Il priore: "Non c'è stato nessun saccheggio". E spunta una sala con opere abbandonate IL PROCURATORE Giuseppe Quattrocchi ha aperto un fascicolo sui circa duecento dipinti e oggetti d'arte scomparsi dalla Certosa del Galluzzo e ha affidato le indagini ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. Una parte degli oggetti è stata trafugata e se ne sono perse le tracce, mentre altri sono al centro di incredibili controversie, perché sarebbero stati ceduti a privati sebbene appartengano al patrimonio dello Stato e non possano essere alienati. Nonostante ciò, c'è chi ne rivendica la proprietà. «Non è vero, da quando sono il priore della Certosa, non sono mai state rubate opere, né dipinti né oggetti o paramenti sacri», giura padre Roberto Guido Cinelli, 88 anni, dal 1989 alla guida del monastero oggi abitato soltanto da quattro frati cistercensi. Si agita dietro il bancone del negozietto all'entrata, dove si vendono i prodotti della distilleria del monastero. Lo giura e lo spergiura: «Non c'è stato nessun saccheggio: duecento opere, ma di che si parla? Solo due furti in un anno, uno in camera mia, un altro in una cappella, hanno portato una reliquia». Accanto a lui c'è Antonio Procaccini, avvocato pavese che da qualche anno cura gli interessi dei cistercensi fiorentini. «Una notizia infondata, l'ultimo inventario è del 1866, quando la Certosa è stata incamerata dallo Stato, se sono sparite è successo moltissimi anni fa, prima della guerra. Comunque c'è un contenzioso con la sovrintendenza sullo stato di conservazione delle opere ancora custodite qui. Qualcuno fa il doppio gioco, non ci risultano denunce». Poi don Cinelli riprende: «Piuttosto venga a vedere lo scandalo vero». Comincia qui un viaggio nella Certosa "segreta". Una visita in stanze per anni tenute nascoste al pubblico e all'opinione pubblica. Don Cinelli ci guida prima nella piazza della chiesa e da lì in quelli che vengono chiamati «gli appartamenti del Papa». Spalanca un portoncino e si aprono quattro gradi stanze piene di dipinti, tele e quadri giganti in abbandono. «Quelli della sovrintendenza li hanno spostati qui dieci anni fa, trasferendoli dalla sala del Poggetti, e comunque da decenni sono in questo stato. Li ho chiamati più volte, ho fatto decine di segnalazioni, ma dicono che non ci sono soldi per restaurarli». Sono tantissimi. Oltre 100, forse anche 150. Alcuni accatastati al centro della prima stanza su un tavolone con un plastico della Certosa. «Era la sala di ricevimento». Tele ricoperte di polvere, i resti di una pala d'altare, quadri rotti, impregnati di umidità, cornici vuote, dipinti strappati e seppelliti sotto una patina grigia e nera. «Questi sono quadri di Rutilio Manetti», dice il priore. Indica tele appoggiate alle pareti, saranno alte due metri e larghe quattro. Una è completamente squarciata, le altre sono bucate, sporche, sfatte. Una Battista con il Cristo, ritratto di un cistercense, una scena biblica. Strappi, buchi, sfregi, rattoppi arrangiati col nastro isolante bianco. «Questa è del Cigoli, questo di Fidani e questo di Mariotto », continua don Cinelli, mentre indica una pala che ritrae una Madonna. Poi si attraversa un piccolo corridoio, anche quello colmo di dipinti, poi la stanza da letto. «Qui soggiornarono Pio VI e Pio VII». Ci sono scene del Vangelo, una piccola statua lignea di San Giovanni, un divano con paramenti rosa sfregiati, l'antica testiera di un letto distrutta. E poi ancora una stanza e una tela ovale alta tre metri squarciata da cima a fondo. Alcune potrebbero essere salvate, altre sono perdute, alla deriva, piene di toppe, buchi, lembi sfaldati, scolorati, quasi putridi. E il peggio don Cinelli lo dice alla fine del viaggio. «Ce ne sono altre in altre aree del monastero ma ora sono stanco». Ma non è che qui è rimasto solo l'irrecuperabile e qualcuno si è portato via la parte buona? «Impossibile. Quello che vede è qui dal '58, quando entrai alla Certosa da semplice frate dice il priore Me ne andai nel '61 e ci sono tornato dopo 30 anni». «Non sarebbe meglio se che queste piccole comunità vivessero un'autentica fede in piccole case moderne e lasciassero i luoghi monumentali alla vita civile? chiede il critico Tomaso Montanari Insomma, meglio una Certosa musealizzata che una Certosa saccheggiata».
FIRENZE - Dipinti spariti alla Certosa, indaga la procura
Il priore della Certosa del Galluzzo, don Roberto Guido Cinelli, ha aperto le porte del monastero per mostrare le opere d'arte scomparse. Il priore sostiene che non ci sono state rapine, ma piuttosto una trasferenza di opere in altre aree del monastero. Il priore ha guidato il critico Tomaso Montanari attraverso le stanze piene di dipinti, tele e quadri abbandonati. I dipinti sono stati spostati da una sala del Poggetti, dove erano stati conservati, ma non sono stati restaurati. Il priore sostiene che le opere d'arte sono state trasferite in altre aree del monastero per motivi di conservazione.
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