La città delle "incompiute". Stop alla transazione con Est Capital per l'ospedale al Mare e Palacinema; Fontego in mano alla c o m p e t i z i o n e urbanisticoelettorale.E poi Mestre: lo "spiazzo" dell'ex Umberto I; le critiche sul progetto M9, il Palais Lumiere. E poi i rebus del Mercato ortofrutticolo e del Terminal di Fusina che rischierebbero lo stop dopo l'affare Baita. Giorgio Orsoni si avvia a spegnere la terza candelina del suo mandato iniziato nel 2010. Sindaco, il rischio è la paralisi. «Stiamo vivendo una situazione di crisi economica che non dà molto spazio di manovra. Ci sono meno risorse finanziarie. Ma tutto sta assumendo un carattere endemico con il "gioco" contorto delle competenze. L'ultima delle quali riguarda proprio il Palais Lumière. É stata chiamata in causa la Soprintendenza. Sfido chiunque a pensare che lì, in quella zona di Marghera, sia necessario ottenere un parere da questo ente...». Se ci si appella alla Soprintendenza ci saranno buoni motivi. «Può darsi. E ne prendiamo atto. Ma c'è una "resistenza all'innovazione" in città, che si basa sulla possibilità di invocare vincoli, lacci e lacciuoli, gridati a gran voce, cavalcati con lo strumento della burocrazia. Si preferisce dire "sempre no, che qualche volta sì". E tutto ciò alla faccia delle campagne sulla semplificazione amministrativa». Nessuno si prende una responsabilità che sia una... «É un po' così nella pubblica amministrazione. Chi dice di sì, viene spesso strumentalmente aggredito. C'è una commistione di tanti elementi. C'è una sorta di fondamentalismo di stampo nostalgico che vorrebbe una città immobile; c'è chi, tout court, non vuole vedere il cambiamento; ci sono personaggi autorevoli dell'intellighenzia che usano Venezia come palcoscenico, che fanno finta di amare la città, ma che la preferiscono (o preferirebbero) decadente. Sono persone che amano l'Urbs (la struttura della città), ma non la Civitas (i cittadini)». L'Ospedale al Mare è il volto di una "sconfitta" a danno del territorio tanto che si è lasciato mano libera ad un commissario straordinario... «Noi non abbiamo rinunciato a nulla. Abbiamo però detto no ad una transazione con Est Capital che avrebbe dato i propri frutti tra cinque anni. E questo ha pesato molto». E la vicenda della Mantovani e di Piergiorgio Baita, quanto ha pesato? «Posso capire che dall'esterno ci possa essere anche questo istinto a comprendere le nostre scelte, ma non è stato così. La riflessione è tutta dentro Ca' Farsetti. Baita non c'entra nulla». In ogni modo lei ha usato parole pesanti sul metodo del commissario. Una dura contestazione anche a Massimo Cacciari, suo precedessore. «Se qualcuno ha letto anche in questo senso le mie dichiarazioni sull'affido ad un commissario delle opere al Lido, che hanno di fatto esautorato il Comune, beh lo ammetto la mia amministrazione ha avuto fin da subito un approccio diverso...». Dal Lido al centro storico: la questione Fontego. «Posso capire la rivendicazione di alcuni consiglieri comunali in merito alla definizione della ..... [articolo completo nella versione cartacea]