Il commissario: c'è tempo fino al 30 aprile, poi la liquidazione LA DEAD line è il 30 aprile: subito. O entro quella data si sarà concluso un accordo con i sindacati per riportare, non tanto il debito consolidato, ma almeno il conto economico in ordine, o il Maggio verrà liquidato. Lo annunzia il commissario Alberto Bianchi che ieri ha «disdettato di fronte i sindacati l'archeologico contratto integrativo dei lavoratori ». Dopo 40 giorni da quando il 1 febbraio si è insediato su nomina del Mibac, Bianchi dichiara: «Non c'è scelta». Tra vita e morte del Maggio ci sono 9 milioni di buco, tra deficit 2012 e 2013. O si tappa o si chiude. Il commissario è serio e preciso, non bara, parla chiaro: «Nel 2012 abbiamo 3 milioni di buco, ne preventiviamo, se le cose restano così, altri 5.500.000 - 6.000.000 nel 2013. Le spese per il personale sono il 75 del budget, la produzione vale 30 milioni. Per non dire dei 35 milioni di debito consolidato con banche, Inps e fornitori. Nessuna azienda in nessuna parte del mondo potrebbe andare avanti così». L'aumento del buco 2013 dipende, spiega il commissario, in gran parte dalla riduzione del Fus a 14.400.00 e dal milione e 350.000 da pagare per gli incentivi a 36 esodi. La ricetta di Bianchi è in due punti prima e uno dopo. Prima, rivedere la programmazione 2013 e guadagnare 2.100.000. E ridimensionare l'integrativo (in tutto vale 6 milioni), risparmiando 4 milioni sui 25 complessivi di stipendi. Terzo, «rimessi i conti in sesto altrimenti non si fiderebbero », trovare più sponsor. Ma per rivedere l'integrativo ci vuole l'accordo con i sindacati. Bianchi, che dichiara di non volere assolutamente licenziare nessuno dei circa 340 dipendenti, non può decidere unilateralmente di non pagarlo: «Spero che collaborino e vengano in trattativa. C'è tempo solo fino a fine aprile. Dobbiamo rivedere in modo strutturale il costo del lavoro. Altrimenti la Fondazione corre dritta e veloce verso il muro della liquidazione». Il Maggio sarebbe la prima Fondazione lirica a chiudere in Italia. Per non dire dei 35 milioni di debito consolidato per cui si prevedeva la ricapitalizzazione attraverso il conferimento al Maggio da parte del Comune del nuovo Teatro dell'Opera. Ma Bianchi sfata un altro mito: «A quanto ne so, ci sono problemi legali non semplici. Oltretutto il dono risolverebbe il problema patrimoniale ma ne aprirebbe uno enorme per il conto economico perché i costi di gestione sarebbero spaventosi ». C'è anche l'intenzione di fare una bad e una good company? «In teoria sarebbe possibile, nei fatti no. Nelle bad company vanno messe le passività ma anche qualche attività. E io non ho patrimonio », taglia netto il commissario. Ma l'ex sovrintendente Colombo non assicurava poco più di un mese fa che il deficit 2012 era di 1.500.000, e non di 3 milioni come anticipato dai sindaci revisori, e che nel 2013 ci sarebbe stato il pareggio? «Per quanto è accaduto prima del 31 gennaio 2012, telefonate all'ingegner Colombo», è lapidario Bianchi. Il fatto è uno: «Non ci sono soldi, i debiti sono tali che già arrivano i decreti ingiuntivi». Una situazione drammatica di cui il commissario ha informato, in un incontro romano venerdì scorso, il ministro del Mibac Ornaghi e il direttore dello spettacolo dal vivo Salvo Nastasi. «Le Fondazioni - dice il commissario - vivono del contributo degli enti pubblici e dei privati». Gli enti locali, spiega danno: la Regione 3.392.000, il Comune 4.025.000 (anzi, ieri l'assessore alla cultura Givone ha deliberato l'anticipo per il 2013 di 3.000.000 per permettere al Maggio di sopravvivere e pagare gli stipendi di febbraio il 15 marzo, la Provincia 1.100.000. «Ai privati - conclude il commissario - lancio l'appello a essere più generosi».
FIRENZE - Il Maggio verso 9 milioni di buco tagli al cartellone, stop all'integrativo
Il commissario Alberto Bianchi ha dichiarato che il Maggio, la Fondazione teatrale, è in grave difficoltà finanziaria e che il 30 aprile è la scadenza per la liquidazione. Il debito consolidato è di 35 milioni, il conto economico è in disordine e il Maggio potrebbe essere la prima Fondazione lirica a chiudere in Italia. Bianchi ha spiegato che il problema è la riduzione del budget e la mancanza di sponsor, e che la soluzione è rivedere la programmazione 2013 e ridimensionare l'integrativo dei lavoratori. Ha anche dichiarato che non può decidere unilateralmente di non pagare gli stipendi, ma spera che i sindacati collaborino e vengano in trattativa.
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