VERONA - «Il saccheggio della biblioteca Girolamini di Napoli? Abbiamo solo trasportato quei libri a Verona, ma non sapevamo che fossero stati rubati». Si sono difesi così, attraverso le arringhe che si sono tenute nel corso dell'udienza-fiume di ieri, i due veronesi chiamati al banco degli imputati al tribunale partenopeo per associazione a delinquere finalizzata al peculato. «Saccheggio» della Girolamini I veronesi scaricano su De Caro Rischiano 4 e 6 anni. «Non sapevamo fossero libri rubati» VERONA - Rischiano rispettivamente sei e quattro anni di carcere per associazione a delinquere e peculato. Ma ieri, nel corso dell'udienza-fiume che si è tenuta in tribunale a Napoli, si sono difesi colpo su colpo, rispedendo al mittente le pesanti accuse contestate loro dal pubblico ministero partenopeo Antonella Serio. I veronesi Federico Roncoletta, 42 anni, (che per il clamoroso saccheggio alla biblioteca dei Girolamini si è ritrovato agli arresti domiciliari ed è difeso dagli avvocati di fiducia Davide Adami e Marco Libardi)e Mirko Camuri, 45 anni (che, invece, è addirittura finito in carcere a Poggioreale), durante le arringhe in aula hanno rigettato le contestazioni della procura partenopea punto su punto, «scaricando» di fatto ogni responsabilità su colui che rappresenta il principale imputato del processo, l'ormai ex direttore della Girolamini Marino Massimo D Caro. Considerato dagli stessi inquirenti il vero artefice e organizzatore di una spoliazione di volumi antichi senza eguali, un vero e proprio «sacco» che ha irrimediabilmente «svuotato» la biblioteca statale oratoriale di Napoli, De Caro rischia una condanna a dieci anni di reclusione. «Ma noi non ne sapevamo alcunché - hanno respinto ogni accusa Roncoletta e Camuri attraverso i rispettivi legali difensori -. Non eravamo affatto a conoscenza che quei libri fossero rubati, del resto De Caro non ci aveva mai messo a conoscenza del suo piano di spoliazione». A entrambi i veronesi, invece, la procura partenopea contesta di aver partecipato «consapevolmente» a tre viaggi durante cui parte dei volumi rubati alla Girolamini venne trasportata fino a Verona: «Il nostro assistito, ovvero Roncoletta - ribattono però gli avvocati Adami e Libardi -, all'epoca dei fatti contestati si trovava in cassintegrazione e, tramite Camuri, gli era stato proposto di prendere parte a quelle tre spedizioni di trasporto previo compenso: aveva dunque accettato quegli incarichi perché aveva bisogno di denaro, ma senza essere tuttavia a conoscenza della provenienza furtiva di quei libri». Stessa tesi, del resto, è stata quella obiettata in udienza ieri anche dalla difesa di Camuri: entrambi i veronesi coinvolti (il terzo, Marco Ceriani di 58 anni, è uscito per primo, mesi fa, dalla vicenda patteggiando due anni per ricettazione e garantendosi l'immediato ritorno in libertà dai domiciliari a cui risultava sottoposto), di fatto, sostengono che non sussisterebbe alcuna prova (tranne l'eventuale parola di De Caro) di una loro consapevole partecipazione al saccheggio della storica biblioteca di via Duomo a Napoli. «Eravamo all'oscuro di tutto, ha fatto tutto a nostro insaputa l'ex direttore della struttura»: per quest'ultimo, il difensore interverrà nel corso della prossima udienza. Dopodiché la parola passerà, finalmente, al giudice per l'attesissima sentenza che dovrà stabilire anche l'eventuale risarcimento-danni: ieri, nella veste diparte civile, il Comune di Napoli ha «battuto» cassa per duecentomila euro di danni in via provvisionale. Il vero danno, però, non ha prezzo.
Corriere della Sera
12 Marzo 2013
Gerolamini. I libri rubati? Fece tutto De Caro
LA
Laura Tedesco
Corriere della Sera
In un tribunale di Napoli, due veronesi, Federico Roncoletta e Mirko Camuri, sono stati accusati di associazione a delinquere e peculato per il saccheggio della biblioteca Girolamini di Napoli. I due, che affermano di non aver saputo che i libri erano rubati, sostengono di aver partecipato a tre viaggi di trasporto dei libri a Verona per un compenso, ma senza essere a conoscenza della provenienza furtiva. La difesa sostiene che non esiste alcuna prova della loro partecipazione al saccheggio e che l'ex direttore della biblioteca, Marino Massimo De Caro, è il vero artefice del reato.
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