La chiamano "Villa Varagghi" ma a Villa Pacini non c'è solo chi, non più giovane, "sbadiglia". Degrado e vandalismo sono sempre in agguato, e nonostante i lavori straordinari degli operai del comune, dopo la bomba d'acqua di febbraio, il polmone verde a due passi dal Duomo torna a far parlare di sé. Tappata la voragine nei pressi della bambinopoli, potati gli alberi ed istallate piccole attività commerciali, la struttura continua ad essere martoriata dai raid vandalici. Soprattutto ragazzi che lasciano un messaggio d'amore o qualsiasi altro segno indelebile sulle statue. L'ultima vittima è Giovanni Pacini. Forse un writer non sopportava il bianco marmoreo del compositore e così, da mesi, l'opera raffigurante l'illustre catanese si ritrova con volto e collo anneriti dalla solita bomboletta spray. Peccato che la città non apprezzi questa bravata, l'ennesima di una lunga serie. Statue, busti e piedistalli di Villa Pacini sono realizzati con marmo pregiato. Materiale prezioso che può essere ripulito solo con l'impiego di speciali solventi. Non avendo mezzi e personale adeguato il comune, dietro parere della Sovrintendenza ai Beni Culturali, deve ricorrere così a ditte specializzate. Per rimuovere le scritte da muri e pavimentazione, invece, Palazzo degli Elefanti fa largo impiego delle idropulitrici a sabbia. Realizzata oltre 150 anni fa, nel 2004 furono eseguiti a Villa Pacini gli ultimi interventi di manutenzione straordinaria. Un cantiere durato sei mesi e costato quasi 200mila euro alle casse comunali. Nove anni sono passati da allora ed oggi si ha la certezza che bisogna mettere ancora mano al portafoglio. Denaro da destinare soprattutto alla bambinopoli e all'impianto di illuminazione. Per ora, vista la carenza di fondi, bisogna ingegnarsi in tutti i modi per mettere una "toppa" provvisoria ai danni provocati dai vandali. Così non mancano espedienti da considerarsi perlomeno fantasiosi. Un esempio? Il lampione riparato con il nastro adesivo. Certo, non sarà il massimo ma, alla fine, se il nastro regge alla pioggia, al sole e al vento potrebbe anche andare bene prima di assicurare il vetro all'intelaiatura di ferro in modo definitivo. «La gente non aiuta a combattere il vandalismo e le telecamere di sicurezza non servono assolutamente a nulla - dice Lorenzo Litrico, abitante della zona - l'amministrazione comunale ha le sue colpe. Gli Archi della Marina trasformati in bagni a cielo aperto rappresentano comunque un "termometro" che segna una profonda mancanza di civiltà da parte di tutti». Oltre che come "toilette sempre aperte" le strutture di Villa Pacini diventano anche delle dimore per coloro che nella vita hanno perso tutto. Tanti extracomunitari che vivono di espedienti e che gli resta solo una panchina oppure un pavimento di pietra su cui dormire. Tutto tristemente vero. Senza una casa, senza un lavoro e con il freddo invernale sono costretti a riscaldarsi accedendo piccoli fuochi alimentati dai legni secchi caduti dagli alberi. Una fiammella per sopravvivere alle notti gelate al riparo dal vento e dalla pioggia. Esattamente come in tanti luoghi di Catania. Invisibili come molti altri sotto gli Archi della Marina, all'interno della Stazione e lungo il Corso Sicilia. Damiano Scala 15032013
SICILIA - Villa Pacini nel degrado statue in balìa dei vandali
La Villa Pacini a Catania è stata nuovamente danneggiata dai vandalici, con le statue e i busti coperti di scritte e graffiti. Il comune ha dovuto ricorrere a ditte specializzate per pulire il marmo con solventi speciali. La struttura, realizzata nel 2004, ha bisogno di ulteriori interventi di manutenzione. La carenza di fondi ha portato a utilizzare espedienti come il nastro adesivo per riparare i danni. La zona è anche affollata da persone che vivono di espedienti e si rifugiano nella struttura per dormire. La situazione è considerata un "termometro" della mancanza di civiltà nella città.
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