Napolitano nomina commendatore lo storico dell'arte che ha salvato i Girolamini Il presidente Giorgio Napolitano ha conferito al professor Tomaso Montanari (storico dell'arte, professore alla Federico II e nostro editorialista) l'onorificenza di commendatore dell'ordine al merito della Repubblica. «È così premiato il suo impegno a difesa del nostro patrimonio», ha scritto a Montanari il Consigliere per il patrimonio artistico del Presidente, menzionando, tra le altre, la denuncia del saccheggio dei Girolamini. Professore, se lo aspettava? «Francamente no. E sono gratissimo al presidente: non tanto per il riconoscimento alla mia persona, ma per il riconoscimento al tentativo di coltivare un giudizio libero e anticonformista in un paese che è invece eccezionalmente conformista». A novembre lei aveva già ricevuto il premio Giorgio Bassani da Italia Nostra perché scrive sul degrado del patrimonio «senza indulgenze e senza compromessi». «Sì, e devo dire che non avrei potuto chiedere niente di più bello. Un riconoscimento dai cittadini impegnati per il bene comune in Italia Nostra, e ora uno dal garante sommo della Costituzione, che è il Presidente. Ma non sono mancate reazioni ben diverse». Quali? «Beh, accanto ai premi e alle onorificenze ci sono anche le querele. Quella di Andrea Carandini (allora presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali), quella della soprintendente di Firenze Cristina Acidini (protagonista dell'acquisto del crocifisso falsamente attribuito a Michelangelo, sulla cui vicenda si aspetta a giorni un verdetto dalla Corte dei Conti), quella del ministro Ornaghi, perché con i miei articoli avrei leso la reputazione del Ministero per i Beni culturali». Ma lei non passa per uno strenuo difensore dello Stato? Eppure le sue querele arrivano tutte da funzionari pubblici. «È un paradosso solo apparente. È vero, io credo profondamente nel ruolo dello Stato nella tutela e nella conoscenza del patrimonio. Ma proprio perché questa linea (oggi così impopolare e, appunto, anticonformista) sia credibile, bisogna contemporaneamente essere fortemente critici verso chi svolge ruoli di responsabilità nei ranghi pubblici. ''Lo Stato siamo noi" diceva Piero Calamandrei: io ci credo davvero. E credo che la soluzione ai problemi del patrimonio non sia ''meno Stato", ma ''uno Stato fedele a se stesso", cioè alla Costituzione». Paolo Mieli, proprio su questo giornale, è stato molto critico verso gli intellettuali ingenui che hanno rivolto l'appello a Grillo perché si impegni a fare un governo. Lei era tra i firmatari dell'appello: si sente un ingenuo? «Certo lo sono, rispetto a Mieli. Mi chiedo, però, se in un paese distrutto anche dal cinismo sia proprio un gran difetto essere ingenuo. Comunque, la questione è un'altra. Io chiedo a Mieli: per capire ciò che sarebbe successo alle elezioni era più utile leggere gli editoriali dei principali giornali italiani, o invece leggere un libro come Azione popolare di Salvatore Settis? Chi ha oggi strumenti migliori per capire il Paese? Dopo di che, ognuno deve fare il suo mestiere, e un appello non ha l'ambizione di produrre effetti concreti in politica, ha il fine di spingere al pensiero critico individuale, di fare (come ha detto benissimo Don Ciotti) ''un graffio sulle coscienze"». Dica la verità, nel suo futuro c'è una discesa (o salita) in politica? «Veramente non credo proprio. Vede, in questo benedetto paese, quando uno prova a fare bene e fino in fondo il suo lavoro, si pensa subito che ne voglia fare un altro. Io credo che nel mestiere di un professore universitario di storia dell'arte accanto alla ricerca e all'insegnamento ci debba essere anche l'impegno a difesa della stessa materia di studio (il patrimonio), e quello per un'alfabetizzazione figurativa dei cittadini. Io amo il mio lavoro, non vorrei mai cambiarlo. Se apparisse il genio della lampada, non gli chiederei un posto da ministro per i Beni culturali: gli chiederei (quello sì!) un ministro disposto ad ascoltare sul serio chi ha qualcosa di serio da dire sul patrimonio e il suo governo». Che lei ami l'insegnamento si è visto durante le lezioni organizzate da Napoli Novantanove nell'autunno scorso al Teatro di Palazzo Reale. Ma perché lei, fiorentino, ha scelto di insegnare a Napoli? O è stato un caso? «No, non è stato un caso: insegnavo a Roma Tor Vergata, e avrei potuto restare là. Quando Francesco Caglioti mi propose di venire a Napoli pensai che sarebbe stato faticoso, avendo una famiglia radicata a Firenze. Ma pensai anche che ne valeva la pena: se le università italiane fossero meno provinciali, se ci fosse più scambio e mescolanza, la ricerca e la stessa vita civile delle città ne guadagnerebbero. Venire a Napoli è stato un entusiastico atto di fede nell'Italia e nella sua unità. Oltre che un atto di amore per il Sud». Cosa pensa degli ultimi drammatici eventi napoletani, per esempio del rogo della Città della Scienza? «Penso, ovviamente, che sia stata un atto di barbarie mostruosa. Ma non mi convince lo sdegno del giorno dopo. Bagnoli è da troppo tempo un rebus irrisolto: il cui primo problema è il rispetto della legalità, della salute e dell'ambiente. Che per troppo tempo sono stati immolati sull'altare di un malinteso ''realismo". Chi si straccia le vesti oggi dov'era prima? Il fatto che i dipendenti fossero senza stipendio da quasi un anno non era un rogo sociale e democratico inaccettabile? Spero che sia l'occasione per cambiare passo. Per fare un altro esempio: a cosa è servito tutto ciò che è successo ai Girolamini, se la città non riuscirà a risolvere in tempi brevi l'assurda situazione della biblioteca di Marotta? Napoli ha bisogno di una rivoluzione dell'ordinario, non dello sdegno straordinario di fronte ai grandi drammi partoriti da quello sfascio ordinario»
Corriere della Sera
16 Marzo 2013
✓ Entità verificate
Montanari: la mia lotta contro il conformismo
MI
Mirella Armiero
Corriere della Sera
Il presidente Giorgio Napolitano ha conferito al professor Tomaso Montanari, storico dell'arte e professore alla Federico II, l'onorificenza di commendatore dell'ordine al merito della Repubblica. Montanari è stato premiato per il suo impegno a difesa del patrimonio italiano, in particolare per la denuncia del saccheggio dei Girolamini. Il professore ha espresso gratitudine al presidente, ma ha anche menzionato le reazioni negative che ha ricevuto, come quelle di Andrea Carandini e Cristina Acidini, che hanno criticato le sue posizioni.
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