È difficile, però, credere che per valorizzare un'area che affaccia sul mare tra cespugli di mortella e di lentisco si debba spianare il terreno con una piattaforma di calcestruzzo perché possa diventare l'area di parcheggio di compattatori maleodoranti e, c'è da crederlo, ben presto stillanti percolato che il comune non sa dove e come smaltire. E che possa essere degradato e abbandonato il luogo dove sorgono le ville che furono di Luchino Visconti e del compositore inglese sir William Walton, un specie di microcosmo stupefacente quest'ultima, sede di uno dei più imponenti giardini tropicali ed esotici d'Europa, disegnato alla fine degli anni Cinquanta dal celebre paesaggista Russell Page: ebbene tutto questo appare, perché è, semplicemente incredibile. Oggi entrambe queste ville sono luoghi internazionali di cultura, sedi di fondazioni, di cui una, la Colombaia, addirittura proprietà del Comune e l'altra, villa La Mortella, è il luogo scelto dall'Università di Harvard come residenza per compositori mentre il suo giardino è famoso in tutto il mondo. Prima di diventare delle istituzioni che perseguono finalità pubbliche, tuttavia, queste ville sono state amate, profondamente amate, oggetto di un sentimento acuto del paesaggio, di un legame intenso con i luoghi, con la loro storia e con la loro bellezza. Un sentimento universale, in grado di accomunare tanto il primo proprietario locale della Colombaia, il cittadino ischitano Luigi Patalano, giornalista politico e poeta di sentimenti radicali, che amava Carducci e che lo volle suo ospite sul promontorio di Zaro tra il cielo e un mare abbacinante di luce, quanto l'aristocratico musicista inglese che del versante di una collina vulcanica fece un meraviglioso giardino, nel quale hanno passeggiato ospiti illustri come Laurence Olivier, Vivien Leigh, Maria Callas. È questo il degrado che il Comune di Forio vuole bonificare? O non è un modo per scaricare su un valore nazionale la propria inefficienza amministrativa, l'incapacità di giungere ad un sistema decente di raccolta e di smaltimento dei rifiuti urbani? Il Comune ha ottenuto l'autorizzazione temporanea della Sovrintendenza provinciale ai beni paesaggistici, ma nella stessa delibera dà mandato ai suoi uffici di attivarsi perché ottengano che il parere venga rilasciato in via definitiva «sul sito così come realizzato», o in alternativa perché per il sito, sempre «così come realizzato», venga progettata una destinazione diversa. Bisogna a questo riguardo che la Sovrintendenza rifiuti la concessione e che ripristini al più presto tutti i vincoli per tutelare un bene nazionale italiano. Lo scopo dichiarato dell'amministrazione locale è di «non rendere vani gli investimenti effettuati», ormai lievitati a quasi duecentomila euro. In attesa della decisione dell'ente di tutela del paesaggio, però, il Comune di Forio ricopre il terreno con una base di calcestruzzo, che è il contrario di un intervento temporaneo, il quale impegnerebbe il Comune, eventualmente, alla rimozione dell'opera una volta che la Soprintendenza non concedesse la sua autorizzazione in via definitiva e che sa tanto di un modo per mettere tutti, cittadini e istituzioni, davanti alla brutale evidenza del fatto compiuto. Chi avrà dopo la forza e la costanza per ordinare alla Giunta di tornare indietro sui propri passi? È un passaggio importante per capire la portata della delibera, la quale mentre da un lato gioca sulle circostanze emergenziali della decisione, funziona dall'altro come un dispositivo capace di produrre effetti permanenti: l'obiettivo del Comune è poter disporre pienamente dell'area di sua proprietà e per quest'area ha progettato, oggi, una discarica, pudicamente definita centro di raccolta temporanea, domani chissà. Anche questa indifferenza è profondamente significativa di una perdita totale di contatto con l'identità profonda della propria comunità. Quello che viene fuori da atti di questo tipo è la riduzione del paesaggio al registro degradato di un suolo impiantito, privo di uomini, di storia e di cultura, la neutra piattaforma sulla quale la decisione incolta di una giunta qualunque è in grado di produrre effetti di qualsiasi tipo. Il paesaggio come valore comune cessa semplicemente di esistere per diventare una funzione della volontà di una maggioranza politica transitoria. In questo modo il Comune di Forio non è più semplicemente il proprietario di un pezzo di terra. Espropria a vantaggio della tutela patrimoniale dell' ente locale un bene tutelato dalla Costituzione, perché nella loro saggezza i padri Costituenti riconobbero nei valori storici e culturali racchiusi nel paesaggio italiano un patrimonio della Nazione. Dell'Italia, dunque, non del piccolo comune di Forio d'Ischia. È questa oggi la posta in gioco e la cosa ci riguarda da vicino. Perché quello che facciamo del nostro passato ci dice di quello che aspiriamo ad essere. E l'illusione che un piccolo pezzo non pregiudichi poi molto e appunto tale, una tragica illusione, perché il Sud si perde così, un pezzo dopo l'altro. Non è una novità, eppure sembra che continuiamo a non voler imparare la lezione.