Oggi in piazza a Reggio Calabria e Messina Le manifestazioni di oggi sono state convocate da un cartello di forze molto ampio. Per gli organizzatori si tratta della «più grande e vasta mobilitazione mai fatta contro il Ponte, che raduna associazioni di cittadini, dei consumatori, ambientalisti, comitati, amministratori comunali». L'appuntamento è alle 10 in piazza Garibaldi a Reggio Calabria, di fronte alla stazione ferroviaria, e alle 14 a Messina, nel piazzale della Stazione e nella vicina villa Quasimodo, dove si esibiranno gruppi musicali. Per aderire alla petizione popolare - che sarà presentata oggi nelle due manifestazioni - per dire no al Ponte e cancellare la «tassa sulle ferrovie», collegarsi a www.legambientesicilia.com oppure inviare un'e-mail a infolegambientesicilia.com. ROMA Chissà come sarà felice l'esercito di pendolari che tutti i giorni si danna la vita aspettando un treno. Un milione e duecentomila persone che ogni mattina, pioggia o sole, è costretta a percorrere il tragitto che lo separa dal lavoro su carrozze vecchie e maleodoranti, ma soprattutto sempre in ritardo. E chissà come saranno felici i macchinisti dei treni, quelli che scioperano invocando sicurezza per loro stessi e per i passeggeri e che invece sono costretti a viaggiare controllando a vista i binari, nella speranza di vedere in tempo se il semaforo è rosso perché sennò finisce come a Crevalcore, dove appena due mesi fa un treno di pendolari prese in pieno un merci che marciava nella direzione opposta facendo una strage. Chissà come saranno felici tutti nel sapere che, quando il Ponte sullo Stretto di Messina sarà finalmente finito, loro continueranno a fare la solita vita da schifo, ma in compenso i treni impiegheranno pochi minuti per attraversare il tratto di mare che divide la Sicilia dalla Calabria. E sì perché con i 100 milioni di euro che le Ferrovie si sono impegnate a pagare alla Società Stretto di Messina come canone annuo per 30 anni, si potrebbero - ad esempio - comprare 86 nuovi treni per il trasporto regionale, oppure mettere in sicurezza ben 400 chilometri di binari con un sistema automatico di frenatura (Scmt) che interviene in caso di mancato rispetto di un semaforo. Un sistema che avrebbe potuto evitare una tragedia come quella di Crevalcore. Quattro miliardi di euro, più di 100 milioni di euro l'anno per 30 anni. E' la «tassa» che, a partire dal 2012, Rfi dovrà pagare per poter passare sul Ponte in base a quanto stabilito nella convenzione firmata dal governo con la Società Stretto di Messina. A denunciarlo è stata ieri Legambiente chiedendo se davvero tanti soldi non si potrebbero spendere in maniera più utile. Scontata la risposta: «Prima del Ponte, ma molto prima c'è davvero tanto da fare» ha spiegato il presidente dell'associazione Roberto Della Seta, che ha ricordato come il 36 delle rete ferroviaria è ancora senza elettricità, mentre ben il 63 delle tratte è a binario unico. E la situazione è peggiore proprio nelle regioni meridionali. «Ma le priorità di investimento nei prossimi anni - ha proseguito Della Seta - sono quelle fissate dal Piano dell'Alta velocità ferroviaria, e rimangono solo le briciole per potenziare la rete esistente». La riprova è nei 6,4 miliardi di euro investiti nel 2004 nelle infrastrutture ferroviarie, ben 4 dei quali sono andati all'Alta velocità, che rappresenta appena un decimo delle rete, e solo 2,4 per tutto il resto. Solo chi non conosce la situazione della rete ferroviaria italiana, spiega in un dossier l'associazione ambientalista, può pensare che il Ponte rappresenti davvero una priorità per i trasporti nel Mezzogiorno. Ben altre e ben più urgenti sono infatti per Legambiente le opere da mettere in cantiere. Oltre alla carenze già citate, basti gettare lo sguardo alla situazione dei collegamenti tra capoluoghi di provincia nel Sud Italia: 6 ore e 43 minuti è il tempo necessario per percorrere i 455 chilometri che separano Bari da Reggio Calabria (velocità media 67 kmh); 7 ore e 51 minuti per arrivare da Lecce a Catanzaro (385 chilometri, con tre cambi, a una velocità media di 51 kmh), per non parlare delle 8 ore e 15 necessarie da Ragusa a Palermo (308 chilometri, 3 cambi, 37 kmh) e addirittura delle 9 ore e 40 (con 4 cambi) necessarie per coprire i 370 chilometri che dividono Trapani da Siracusa a una velocità media di 38 chilometri all'ora. Tempi da Medioevo dei trasporti, che pure vengono ignorati dal governo deciso a proseguire nella realizzazione del Ponte. Eppure, denuncia Legambiente, i soldi delle ferrovie potrebbero essere investiti in modo migliore. Due anni di tassa, ad esempio, sarebbero sufficienti a installare il sistema di frenata automatico (Scmt) sulle linee Lecco-Monza e Bergamo-Monza, oppure a potenziare la linea Mantova-Cremona-Lodi. Ma anche a completare il raddoppia dei binari sulla tratta Pacara-Foggia installando contemporaneamente anche lì l'Scmt, o realizzare il raddoppio della Caserta-Foggia. E un solo anno basterebbe a elettrificare e rendere più sicura la Potenza-Foggia, ma anche a comprare 86 nuovi treni per il nodo di Napoli. Solo esempio di quanto si potrebbe fare con quattro miliardi di euro che le Ferrovie si preparano invece a buttare giù dal Ponte.
I soldi gettati nello Stretto - Un dossier di Legambiente: le Ferrovie pagheranno 4 miliardi di euro per passare sul Ponte
In piazza Garibaldi a Reggio Calabria e nel piazzale della Stazione a Messina si sono svolte le manifestazioni contro il Ponte sullo Stretto di Messina. Le manifestazioni sono state convocate da un cartello di forze molto ampio, che ha radunato associazioni di cittadini, consumatori, ambientalisti, comitati e amministratori comunali. Le manifestazioni hanno richiesto di dire no al Ponte e di cancellare la tassa sulle ferrovie. La tassa, che sarà pagata dalle Ferrovie per 30 anni, è stata criticata da Legambiente, che ha denunciato che i soldi potrebbero essere investiti in modo migliore.
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