Il capoluogo rifà il piano: puntiamo sulle reti TRENTO Il Comune di Trento ridisegna le proprie prospettive culturali: il documento di revisione del piano culturale cittadino è pronto e approderà in aula dopo la discussione sul bilancio. Al centro della riflessione, nata dal percorso partecipato «Password», c'è la necessità di superare il «centralismo» provinciale e di guardare a un dialogo più stretto con Rovereto, le valli, Bolzano e l'Europa. «Alla città va riconosciuta autonoma capacità di sviluppo progettuale» scrive l'assessore Lucia Maestri. TRENTO Superare il «centralismo» della Provincia e scommettere piuttosto su una rete di relazioni che abbia Rovereto come riferimento privilegiato, ma che guardi anche alle valli, a Bolzano e, da lì, all'Europa. In anni di crisi, con risorse in continuo calo e bilanci sempre più difficili da chiudere, il Comune di Trento riorganizza le prospettive a livello culturale. Puntando verso le nuove sfide (prima fra tutti, l'apertura del Muse) e indicando le priorità fino al 2020. «Siamo chiamati ad abbandonare le strade conosciute e a praticare insieme nuovi modi di fare, essere, progettare e vivere la cultura» scrive l'assessore cittadino Lucia Maestri nella prefazione del documento di revisione del piano di politica culturale «Trento cultura 2012-2020», che dovrebbe approdare in aula subito dopo il via libera alla manovra finanziaria (quindi a inizio aprile). Una revisione, quella proposta dall'amministrazione, partita dal basso: gli spunti alla base del documento arrivano infatti dal percorso «Password», dodici incontri su temi specifici organizzati nel corso della primavera 2012 e che hanno visto la partecipazione di circa mille persone. «Il piano trae linfa da quei dialoghi» assicura Maestri. Che indica la direzione futura del capoluogo, «una città dice l'assessore che guarda oltre le sue mura, che stabilisce relazioni territoriali forti (sull'asta dell'Adige in primo luogo, ma anche con Bolzano, il mondo tedesco e l'Europa), che esercita una funzione di autorevole interlocuzione e sinergia con la Provincia, sollecitando questa a sviluppare la sua capacità programmatoria ma riconoscendo, contemporaneamente, a Trento (ai Comuni e alle Comunità di valle) autonoma capacità di sviluppo progettuale». E proprio questo è il filo conduttore del documento. Che dopo un minuzioso resoconto dei dodici incontri di «Password» parte proprio dal rapporto (anzi, della «dualità») tra Comune e Piazza Dante. «La "presenza" della Provincia nell'ambito comunale di Trento si legge nel piano acuisce la dualità tra enti pubblici culturali, anche esasperandola rispetto al resto del Trentino». Un «centralismo», prosegue il documento, che spesso riduce la percezione dell'intervento pubblico nella cultura a una sola dimensione: quella dei finanziamenti. «Questa monodimensione va rivista» è l'invito contenuto nel piano, che giudica «paradossale» il centralismo e spinge a costruire reti: «La rete non è centralista, è un sistema orizzontale di relazione, forma felice di quella creatività che attivando lo scambio alla pari rende tutti i soggetti in gioco più ricchi di prima e non a somma zero». E ancora: «Il quadro pluridimensionale (non solo Provincia) degli attori pubblici della cultura può far crescere i territori del Trentino e renderli protagonisti attivi». In questo quadro, all'interno di macro-indirizzi provinciali, il Comune immagina la nascita di iniziative autonome da parte dei municipi, con una conseguente rivisitazione della divisione delle risorse pubbliche «proporzionata alla scansione virtuosa». Strategico, nel nuovo sistema, è il ruolo di «Trento capitale culturale, interlocutrice naturale di altre città, d'Europa e non solo», «possibile stazione urbana di arrivi e partenze daper l'Europa». Con un rapporto privilegiato, già avviato, con la vicina Rovereto, «l'altra capitale culturale del Trentino», e spazi di dialogo con le valli, con Bolzano e con il mondo tedesco. Un'evoluzione che passerà anche attraverso le nuove sfide: dall'apertura del Muse, con accanto il Palazzo delle Albere (dove il piano ipotizza «un polo del contemporaneo tra arte e scienza»), al turismo culturale legato ai grandi eventi. Senza dimenticare la rete pubblicoprivato, che andrà ripensata «e forse complicata, rompendo una tradizionale dualità in sistemi ternari». Ma questo percorso dovrà necessariamente fare i conti con risorse sempre più «strette». «La crisi ha messo alle corde un modello di cultura pubblica, quasi del tutto inserita in logiche e dinamiche tipicamente welfare» recita il documento. Che insiste su un imperativo chiave: «L'urgenza, ormai ineludibile, è quella di scegliere: indirizzi, strategie, partner, contenuti, progetti soggetti. Ad esempio, i tagli di contributi devono essere selezioni mirate e qualitativamente sensate e non redistribuzioni di sofferenze». I tagli, quindi, «diventeranno selezioni, scelte responsabili e indirizzi precisi».