STOP alla colata di cemento che rischia di soffocare il Parco del Vesuvio. Le ruspe inviate dalla Procura generale della repubblica presso la Corte di appello di Napoli sono entrate in azione ieri mattina a Trecase, per demolire un manufatto abusivo edificato nella zona C2 del Parco. Una zona tutelata da vincoli naturalistici, paesaggistici e ambientali. Si tratta di un immobile di circa 45 metri quadrati, edificato senza titolo in ampliamento di un fabbricato già esistente. L'operazione, coordinata dal sostituto procuratore Donato Ceglie, è partita grazie a una serie di accordi tra Procura di Napoli, Nola e Torre Annunziata, l'ente Parco nazionale del Vesuvio e i Comuni vesuviani. Per iniziare a demolire, come da sentenza (ormai in giudicato), l'accordo prevede che il Parco metta a disposizione dei fondi resi disponibili dal ministero dell'Ambiente e finalizzate appunto agli abbattimenti. Dal canto loro le amministrazioni comunali si impegnano ad eseguire le demolizioni entro sei mesi, recuperando poi direttamente dai proprietari i soldi anticipati dal Parco. Le operazioni di abbattimento sono un segnale, un deterrente per i nuovi potenziali pirati del cemento. L'urgenza delle demolizioni arriva dai numeri: nella zona, peraltro ad elevato rischio vulcanico, si continua a costruire illegalmente. Nel 2012 l'ente ha emanato 49 ordinanze di demolizione e di ripristino dello stato originario: 16 a Somma Vesuviana, 9 a Terzigno, 7 a Trecase, 6 ad Ottaviano, 4 a Boscotrecase e San Giuseppe Vesuviano, 1 a Boscoreale e Sant'Anastasia. Se si va più indietro nel tempo i dati diventano ancora più allarmanti. «L'abusivismo edilizio rappresenta uno dei principali problemi cui l'Ente Parco deve far fronte nella sua ordinaria attività di gestione e di tutela del territorio. Basti pensare che dalla sua istituzione nel 1995 sono state emesse ben 1778 ordinanze di sospensione dei lavori e di riduzione in ripristino dello stato dei luoghi, con una media di circa 112 ordinanze all'anno» dichiara il direttore dell'Ente Parco, Gennaro Esposito. Dalla istituzione del Parco ad oggi sono stati elevati dal Corpo Forestale dello Stato circa 1930 processi verbali di sanzione amministrativa per le predette attività. Anche se su 112 ordinanze di abbattimento l'anno, le demolizioni effettive, alla fine, non sono state più di una quarantina. Ora si riparte con una nuova serie di accordi tra istituzioni e un programma di abbattimenti più serrati. Le parole d'ordine sono: agire e riportare la legalità. Anche perché spesso dietro l'abusivismo edilizio nel Parco del Vesuvio si nascondono interessi legati al mondo della camorra. A Trecase, a conclusione dell'iter di demolizione e di acquisizione gratuita al patrimonio del Parco, rimane compito dell'Ente Parco la progettazione e la realizzazione di interventi di riqualificazione ambientale.