Marino Massimo De Caro, ex direttore della biblioteca dei Girolamini, è stato condannato a sette anni e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il gup Egle Pilla, al termine del processo con rito abbreviato, ha riconosciuto dunque il reato di peculato per lui e per i cinque coimputati, condannati anche a versare una provvisionale di diecimila euro al Comune di Napoli, unica parte civile. Nei prossimi giorni comincerà invece l'udienza preliminare al termine della quale un altro gup si pronuncerà sul rinvio a giudizio per l'accusa di associazione a delinquere: in questo caso gli imputati sono 14, tra cui l'ex conservatore don Sandro Marsano. La Cassazione intanto ha respinto il ricorso con cui la difesa di De Caro aveva chiesto la scarcerazione: la misura cautelare in carcere è «l'unica veramente idonea a contrastare le esigenze cautelari» il cui quadro è «allarmante». NAPOLI Dieci mesi dopo il suo clamoroso arresto, Marino Massimo De Caro, ex direttore della biblioteca dei Girolamini, è stato condannato a sette anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per peculato. La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio dal gup Egle Pilla al termine del processo con rito abbreviato. Condannati anche gli altri cinque imputati: cinque anni e quattro mesi e interdizione perpetua dai pubblici uffici per Viktoriya Pavlovsky; quattro anni e otto mesi e interdizione per cinque anni dai pubblici uffici per Alejandro Cabello e Mirko Camuri; due anni e otto mesi per Paola Lorena Weigandt e Federico Roncoletti. Stabilita una provvisionale di 10 mila euro per ciascun condannato nei confronti del Comune di Napoli, l'unica parte civile (il Mibac infatti non si era costituito e questo aveva suscitato polemiche). I sei sono stati riconosciuti colpevoli del reato di peculato per aver sottratto circa duemila volumi dalla storica biblioteca, non tutti ancora recuperati. La sentenza è stata emessa a conclusione dell'udienza durante la quale sono intervenuti i legali di De Caro, gli avvocati Leo Mercurio, Ester Siracusa e Grazia Volo. Le indagini erano state coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo e dai sostituti Michele Fini, Antonella Serio (che aveva avanzato richieste di condanna leggermente superiori) e Ilaria Sasso del Verme. Per l'ex direttore della biblioteca, nominato dal ministro Giancarlo Galan nell'ambito ritiene l'accusa di un piano ben preciso, le grane però sono solo all'inizio. Il 26 marzo prossimo comincerà l'udienza preliminare al termine della quale il gip deciderà sul rinvio a giudizio di 14 imputati (tra cui l'ex conservatore della biblioteca, padre Sandro Marsano) per l'accusa di associazione a delinquere. In questa seconda tranche di indagini rientra l'iscrizione nel registro degli indagati dell'ex senatore del Pdl e bibliofilo Marcello Dell'Utri, accusato di peculato, la cui posizione è però stata stralciata. Dell'Utri, che aveva ricevuto alcuni libri in dono da De Caro, li ha restituiti tutti tranne uno, una preziosa copia dell'«Utopia» di Tommaso Moro di cui si sono perse le tracce. Tornando alle grane di de Caro: la Corte dei Conti ha calcolato in 20 milioni il danno arrecato allo Stato con il furto dei libri e il loro conseguente danneggiamento e si appresta a presentare il conto. Ciliegina sulla torta, poi, proprio ieri la sesta sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa dell'ex direttore contro la custodia in carcere disposta dal gip e confermata dal Riesame per il peculato: la misura cautelare in carcere è «l'unica veramente idonea a contrastare le esigenze cautelari» il cui quadro è «allarmante». La Suprema Corte, oltre a confermare la misura cautelare, ha anche ritenuto corretta la qualificazione del reato, sostenendo, contrariamente a quanto affermato dalla difesa di De Caro, che «nessun dubbio è consentito sulla natura pubblica, per modalità esecutive e per le loro intrinseche finalità, delle funzioni direttoriali della biblioteca in concreto espletate» dall'imputato.