NAPOLI Prima sentenza per il saccheggio della biblioteca dei Girolamini. L'ex direttore Marino Massimo De Caro è stato condannato ieri a 7 anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici al termine del processo in cui era imputato di peculato per aver sottratto oltre duemila volumi antichi (alcuni dei quali non ancora recuperati e destinati probabilmente a non esserlo mai più) dal patrimonio della prestigiosissima biblioteca napoletana. Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Napoli Egle Pilla, che ha celebrato il processo svoltosi con rito abbreviato, ha riconosciuto colpevoli anche i cinque collaboratori di De Caro e suoi coimputati (Viktoriya Pavlovsky, Alejandro Cabello, Mirko Camuri, Paola Lorena Weigandt e Federico Roncoletti) condannandoli a pene che vanno da cinque anni e quattro mesi a due anni e otto mesi. Per De Caro l'accusa aveva chiesto 10 anni. L'indagine sul sacco dei Girolamini, coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo e condotta dai sostituti Michele Fini, Antonella Serio e Ilaria Sasso del Verme, ha portato alla luce un vero e proprio traffico di volumi spesso di valore inestimabile, che dagli scaffali dei Girolamini prendevano la direzione di facoltosi collezionisti o di importanti case d'asta internazionali. E non va considerata conclusa dopo le condanne di ieri. Chiuso il processo con rito abbreviato, De Caro e altre tredici persone restano indagate per associazione per delinquere, e l'udienza preliminare al termine della quale il giudice deciderà se rinviarli o meno a giudizio comincerà tra dieci giorni. Per sottrarre il loro assistito all'accusa di peculato e consentirgli così di uscire dal carcere, dove è detenuto già da mesi, i legali di De Caro erano arrivati fino in Cassazione, che proprio ieri ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale lo scorso 17 ottobre aveva respinto il ricorso. La Suprema Corte ha riconosciuto la sussistenza del peculato, reato che si compie in qualità di pubblico ufficiale, escludendo categoricamente «motivi di incertezza sulla natura pubblica delle funzioni esercitate» da Marino Massimo De Caro quando dirigeva la biblioteca dei Girolamini.