Il dirigente generale dei Beni culturali non torna indietro. In una comunicazione con i sindacati per discutere del nuovo organigramma si deduce che i parchi archeologici del Catanese saranno cancellati perché ritenuti giuridicamente illegittimi, non perimetrati e privi di regolamento. L'area di Palikè e quella di Santa Venera al Pozzo, il museo e le mura dionigiane di Adrano ritornano nella gestione diretta della sovrintendenza, mentre i momumenti di Catania passerebbero al museo regionale interdisciplinare di futura istituzione. Tutti i «parchi archeologici» del Catanese sono stati cancellati. La notizia è ufficiosa, ma sicura. A darla, indirettamente, i sindacati convocati per martedì 19, al dipartimento dei Beni culturali della Regione, per discutere dell'organigramma frutto della riorganizzazione dei vari servizi. Il dirigente generale Sergio Gelardi non ha cambiato idea: gli attuali «parchi archeologici» a suo avviso sono illegittimi perché, pur avendo da anni dirigenti ed organici, non hanno fondamento giuridico in quanto non sono stati istituiti con decreto, come previsto per legge, né è stato seguito l'iter richiesto che prevede la proposta della sovrintendenza, la validazione dell'assessorato, la perimetrazione dell'area e un regolamento. Né propone di sanare tali carenze di diritto. Inoltre, a dispetto dei dati presentati dai dirigenti dei parchi del Catanese, ritiene che questa articolazione non sia giustificata neppure dal punto di vista della convenienza economica e gestionale. Per tutto questo il dottor Gelardi ritorna al passato, confermando soltanto gli unici parchi archeologici istituiti formalmente: quello della Valle dei Templi, istituito con decreto statale, e quelli di Himera e di Naxos, istituiti con decreto regionale. Per gli altri, sembra di capire, nulla da fare, e comunque non alle attuali condizioni. Ne consegue che le realtà archeologiche del territorio torneranno sotto la tutela diretta della sovrintendenza che riaccentra poteri, come prima della riforma di Gesualdo Campo, predecessore di Sergio Gelardi. Insomma si torna al passato, alla legge 116 del 1980, quella che ha istituito le sovrintendenze provinciali e sancito il passaggio alla Regione dei musei archeologici e di storia dell'arte statali. Questo significa che sono cancellati i parchi archeologici di Catania, del Calatino, del Simeto e delle Aci e che, di conseguenza, ritorneranno alla diretta gestione della sovrintentenza i siti di Palikè, il museo e le mura dionigiane di Adrano, il parco di Santa Venera al Pozzo e così pure i grandi monumenti archeologici di Catania. In questo caso la questione è ancora più complessa perché si fa riferimento ad un «museo regionale interdisciplinare», previsto dalla legge istitutiva della sovrintendenza di Catania, ma mai attuato. A questo museo che allo stato non c'è - e che dovrebbe essere non specifico, ma relativo a diversi aspetti dell'arte e dell'archeologia - verrebbe affidata la gestione dei più importanti monumenti archeologici di città espressamente elencati: l'anfiteatro romano, il teatro romano con l'antiquarium e le case Liberti, l'Odèon, l'Ipogeo. Nessun riferimento, invece, ad altri beni archeologici oggi gestiti dal «parco di Catania», quali le terme dell'Indirizzo, le terme Achelliane e i ritrovamenti dell'area dei Benedettini. Non solo. Al museo interdisciplinare dovrebbe competere anche la gestione dell'ex Manifattura Tabacchi e della Casa Museo Verga. Si deduce che il nuovo museo dovrebbe gestire anche quello archeologico Biscari, istituito da Campo ed esistente solo sulla carta, sebbene abbia sede alla Manifattura Tabacchi senza che, allo stato, ci siano i fondi per il restauro e la ristrutturazione a fini museali di questa immensa struttura, sempre più fatiscente. Anche il museo archeologico Biscari, dunque, dovrebbe essere cancellato. E così pure Casa Verga, con le biblioteche di Capuana e De Roberto, che oggi rientra nel Museo Amico Statella, anche questo istituito da Gesualdo Campo. Museo nel quale sarebbero dovute entrare a far parte anche alcune collezioni quali quelle dei pupi siciliani, delle uniformi militari, una collezione ornitologica e la pinacoteca Granata. Insomma una rivoluzione, o restaurazione, dell'organizzazione delle sovrintendenze, in particolare della nostra. Una modifica radicale della quale neppure i diretti interessati hanno avuto il piacere di conoscere i criteri e i principi ispiratori. 13032013
SICILIA - La Regione non demorde Via i parchi archeologici
Il dirigente generale dei Beni culturali Sergio Gelardi ha confermato che i parchi archeologici del Catanese saranno cancellati a causa di carenze giuridiche. I parchi di Palikè, Santa Venera al Pozzo, Adrano e Catania torneranno sotto la gestione diretta della sovrintendenza. I monumenti di Catania saranno gestiti da un museo regionale interdisciplinare, previsto dalla legge istitutiva della sovrintendenza di Catania, ma mai attuato. Il nuovo organigramma prevede la cancellazione di altri parchi archeologici, come quelli di Calatino, Simeto e Aci, e la gestione di altre realtà archeologiche, come il museo archeologico Biscari e Casa Verga.
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