Il dato più importante che riguarda la cultura, in Italia e anche a Milano, è costituito dalla mancanza di risorse. Arte e cultura rappresentano oltre che l'identità del nostro Paese fonti certe di future entrate per la nostra economia. E devono essere al centro di qualsiasi discorso sullo sviluppo. Le risposte al mio intervento di giorni fa sulla cultura da parte sia di Stefano Boeri, assessore alla Cultura del Comune di Milano, sia di Marco Abis, del consiglio di amministrazione della Triennale, sono incontestabili. Non si può che essere d'accordo con Boeri quando scrive, sul «Corriere», che dovremo cercare di «fare di più con meno», e altrettanto con Abis, quando sostiene che «è fondamentale costruire una cultura d'impresa e manageriale che sia in grado di gestire la struttura delle istituzioni». Spesso ne abbiamo scritto su queste pagine. Importante è capire come raggiungere questi due obiettivi. Dobbiamo dare atto al Comune di Milano di riuscire a lavorare in condizioni obiettivamente difficili. Anche grazie a molte persone qualificate. Una cosa è gestire la cultura quando le risorse sono abbondanti o sufficienti, e altra quando scarseggiano. Ed è pur vero che molte realtà dipendono da scelte nazionali. Tuttavia, crediamo che, come ha sempre fatto nei momenti difficili, Milano possa inventarsi nuove soluzioni. Si cominci con l'abbattere gli steccati fra musei dello Stato e comunali, arrivando a biglietti comuni per tutti i musei del territorio milanese (statali, civici e privati), si prolunghino e si uniformino gli orari di apertura: come spiegare a turisti stranieri che un museo chiude i battenti alle 19.15, un altro alle 19.30 e un altro ancora alle 17.30? Si pensi alla promozione: per abbattere i costi della pubblicità, si potrebbero unire le forze e fare comunicazione comune. Perché non pensare, nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti, a grandi affissioni che mettano insieme musei e gallerie milanesi o a pagine comuni su quotidiani e riviste, cartacei e online, in modo che costi insostenibili per una singola istituzione, diventino abbordabili? O a un accordo con Atm, per cui, insieme a un biglietto cumulativo per vari musei, venga regalato un biglietto giornaliero per i mezzi di trasporto? Gli stessi musei si aprano ancora più spesso alla moda e alle sue sfilate, come avviene all'estero, soprattutto in Francia, con consistenti incassi e rilancio di immagine. Si pensi alla promozione nelle scuole, dalle elementari fino alle superiori, per far conoscere il nostro patrimonio: sono moltissimi gli studenti universitari che potrebbero farlo; con un piccolo investimento, si otterrebbero grandi risultati. Si tratta di idee a basso costo, nell'ottica del «fare di più con meno». Certo, Milano non può più sopportare altri tagli, soprattutto in vista di Expo, come scrive Boeri. La Milano della cultura si coalizzi, per ribellarsi e per far sentire la sua voce contro nuove, probabili e insensate, diminuzioni di risorse. Non tolleri più l'intollerabile e, nel frattempo, reagisca con nuove idee.