Non fa sconti Tomaso Montanari. Lui da storico dell'arte è fustigatore dei tanti che interpretano la cultura «alla maniera craxiana» (l'espressione è sua e rende). Come, cioè, una fonte di ricchezza più che uno strumento di conoscenza e quindi un viatico per un'esistenza migliore. I suoi attacchi a soprintendenze e comuni, ministri e direttori di musei (sono sempre trasversali), sferrati attraverso le pagine di questo giornale e quelle del Fatto Quotidiano, sono arrivati fino al Colle. E sono stati apprezzati a tal punto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano da averlo indotto a conferirgli l'alta onorificenza di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica. Onore al merito, è il caso di dirlo, per chi della tutela della cultura ha fatto una missione. Il «caso» più celebre da lui denunciato, con esiti importanti tra l'altro anche dal punto di vista giudiziario, è stato quello della Biblioteca dei Girolamini di Napoli: fu lui a raccontare per la prima volta come negli ultimi anni era stata depredata di volumi importantissimi dal direttore Massimo De Caro e da Marcello Dell'Utri (il primo è stato arrestato, il secondo è indagato per concorso in peculato). Ma le sue battaglie verso una cultura «di cui ci ricorda secondo quanto dice l'articolo 9 della Costituzione, tutti abbiamo diritto», riguardano tanti altri contesti. Ricordiamo la denuncia sul centro storico dell'Aquila mai più restaurato dopo il terremoto del 2009, o contro la pretesa farlocca di costruire il Palais Lumière a Marghera. Qui a Firenze che è la sua città ha agito a tutto campo: se l'è presa con la ricerca della Battaglia di Anghiari tanto cara al sindaco Renzi, con la sfilata di Stefano Ricci agli Uffizi e quella di Scervino a Palazzo Vecchio e ora sta combattendo la sua battaglia, in nutrita compagnia, contro il parcheggio di piazza del Carmine. Ma non basta. Appena saputo del presunto saccheggio di 200 opere d'arte alla Certosa come riportato ieri da Repubblica ha commentato severo: «Certo, è vero che la progressiva diminuzione dei fondi per le soprintendenze rende sempre più difficile per queste istituzioni tenere sotto controllo tutto il patrimonio artistico che sono chiamate a tutelare, ma è anche vero che troppo spesso quella di Firenze ha avuto un atteggiamento troppo morbido nei confronti dei beni della Curia. Tante volte hanno chiesto di catalogare gli oggetti e le opere contenute lassù. Ma in questo scrigno di tesori, che ospita anche un appartamento dove ha alloggiato papa Pio VI, non sono entrati per anni perché sono stati bloccati più volte. Avrebbero dovuto chiamare i carabinieri anni fa, ma non l'hanno fatto per non urtare la sensibilità della Curia. E il risultato è quello che apprendiamo in questi giorni dai giornali». Così disse il fustigatore. Pardon il commendatore.