VENEZIA «Ribadiamo la candidatura di Venezia tra i siti in pericolo dell'Unesco». Parola di Lidia Fersuoch, presidente della sezione veneziana di Italia Nostra: ci ha provato già nel 2011, inviando una prima lettera, a cui ne sono seguite altre due, inascoltate. «Chiediamo all'Unesco almeno un dialogo», ha detto ieri a palazzo Zorzi durante il convegno «Per la rinascita del patrimonio culturale e naturale d'Europa», organizzatoper i 50 anni dalla nascita di Europa Nostra. Secondo la presidente veneziana c'è ben poco da festeggiare: «Nell'ultimo anno abbiamo perso 722 abitanti, se continua così a fine secolo la città sparirà». Chiede politiche in favore della residenza, sgravi fiscali, accusa la giunta Cacciari di aver introdotto la possibilità del cambio di destinazione d'uso degli immobili da privati a uso ricettivo. «Ora anche la Regione si muove in questo senso, sta decidendo sulla liberalizzazione dei bb». Il secondo allarme è per la laguna: «Per fortuna la Commissione di Salvaguardia ha bocciato il progetto presentato dal magistrato alle Acque e firmato dalla Soprintendenza sul raddoppio del canale dei Petroli, cioè proprio da chi ci dovrebbe difendere: ci sono troppi interessi, chiediamo l'intervento dell'Unesco». La replica è del vice direttore generale per la Cultura dell'Unesco, Francesco Bandarin: «Ci sono altri modi di creare allerta, senza mettersi allo stesso livello del Congo (nella lista dei siti a rischio, ndr) ad esempio ci sono trattati in ambito scientifico e politico». L'intervento di Antonio Foscari Widmann Rezzonico, consigliere Touring Club tocca i temi sociali: 50 mila abitanti devono pagare per 24 milioni di turisti, ad esempio le spazzature. «Questo produce l'espulsione di giovani e meno abbienti perché la vita è troppo cara». È vero che il turismo porta liquidità, ma «spariscono le categorie tradizionali, intellettuali, imprenditori, e si diffonde la logica delle corporazioni: gondolieri, motoscafisti, abusivi che sono più forti della stessa amministrazione». Sono in città dal 1967, hanno finanziato 715 restauri e hanno in cantiere interventi per 2 o 3 milioni: i Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia ogni anno devono confrontarsi con la lunga lista di interventi, spiega il presidente Marcello Del Majno. «Ha senso che restauriamo i palazzi se sta venendo a mancare il significato funzionale?», si chiede. Dice sì il presidente di Italia Nostra Marco Parini, che promuove un «New deal dei beni culturali», ovvero investire in cultura come via d'uscita dalla crisi economica e sociale. Aggiunge Philippe Daverio: «I beni culturali sono il nostro passato che ci serve per costruire il futuro».
Corporazioni, male di Venezia. Italia nostra, riappello all'Unesco
La città di Venezia è stata ribaduta come candidata per essere inserita nella lista dei siti in pericolo dell'Unesco. La presidente della sezione veneziana di Italia Nostra, Lidia Fersuoch, ha chiesto un dialogo con l'Unesco per affrontare le preoccupazioni sulla città. La città sta perdendo abitanti e il turismo sta cambiando la sua identità. La laguna è un'altra preoccupazione, con il progetto di raddoppio del canale dei Petroli che è stato bocciato dalla Commissione di Salvaguardia. L'Unesco ha risposto che ci sono altri modi di creare allerta senza mettersi allo stesso livello del Congo.
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