Torna al posto che le spetta di diritto «Antonia Minore», busto lapideo del I secolo d.C. che rientra nel primo corridoio degli Uffizi dopo il restauro curato da Daniela Manna grazie ai fondi raccolti dall'associazione Mercurio e con il sostegno dei soci Coop delle sezioni di Firenze. L'intervento ha riportato alla luce l'iscrizione con il nome Antonia posta nel '700 e poi occultata, quando si scoprì che non si trattava della madre dell'imperatore Claudio, ma di «una rappresentante dell'aristocrazia che a giudicare dall'acconciatura e dalla veste ha spiegato Fabrizio Paolucci, direttore del dipartimento di antichità classiche incarna quel modello di rettitudine e modestia tipica di un certo tipo di matrona romana». In occasione della presentazione del restauro il direttore degli Uffizi Antonio Natali si espresso contro il vincolo di stabilità imposto ai Comuni, «che impedisce loro di investire in cultura quanto vorrebbero», ha detto riferendosi alla Città degli Uffizi, serie di mostre organizzate con la galleria nella provincia di Firenze e non solo. «I Comuni ci dicono di non poter contribuire finanziariamente secondo la loro volontà a causa dei paletti posti dallo Stato, questo è contraddittorio perché da un lato si sente parlare di necessaria valorizzazione del patrimonio artistico al fine da consentirne l'utilizzo da un punto di vista economico e dall'altro si impedisce agli enti locali di mettere a disposizione risorse per permetterne la valorizzazione».
Uffizi, Antonia Minore ritrova il suo nome. Con il restauro del busto
Antonia Minore, un busto lapideo del I secolo d.C., è stato restaurato agli Uffizi grazie ai fondi raccolti dall'associazione Mercurio e al sostegno dei soci Coop delle sezioni di Firenze. Il restauro ha riportato alla luce l'iscrizione con il nome Antonia, che non si trattava della madre dell'imperatore Claudio, ma di una rappresentante dell'aristocrazia romana. Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, ha espresso il suo dissenso per il vincolo di stabilità imposto ai Comuni, che impedisce loro di investire in cultura secondo la loro volontà.
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