Ma Vona: per i buchi nei tetti non basta il tridimensionale NAPOLI Rendere il patrimonio culturale campano più fruibile, valorizzarlo, «comunicarlo»: nasce con questi obiettivi il Databenc, distretto ad alta tecnologia dei Beni culturali, presentato ieri nell'ambito del convegno Smart Innovation e Patrimonio culturale che si è svolto alla Camera di commercio di Napoli (tra le proposte emerse, l'istituzione di un'Accademia del Restauro per formare figure professionali altamente specializzate nel settore dei Beni Culturali). Cosa è Databenc è uno dei sei distretti recentemente costituiti in Campania, con un finanziamento complessivo del ministero per l'Università e la Ricerca di 200 milioni, a valere sul Pon ricerca e competitività. «Investiamo sulle competenze ha detto Angelo Chianese, presidente di Databenc attraverso le tecnolgoie della smart innovation saranno migliorate qualità, accoglienza e ricettività dei beni culturali». L'idea è di introdurre una tecnologia smart che sia «innovativa per tutti, come lo è stato il mouse», ha evidenziato Chianese. «La chiave di lettura ha spiegato Massimo De Santo, dell'Università di Salerno e nel cda di Databenc è l'Internet delle cose». Sensori per la diagnostica, interattività con il visitatore, «una sorta di realtà aumentata». Far parlare, in altri termini, «palazzi storici e opere». I commenti Il governatore Stefano Caldoro ha elencato i «numeri» legati alla ricerca e all'innovazione: «Sei distretti tecnologici a cui si aggiunge la prima esperienza che è quella del distretto dei materiali, 13 laboratori pubblici-privatì più otto che sono già esistenti». La Regione Campania investirà nei prossimi anni «circa 2,4 miliardi di euro, tra fondi nazionali ed europei, in ricerca ed innovazione». Il doppio «della Puglia - ha aggiunto -. Ci supera la Lombardia per gli investimenti della componente privata, ma siamo la prima regione in Italia per investimenti. Questo ci porta ad avere il Pil per la ricerca al di sopra della media nazionale». Con Databenc «mettiamo insieme una strategia innovativa e le risorse economiche per arrestare il declino e valorizzare i beni culturali - ha affermato Guido Trombetti, assessore regionale alla Ricerca -. Si tratta di un importante volano di sviluppo per il territorio regionale». La sfida è «fare dei beni culturali un settore economico capace di produrre posti di lavoro e accrescere la qualità della vita». Le imprese Nato da un'idea progettuale promossa dalle Università Federico II e di Salerno, oggi Databenc aggrega oltre 60 soggetti, di cui 46 piccole e medie imprese, 4 grandi aziende, 9 centri di ricerca e 4 atenei. Sistemi avanzati di rilievo da aereo o da terra per la conoscenza dei patrimoni culturali, moderni sistemi di gestione della sicurezza dei siti, materiali compatibili e reversibili per la messa in sicurezza statica dei manufatti archeologici, sistemi informatici per la catalogazione e protezione del patrimonio librario, sensori parlanti che avvisano sullo stato di salute di un manufatto: sono alcuni esempi di applicazioni concrete dei progetti che vengono realizzati da Databenc. Per Maurizio Maddaloni, presidente della Camera di commercio di Napoli, «l'innovazione è una delle leve fondamentali per lo sviluppo e la competitività e svolge un ruolo determinante nell'affrontare il crescente numero di competitor nel mercato globale». Emilio Alfano, presidente di Confap Campania, ha sottolineato che l'interesse suscitato dall'iniziativa «lascia ben sperare che attraverso l'innovazione tecnologica ci saranno flussi turistici mirati che produrranno crescita e sviluppo». La polemica Sono tre i tasselli che compongono il mosaico dei beni culturali: conoscenza, tutela e valorizzazione. «Invece il mondo moderno pone l'accento solo sulla valorizzazione, senza pensare agli altri due aspetti». Fabrizio Vona, soprintendente per i Beni Artistici, Storici e del Polo Museale di Napoli, spiega, a margine del convegno su Databenc che «prima della valorizzazione viene la tutela e prima della tutela viene la conoscenza». Certo quest'iniziativa «può aiutare, ma va bene sostituire la realtà con la realtà virtuale? Il Duomo di Napoli o il rendering del Duomo di Napoli sono la stessa cosa? Quando c'è un buco nel tetto non si può riparare con i mezzi tridimensionali». La valorizzazione «dovrebbe presupporre un mondo perfetto, organizzato, strutturato in cui tutto funziona. Così la realtà virtuale ti aiuta, diversamente crea solo confusione». «Sono dell'idea che quando c'è una città in queste condizioni - sottolinea - prima bisogna aggiustare il resto. La sovrastruttura viene dopo la struttura, la priorità è sicuramente curare prima la struttura». E ancora: «Non possiamo valorizzare i buchi nel tetto - continua -. Non dico che non va bene il progetto o la modernità, ma c'è tanto altro che si deve ancora fare». A partire dalle «200 chiese chiuse di Napoli che hanno problemi». «Su queste chiese in rovina ci metti due fiorellini tecnologici e il problema è risolto? - afferma - No, perchè il buco rimane». E il problema del patrimonio negato non si risolve «con finanziamenti che non arrivano e che quando arrivano non vengono spesi, bisogna sempre inquadrare la questione all'intero della problematica generale. Abbiamo sempre sostegno dal ministero, ma è una questione strutturale - prosegue Vona - Il Governo destina oggi lo 0,19 dei fondi del bilancio dello Stato, anni fa era lo 0,40».
Napoli. Un distretto ad alta tecnologia per rilanciare i Beni culturali
Il Databenc è un distretto ad alta tecnologia dei Beni culturali nato a Napoli con l'obiettivo di valorizzare, comunicare e rendere fruibile il patrimonio culturale campano. Il progetto è stato presentato ieri in un convegno su "Smart Innovation e Patrimonio culturale" e ha ricevuto un finanziamento di 200 milioni di euro dal ministero per l'Università e la Ricerca. Il Databenc si propone di utilizzare le tecnologie della smart innovation per migliorare la qualità, l'accoglienza e la ricettività dei beni culturali. Tra le proposte emerse, l'istituzione di un'Accademia del Restauro per formare figure professionali altamente specializzate nel settore dei Beni Culturali.
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