è stato l'Imu da pagare e, con la crisi, abbiamo visto ben 5 mila visitatori in meno». È un appello, quello della Scuola Grande dei Carmini, lanciato proprio nel giorno dell'inaugurazione del restauro, nella Cappella, di altri due dipinti del ciclo di storie mariane dei pittori tardo rinascimentali, padre e figlio di origini veneziane, Nicolò e Giovanni Bambini. Il progetto è stato realizzato grazie al contributo, di quasi 50 mila euro, di Fondazione Antonveneta, avviato nel 2010 con il restauro delle due opere «Fede» e «Speranza». Ieri è stato, invece, il turno dell'esposizione dei due monocromi «Presentazione al tempio», detto anche «Circoncisone di Gesù», e «Carità», già trattati negli anni '70 dal restauratore Tiozzo e ora ritornati a Venezia da Padova, dopo quattro mesi di accurato restauro eseguito da Valentina Piovan sotto la super visione della Soprintendenza di Venezia: un intervento necessario per ripulire e riportare all'antico splendore sia i due oli che le rispettive cornici argentate. E in attesa di ritrovare nuova luce, sono ancora quattro tele del ciclo di Bambini, posizionate nell'altro lato della Cappella. Ma per ora nessuna sovvenzione certa per intervenire, neanche da parte della stessa Fondazione Antonveneta. «Sono contenta di essere riuscita a portare a termine questo impegno, ma purtroppo non me la sento di impegnarmi in altrettanto modo, vista la situazione delicata che oggi sta vivendo Antonveneta - dichiara Veronica Boldrin, responsabile relazioni esterne della Fondazione - Ben vengano investitori come Renzo Rosso della Diesel che si prende a carico il Ponte di Rialto: i privati devono continuare ad investire in cultura ma la cosa migliore sarebbe creare un connubio intelligente tra risorse pubbliche e private per tutelare in modo più adeguato il nostro splendido patrimonio culturale».