Era la risposta che i pm attendevano per archiviare ogni dubbio: tracce di benzina sono state trovate su sei reperti di Città della Scienza prelevati in quattro diversi punti del museo bruciato. La notizia è stata comunicata ieri agli inquirenti dalla polizia scientifica e, data la sua importanza, è stata data ai media dal procuratore, Giovanni Colangelo, con un comunicato. Trovano conferme dunque i sospetti subito avanzati sulle modalità con cui la struttura di Bagnoli è stata distrutta: diversi focolai divampati in contemporanea dal lato del mare, che in pochi minuti hanno creato un fronte di fuoco lungo cento metri. Stringato il testo della nota di Colangelo: «Gli accertamenti tecnici di gascromatografia spettrometrica svolti dalla polizia scientifica hanno consentito di riscontrare tracce di benzina su sei reperti rinvenuti in quattro aree distinte del complesso museale». In tempi brevissimi, dunque, gli specialisti coordinati dal vicequestore Fabiola Mancone hanno fornito al risposta più importante. Assodato questo, il procuratore aggiunto Giovanni Melillo e il sostituto della Dda Michele Del Prete si concentrano sulle ipotesi ancora in piedi: quella della camorra, data come privilegiata nei giorni scorsi dal ministro Annamaria Cancellieri, quella dell'eversione, ma soprattutto quella che porta all'interno della Fondazione Sidis, verso problemi piccoli e grandi nei quali potrebbe trovarsi la soluzione del mistero. Ieri Vittorio Silvestrini, fondatore e presidente di Città della Scienza, è intervenuto di nuovo sull'argomento, affermando che le ipotesi sulla pista interna «sono solo fantasie». «E chi è stato allora?», si è chiesto a margine dell'incontro con i vertici di Ecsite, la rete che coordina le attività di oltre 400 musei scientifici in Europa, arrivati a Città della Scienza per testimoniare la solidarietà della comunità scientifica europea. «Io spero che non sia la camorra ha replicato commentando lo scetticismo sulla matrice camorristica del rogo espresso lunedì scorso dal magistrato Raffaele Cantone perché l'ipotesi che ci sia una pista interna è talmente fantasiosa che non esiste. Qui ha concluso c'è gente che lavora gratis da mesi». Catherine Franche, direttrice di Ecsite, dopo aver abbracciato Vittorio Silvestrini, ha preso la parola e si è commossa quando ha ricordato la sua prima volta a Città della Scienza nel 2000. «Scusate, sono un pò emozionata», ha detto con la voce rotta dall'emozione e le lacrime agli occhi prima di riprendere a parlare.
NAPOLI - Città della Scienza incenerita con la benzina
La polizia scientifica ha trovato tracce di benzina su sei reperti di Città della Scienza prelevati in quattro diversi punti del museo bruciato. Questo conferma i sospetti sulle modalità con cui la struttura è stata distrutta. I reperti sono stati analizzati con gascromatografia spettrometrica e hanno riscontrato tracce di benzina. Il procuratore Giovanni Colangelo ha comunicato la notizia ai media. I sospetti avanzati sono quelli della camorra e dell'eversione. La Fondazione Sidis è stata accusata di problemi interni. Vittorio Silvestrini, fondatore di Città della Scienza, ha affermato che le ipotesi sulla pista interna sono solo fantasie.
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