«Di fronte a certe pratiche siamo disarmati, non abbiamo alcun potere di intervento». Patrizia Gabellini, docente di urbanistica al Politecnico di Milano, oggi assessore comunale all'Urbanistica, è stata consulente generale del Rue, approvato quando sindaco era Sergio Cofferati (e Virginio Merola era assessore all'urbanistica). Vorrebbe che il Comune, d'intesa con la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, si dotasse di un Piano del colore come hanno altre città. «Eravamo pronti a lavorare insieme dice , poi c'è stato il terremoto che ha bloccato tutto». Assessore, il rosso Bologna è stato contagiato dal bianco, perfino dal celeste. Non stiamo andando troppo in là? «La nostra possibilità di controllo dipende dal tipo di pratica. Alcune pratiche, come quella di piazza VIII Agosto, può essere controllata in fase di esecuzione e anche sanzionata, perché passa attraverso gli uffici. Altre pratiche invece sono automatiche». Cioè si può fare qualunque cosa? «In Comune arrivano semplici dichiarazioni di esecuzione lavori, ad esempio nel caso delle manutenzioni. Le tinteggiature rientrano in questo caso. Non possiamo fare che verifiche a campione». È il caso della casa azzurra? «Abbiamo verificato che quello è uno dei casi che non passa al vaglio dell'Amministrazione comunale». Quindi per le manutenzioni il Comune non ha potere d'intervento? «Esattamente. È una crepa dell'attuale normativa nazionale. Se si tratta di una opera edilizia il progetto deve passare per il Comune e il progettista ha un catalogo colori a cui fare riferimento, con la possibilità da parte nostra di verificare la rispondenza del colore. E nel caso possiamo sanzionare, come è avvenuto in piazza VIII agosto, e chiedere il ripristino del colore convenuto in fase progettuale». Non se ne esce? «Con la Direzione generale ai beni culturali e paesaggistici vogliamo studiare uno strumento, la cui efficacia però è tutta da verificare. Mi riferisco ad appositi Piani del colore di cui alcuni Comuni si sono dotati, anche se sono piccoli centri. Bisogna verificare la fattibilità in città grandi come Bologna. C'era l'idea di fare un convegno come punto di partenza, che però è saltato per il terremoto. Vogliamo capire come regolare la materia, alla luce degli strumenti normativi ordinari che hanno liberalizzato tanto che una parte minima di interventi passa dai nostri uffici». Non ne farete più niente? «Prossimamente ci rivedremo per capire come riprendere quel discorso. devo dire però che il problema non è così clamoroso, le urgenze sono altre».