Gli urbanisti: «Spia di una forte disattenzione» Dal celeste balneare al rosa shocking, passando per il bianco (anche in collina). United colors of Bologna, si potrebbe dire. Anche se non sono tantissimi, i casi dei palazzi nel centro storico che hanno deragliato dalla tabella delle sfumature suggerite da Palazzo d'Accursio gridano vendetta. Il tema è ricorrente, sia nella querelle politica a Palazzo d'Accursio che nei dialoghi con urbanisti e architetti. E se l'avanguardia salva quantomeno il bianco sporco, che in un lontano passato veniva usato, la generazione degli architetti che hanno amministrato in città, e in regione, si ribellano. «Quei casi sono la spia di una disattenzione molto forte verso la città storica che risale all'idea di fare un Civis totalmente inadatto alla mobilità di Bologna», tuona Pier Luigi Cervellati, architetto di fama, a lungo assessore negli anni 60-70 e artefice del progetto di recupero del centro storico. «Sono pugni nell'occhio, purtroppo né il Comune né la Regione sono più all'avanguardia anche nei temi dell'ambiente e dell'urbanistica», attacca Felicia Bottino, architetto, già assessore in Regione ai tempi di Pier Luigi Bersani presidente. Il catalogo dei colori per Bologna esiste, fa parte delle Disposizioni tecnico organizzative del Rue, il Regolamento urbanistico edilizio approvato nel 2009. È una tavolozza di tinte tra l'ocra e il rosso mattone, e possibili varianti, realizzata sia in formato «trasportabile» che «fisso». Peccato che abbia solo «valore orientativo per la scelta dei cromatismi», come specifica il Rue. Certamente non l'hanno preso neppure con valore orientativo i proprietari del piccolo edificio in vicolo Cattani, una laterale di via Marsala: quel celeste del muro con l'incorniciatura bianca delle finestre sa tanto di località balneare piuttosto che della turrita Bologna. Del fucsia del palazzo di piazza VIII Agosto si è già detto molto: è stato al centro anche di un dibattito in consiglio comunale, e messo all'indice, con altri, dalla consigliera della Lega Nord Mirka Cocconcelli. Realizzato dal gruppo alberghiero Zanhotel, è stato di recente anche multato dal Comune. Leggermente più tenue, ma sempre rosa shocking è la chiesa di San Giuseppe a porta Castiglione con il vicino istituto Cavazza. In via del Rondone, a due passi dal cinema Lumière, svetta la palazzina azzurra, mentre in via Riva Reno ecco il già contestato cubo bianco di Emil Banca. «Il Rue ha spazzato via la normativa che tutelava il centro storico racconta Cervellati , e anche i criteri per il restauro che Bologna aveva introdotto tra i primi in Europa. Tutto questo deriva dalla volontà politica di omologare la città storica al resto della città». «Un tempo c'era l'ufficio colore all'interno dell'ufficio centro storico ricorda Bottino , e c'erano due tecnici, solo due ma preparati, che davano i pareri vincolanti sui colori». A Bottino, quando era assessore in Regione, si deve anche il piano paesistico regionale. Ed è anche alla collina che guarda con occhio critico. «Di recente hanno fatto uno scempio spiega , nel ristrutturare una ex casa colonica in via dell'Osservanza è stato realizzato un edificio bianco, con più appartamenti, che è un vero pugno nell'occhio. Non c'è più tutela neppure per la collina». Nei mesi passati anche la soprintendente per i beni architettonici Paola Grifoni si era pronunciata in modo molto critico sulle variazioni stonate ai colori bolognesi. E aveva richiamato il Comune a fare la sua parte per impedire che ceri scempi potessero essere possibili. «Se sono possibili certe brutture disse è perché il Comune non ha un regolamento ad hoc, dovrebbe rimediare al più presto. In alcune città esistono addirittura dei piani del colore che prevedono sanzioni immediate, mi meraviglia che qui manchi uno strumento del genere». In realtà, uno strumento il Comune ce l'ha, ed è il Rue, con il Catalogo dei colori. È tuttavia uno strumento con molti limiti.