NAPOLI Alle decine di migliaia che hanno riempito i due chilometri e mezzo da piazza Bagnoli a Coroglio e hanno lungamente «abbracciato» Città della Scienza domenica mattina, sarà difficile capire perché tanti si sono affrettati a salire sul carro degli incendiari con la richiesta di trasferire la struttura culturale, finendo così (sia pure in assoluta buona fede) col condividere i propositi dei delinquenti e loro mandanti. Come sarà difficile per le molte decine di migliaia di napoletani che frequentano la passeggiata a mare sul pontile recuperato, comprendere le ragioni per cui anche questa struttura ex industriale dovrebbe finire in macerie, assieme alle case del cosiddetto villaggio dei pescatori, nonché il glorioso Circolo Ilva e la vicina colmata. Il tutto in nome di un «ripristino della linea di costa» proposto una ventina di anni fa nella variante di Piano regolatore, che oggi appare più che mai una superata utopia, alla luce se non altro dei costi stratosferici che pretende una simile operazione. Sarebbe il caso di rendere noto in maniera più diffusa all'opinione pubblica che cosa davvero s'intende per «ripristino della linea di costa», inducendo così a riflettere sul fatto che si tace accuratamente su tutto il resto che dovrebbe venire demolito, e perfino sul non trascurabile particolare che sui suoli «a poca distanza» dove essi pretendono di trasferire l'impianto culturale non solo appartengono a Bagnoli Futura, ma sono vincolati a Parco pubblico proprio nel piano regolatore. Propongono quindi una evidente violazione pur presentandosi come strenui difensori del Piano Regolatore. Nell'imponente manifestazione che ha coinvolto tante migliaia di studenti, insegnanti, cittadini non solo di Bagnoli ma provenienti da Napoli e dall'intera regione, i fautori della delocalizzazione non si sono fatti vedere, salvo pochi mimetizzati con uno striscione «spiaggia libera». Sarà decisamente impossibile far capire alle istituzioni scientifiche di tutto il mondo com'è che a Napoli qualcuno pensi di approfittare di un gesto delinquenziale per riproporre problematiche che sono state discusse e risolte due decenni fa, e che sicuramente significherebbero la fine della struttura culturale con l'impantanamento in annose pastoie burocratiche. Molti hanno notato che il sindaco de Magistris, presente nel corteo, nella sua dichiarazione al Telegiornale non abbia fatto alcun accenno a trasferimenti ma neanche ha affermato il contrario, motivato forse dalla diversità di opinioni nell'ambito della sua giunta e della sua maggioranza, dove a sostenere la delocalizzazione sono gli stessi che hanno proposto di costruire molte migliaia di nuovi vani nella città. Ieri mattina a Città della Scienza è giunta una comunicazione dell'Ambasciata degli Stati Uniti con la notizia che tutte le comunità italiane si stanno mobilitando con sottoscrizioni e altre iniziative di solidarietà; in prima linea - è stato precisato dall'Ambasciata - c'è l'Aspec, ossia la organizzatissima rete di tutto i Musei Scientifici degli Usa, che sta elaborando un piano di aiuti e di collaborazioni con Città della Scienza. Il presidente di Federculture, Roberto Grossi, ha annunciato una serie di iniziative in tutti i teatri italiani, e la ricostruzione di Città della Scienza là dove si trova entrerà nel piano che l'istituzione presenterà al nuovo governo chiedendo che metta la cultura - settore che impiega 1 milione e 500mila unità lavorative - al centro del programma di sviluppo. Federculture è l'ente nazionale che riunisce migliaia di istituzioni: di recente ha presentato (nella galleria di Arte Moderna a Milano) il rapporto in cui si rivela che 60mila ragazzi negli ultimi dieci anni hanno rinunciato all'Università. Dalla dirigenza di Città della Scienza infine alcune puntualizzazioni: l'11 aprile del 2007 è stato firmato l'accordo di programma fra Città della Scienza, Comune, Provincia, Regione, Uffici periferici dello Stato, che prevede il completamento del museo Corpora (viaggio interattivo nel corpo umano) e il restauro del pontile piccolo, lavori inseriti nel Pua (Piano urbanistico attuativo) come previsto nell'articolo 12 della legge regionale 1604. In tema di preesistenze va sottolineato infine che i capannoni bruciati erano strutture di una grande vetreria del 1850, epoca borbonica, edificio costruito non certo sulla sabbia, ma su qualcosa di più solido; non c'era spiaggia dunque, e comunque nessuno vieta che a valle della scogliera la tanto invocata spiaggia possa venir sistemata con appositi sversamenti, magari dopo aver davvero ripulito (come da solenni e mai mantenuti impegni governativi) le spiagge libere esistenti attualmente proibite (come quelle in concessione) perché ritenute inquinate.
Napoli, Città della scienza. Spostare il museo nell'area dal Prg destinata a parco: quello sì è un abuso
Il testo è un articolo di giornale che descrive una manifestazione a Napoli in cui decine di migliaia di persone hanno riunito per protestare contro la demolizione di Città della Scienza, un museo culturale, e la trasferimento della struttura in un'altra zona. L'articolo descrive la manifestazione e le reazioni degli organizzatori e degli addetti ai lavori, ma non fornisce commenti o opinioni personali. Il testo è scritto in un tono oggettivo e conciso.
Riassunto:
A Napoli, decine di migliaia di persone hanno partecipato a una manifestazione per protestare contro la demolizione di Città della Scienza, un museo culturale, e la sua trasferimento in un'altra zona.
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